Alkimia, gruppo rock latinense, è un’altra tessera del grandissimo mosaico dell’area pontina. Il gruppo, la cui nascita risale al 2004 dall’incontro tra Alberto Fusco e Natalino Restaini, si costituisce come tale nel 2006: al duetto, infatti, si uniscono Alessandro Mangoni (chitarrista), Davide Ramati (basso elettrico) e Loris Masella (batterista). Gli Alkimia cominciano subito il loro percorso artistico esibendosi in vari locali a Latina e Frosinone e nel novembre del 2006 vengono selezionati per partecipare alla XIX edizione di Rock Targato Italia, concorso nazionale per gruppi emergenti. Nel 2007 la band si arricchisce della collaborazione del batterista Stefano De Rita, che si integra come “batterista di studio”. Grazie al suo fondamentale contributo viene realizzato l’EP in programma da tempo. La registrazione e la presentazione di questo EP “Il negozio di emozioni” avvengono entrambi nel 2007. In questo stesso anno, si assiste all’entrata di Andrea Bersanetti alla batteria, che viene a sostituire ufficialmente Loris Masella, e alla partecipazione alle selezioni del Music Village di Simeri (CZ). Il tour estivo inizia con questa nuova formazione e con la presentazione dell’EP.Il successo, sottolineato dalla stampa locale, arriva immediatamente con il traguardo delle 300 copie vendute. A giugno un altro concorso che li vede finalisti nella “Nuova Musica italiana”, tenuto a Roma e presieduto da Mogol. Questo mese è ricco di eventi: si esibiscono alla serata AIL a Latina, accedono alla finale del premio Poggio Bustone, città natale di Lucio Battisti, e arrivano quarti al Priverno Live festival, rassegna per gruppi emergenti. Alberto, inoltre, arriva finalista ad un'altra manifestazione dedicata sempre agli emergenti: il Festival del Garda con il pezzo singolo“Mondo disperso” tratto dall’EP. Agosto, invece, li vede secondi al Roccalling Rock Festival, altro concorso per band emergenti. La fine dell’estate porta dei cambiamenti all’interno della band: Alessandro Mangoni lascia il gruppo e al suo posto subentra Andrea Iacoangeli, che diventa chitarrista solista.Continuano le rassegne live e le varie apparizioni, tra i quali si ricorda nella veste di ospiti la trasmissione radio Gira La vita con Daniele Ronci su Radio antenne Erreci, e la prima serata di un concorso rock per gruppi emergenti a Latina tenuto ad un locale di Campoverde.Il loro rock melodico e vigoroso, carico di sentimenti, unito al talento, all’energia e alla simpatia dei membri, fanno degli Alkimia un gruppo interessante sotto vari aspetti e pieno di promesse per il futuro. Intanto non ci resta che seguirli con attenzione e partecipazione: certi della loro crescita e affermazione nel panorama musicale.
Sopra e sotto le foto della copertina del loro primo EP, Il negozio di emozioni.
GoodMorning: Come si è formato il gruppo degli Alkimia?Alberto: Il gruppo è nato da un’idea mia e di Natalino, un altro componente degli Alkimia. Un giorno ci siamo incontrati e, nel tentativo di sperimentare quelle che erano alcune nostre idee, ci siamo messi a “scrivere” le prime canzoni. La situazione simpatica era proprio il non essere vicini…nel senso che ci vedevamo saltuariamente e quando accadeva spesso io avevo i testi pronti e l’altro la musica. Così provavamo per vedere cosa accadeva: da qui è nato il concetto di “Alchimia”. Deriva dal fatto che, mentre generalmente la composizione è fatta da coloro che stanno insieme e hanno affinità particolari, a noi succedeva una sorta di magia: lui aveva una canzone, io un testo e le cose combaciavano come se le avessimo scritte nella stessa stanza quando non era così. Ognuno, in realtà, stava in posti diversi. Questa è la genesi. Man mano abbiamo creato un nostro piccolo repertorio e a fare i primi esperimenti di registrazione per cercare di vedere cosa potesse uscirne fuori. Abbiamo iniziato a far ascoltare le prime idee ad altre persone per raccogliere qualche parere e,poiché avevamo avuto degli incoraggiamenti che ci stimolavano ad andare avanti, ci siamo messi a cerare altri componenti del gruppo. Da lì sono nati gli Alkimia.G.M.: Quanti siete e chi siete?Alberto: siamo cinque. Io, la voce. Andrea, il chitarrista … batteria, basso e tastiera-chitarra, il jolly del gruppo!G.M.: Suonate perché …? Quali sono i vostri sogni, le vostre aspirazioni e motivazioniAlberto: Suoniamo perché vogliamo comunicare un pensiero. Non è tanto il successo e la voglia di arrivare quanto la voglia di far parlare le proprie idee, i propri pensieri, i propri sentimenti. Molto spesso le nostre canzoni parlano di sentimento ed è quello che vogliamo lasciare. A volte ci si concentra troppo su quelli che sono i beni concreti e di conseguenza sulla materialità del successo, mentre per quanto mi riguarda e per quanto riguarda i componenti del gruppo non è tanto quello, quanto la voglia di dire la propria. Suoniamo per questo … per dire la nostra. Da qui deriva anche la considerazione sulle cover. Le persone spesso si concentrano a sentire la cover, si lasciano “influenzare” , perché sono pezzi già sentiti e non si affacciano invece a quello che sono i pensieri di altre persone, i sentimenti, la voglia di esprimere un’idea, un concetto. Il nostro obiettivo, invece, è proprio quello di dire : «Ok! Noi siamo gli Alkimia, facciamo questo tipo di musica e queste sono le nostre idee!». se riusciamo a trovare condivisione in