Luisa Montalto non è un’illustratrice comune. Le sue creazioni sembrano travalicare i confini della pagina per assumere le forme inconsuete di ragazze e ragazzi dai contorni stilizzati eppure morbidi. Alcune delle produzioni richiamano l’atmosfera cinese, non solo per le tonalità usate ma anche per la scelta dei soggetti. Fusione di stili, culture, fantasia e modernità. Questa potrebbe essere la definizione più conforme ad un’artista che ha fatto dell’originalità il suo carattere peculiare, in grado di farla spiccare nel panorama artistico nazionale ed internazionale. Straordinariamente eclettica, fissa sulla pagina, con pochi ed essenziali tratti, giovani d’oggi “catturati” in gesti quotidiani o in un atteggiamento che riporta ad un pensiero. Ad un significato. Ad un perché da percepire in mezzo a colori vivaci, sfumati, scuri a seconda dell’esigenza del momento. Di lei racconta: “Il mio spiccato sentimentalismo, oltre a farmi amare i più stucchevoli film d'amore, mi ha portata a vivere in città come Roma, Parigi o Venezia, delle quali sognavo di poterne respirare la romantica atmosfera.Una serie di scelte apparentemente confuse ed ingarbugliate mi hanno spinta prima ad appassionarmi alla danza e successivamente a laurearmi in lettere, con una tesi su Naomi Kawase, regista giapponese, che mi piace immaginare molto vicina alla mia maniera di esprimermi. Questo tortuoso percorso non mi ha dato le risposte che cercavo, mi ha invece lasciata libera di continuare a confondermi con nuovi ed entusiasmanti tentativi. Così eccomi ad inseguire, con il solito entusiasmo, prima la realizzazione di Kerosene (rivista di cultura indipendente) e poi del Kerosene festival. Nel 2003 con altri tre amici nasce l'Ostile (magazine di controcultura), disegno il mio diario personale (tyo tyo) e decido finalmente di diventare astronauta illustratrice. Sogno nel cassetto: disegnare una copertina per il New Yorker. Sogno nel cassetto del cassetto: avere uno studio all'ultimo piano al centro di Parigi “.
Le illustrazioni sono di Luisa Montalto. Tutti i diritti sono riservati. Le informazioni biografiche di Luisa sono state tratte dal suo sito: www.luisamontalto.net.
GoodMorning: Chi è Luisa Montalto?Luisa Montalto: Una trentenne prepotente aggressiva che vuole sempre avere ragione.GM: Come inizi la tua attività d’illustratrice? LM: In seguito ad una lunghissima serie di tentativi falliti in ogni altro campo possibile (cameriera, commessa, babysitter, callcenter, custode), un’agenzia newyorkese ha risposto ad una mia e-mail promozionale, quell’estate (agosto 2005) ne ho spedite centinaia.GM: Hai seguito delle scuole specifiche oppure sei un’autodidatta?LM: Sono un’autodidatta, più precisamente una copiona.GM: Hai avuto o hai tutt’ora modelli di riferimento?LM: Sicuramente una serie di illustratori ed illustratrici giapponesi contemporanee (Aya Takano), ma anche alcuni americani che però lavorano soprattutto nel fumetto underground (Adrian Tomine). GM: Cosa ti ha dato a livello artistico vivere a Parigi? Cosa c’è della capitale francese nelle tue opere e quali diversità hai riscontrato, in tutti i sensi, rispetto all’Italia?LM: Parigi ha rappresentato solo la sconfitta di un ingenuo sogno romantico, in quei mesi infatti, facevo soprattutto la babysitter. Credo però che lo scontrarmi con un attenzione all’illustrazione così grande e professionalmente più evoluta, mi abbia aperto gli occhi sulla mia inadeguatezza ed impreparazione dell’epoca, dopo quell’esperienza ho sicuramente lavorato di più e meglio sullo stile dei miei disegni.GM: Cosa ami rappresentare nelle tue illustrazioni?LM: Generalmente rappresento me stessa o le situazioni che mi sono familiari ogni volta che posso, ma per diventare una professionista ho dovuto imparare a rappresentare ogni cosa.GM: Che tecnica usi per colorarle? LM: La maggior parte delle volte coloro con tecniche digitali, però col tempo sto cercando di imparare e migliorare anche l’acquarello ed i gessetti.GM: In cosa consiste il paintings?LM: La parte pittorica del mio lavoro è la mia libertà più assoluta, la parte più onesta di me, la rappresentazione della mia passione più vera. GM: Se ti dovessi associare a qualche stile o movimento artistico, a quale ti accosteresti?LM: Sicuramente al new-pop.GM: A volte sembra di riscontrare nei soggetti e negli sfondi quasi un’atmosfera orientale, quel gusto fine e tipico delle pitture cinesi o giapponesi. Sentire soggettivo, casualità o bagaglio personale? Che rapporto hai con l’arte extraeuropea?LM: L‘oriente è una passione istintiva e casuale, non ci sono mai stata, forse non lo farò nemmeno mai, però mi piace sentire che c’è nonostante questa lontananza una sensibilità comune.GM: Tecnologia: come vivi e come associ strumenti antichi, quali colori e pennelli, e mezzi moderni, offerti dal mondo informatico?LM: Sono innamorata della tecnologia, per me è come se si trattasse di strumenti magici, il mio approccio è sicuramente incantato e curioso, sono molto meno abile con gli strumenti “antichi”.GM: Parlaci di Tyo Tyo.LM: Tyotyo è un progetto che ho iniziato tantissimi anni fa, all’inizio di tutto, mentre lavoravo alla rivista Kerosene con Dario, si tratta infatti di una piccola autoproduzione che racconta in modo semplice e diretto brevi episodi della ma vita pratica ed emotiva.GM: Fumetto o illustrazione? Quale tra queste forme artistiche preferisci e perché?LM: Non sono una brava fumettista, anche se mi piacerebbe, diciamo che per alcune produzioni ho realizzato dei fumetti, ma credo di essere più professionale quando realizzo delle illustrazioni, il fumetto è più spinto dal bisogno di raccontarmi.GM: La tua ispirazione da dove nasce? Cosa ti dà l’input creativo?LM: Quello che vedo sulle riviste, in tv, al cinema alle mostre etc…GM: Descrivici la tua stanza “del disegno”, quella dove lavori alle tue opere.LM: In questo momento divido la casa con una mia amica ed uso anzi abuso dei nostri spazi comuni riempiendo tavolo e pavimento di ogni cosa mi serva. Ho appena comprato una casa ed uno studio a Roma e quindi spero che a breve sarò in grado di descrivere ambienti più adeguati.GM: Ti è mai capitata un’esperienza particolare nel corso della tua carriera? Un aneddoto che magari puoi raccontarci!LM: Per un anno (prima di prendere lezioni private) ho balbettato al telefono in una lingua che credevo falsamente essere inglese con la mia agenzia di New York (Arts Counseil), è incredibile che ancora lavori con loro ^_^!GM: Attualmente a cosa stai lavorando?LM: Sto illustrando due libri per la Newton&Compton, un manuale per adolescenti per la Lapis, un libro per la Kuntz ed altri progetti dei quali non posso ancora parlare. GM: Impegni futuri?LM: Mi piacerebbe continuare a fare il mio lavoro, migliorando sempre più, cercando forse di approfondire e realizzare una carriera anche al di fuori dell’illustrazione.GM: Il tuo sogno più grande? LM: Quello che sto realizzando con la mia vita, riuscire ad essere esattamente quello che sono.
Le illustrazioni sono di Luisa Montalto. Tutti i diritti sono riservati.
Il nostro viaggio nel mondo della moda e delle tendenze più innovative ed originali, prosegue con la conoscenza della fashion designer Silvia Viganò. Di lei racconta:
“È da quando ero veramente piccola che adoro vestiti, borse e accessori e l’armadio di mia mamma era un grande fantastico gioco. Quando sparivo ero lì che facevo finta di vendere i vestiti creando già abbinamenti eccentrici.Crescendo e studiando ho sviluppato un forte interesse per la moda, ma anche per l’arte e il costume. Mi diverte mixare questi tre elementi con tanta creatività. Impazzisco per il vintage perché mi piacciono gli oggetti vissuti che hanno una storia da raccontare. Non trovo divertente la banalità e le uniformi, per questo continuo a giocare creando solo pezzi unici, vivacissimi, dallo spirito un po’ infantile, simpatici e originali.Il mio lavoro lo illustro in modo fumettistico, inventando personaggi simili a cartoons e riempendoli di colori forti, shocking e brillanti, glitterati, combinati insieme con tanta allegria e facilità. La moda è un gioco, deve essere easy, ma affascinante ed io cerco di farlo esprimendo il mondo fantastico che ho solo nella mia testa“.
La breve presentazione di Silvia Viganò è stata tratta dal suo sito: http://www.silviavigano.it/. Le foto sono state fornite da Silvia Viganò e sono di sua escluiva proprietà.
GoodMorning: Qual è stata la tua formazione artistica? Hai seguito delle scuole o dei corsi per diventare fashion designer?Silvia Viganò: Sin dai tempi delle scuole medie sono sempre stata interessata al mondo dell’ arte, così ho proseguito i miei studi frequentando il liceo artistico.Al termine dei cinque anni, ho avuto una piccola crisi d’identità e mi sono iscritta alla facoltà di giurisprudenza ma dopo pochi mesi mi sono resa conto che non era la mia strada. Così mi sono prima diplomata all’Istituto Carlo Secoli di Milano come modellista e poi all‘Istituto Marangoni come fashion designer. GM: Cosa significa fashion designer? SV: Per me essere fashion designer significa essere in grado di mostrare la propria personalità con dei semplici dettagli. È la messa in pratica di un’ idea.GM: Hai trovato difficoltà ad affermarti nel mondo della moda?SV: È un mondo davvero difficile e purtroppo in questi ultimi anni la situazione è peggiorata, ma secondo me un creativo deve cercare e capire qual è la sua strada. Per esempio io dopo la Marangoni ho fatto diversi stage presso aziende e studi stilistici ma non mi sentivo libera di poter creare quello che volevo per questo mi sono messa in proprio e ho cercato di fare pochi pezzi ma unici, per poi proporli ai negozi. Non è stato per niente facile. Alla fine mi sono creata un giro di pochi punti vendita ma che rimangono fedeli al mio stile e devo dire di ritenermi abbastanza soddisfatta per il momento. GM: Dalla tua presentazione sul sito dici che illustri il tuo lavoro in modo fumettistico. Puoi spiegarci meglio che cosa intendi?SV: Interpreto tutto a livello fumettistico perché credo sia un modo più divertente per rappresentare la realtà e questo lo si vede soprattutto dalle mie decorazioni o ancor più nei miei quadri.GM: Come si svolge di preciso la tua attività? Quali sono le fasi creative?SV: Io creo il tutto con la massima libertà visto che non seguo il fashion – system e faccio tutto da sola, così quando ho un ‘idea mi metto a disegnare. Poi faccio varie prove con i tessuti, i ricami ecc. che sono proprio i punti di forza del mio lavoro e in questo modo arrivo al campione finale che poi propongo ai possibili acquirenti. GM: Da dove trai ispirazione per le tue creazioni?SV: L ‘ispirazione la trovo ovunque. Dai giornali, dal quotidiano, dal passato. Mi piace sfogliare le pagine dei vecchi libri soprattutto quelli che riguardano i grandi nomi del passato come Chanel, Paul Poiret, Balenciaga. GM: A chi sono rivolti i tuoi prodotti? C’è un target specifico per il quale li ritieni più adatti oppure vanno bene per tutte le età?SV: Sicuramente i miei capi sono rivolti a gente giovane che però si vuole diversificare dalla massa, ma anche ad un target di età più alta e che capisce ed apprezza l’unicità del prodotto in quanto elaborato totalmente a mano. GM: Ci sono dei colori che tendi ad usare maggiormente?SV: Amo in genere tutti i colori, a parte l’arancione e tendo ad utilizzarli tutti magari azzardando abbinamenti audaci. Ma le mie tinte preferite sono il rosa big bubble, il fucsia, il turchese, il verde smeraldo ed il giallo limone. GM: Quali saranno le tendenze modaiole per la prossima estate?SV: Sapete io non seguo molto le tendenze moda nella mia linea perché cerco di creare capi senza tempo, ma noto un certo ritorno all’eleganza perduta e ai tagli sartoriali e mi auguro che questo trend non svanisca nel nulla! GM: C’è qualcosa che non ti piace della moda odierna, a livello di stile?SV: Non mi piace la banalità.GM: Un tuo sogno nel cassetto. Raccontacelo! SV: Dunque voi non sapete che ultimamente sto trascurando un po’ la moda a favore della pittura. Si è appena conclusa la mia prima personale a Milano intitolata “ GLAM IN PINK “, e a gennaio esporrò anche presso la “fusion art gallery “ di Miami. Con questo non ho nessuna intenzione di abbandonare il fashion ma mi piacerebbe un giorno avere un atelier dove riuscire a svolgere entrambe le mie passioni. L‘atmosfera sarebbe un po’ hippie – bohemien. La vedrei come una rivisitazione in rosa della “ FACTORY “ di Andy Warhol.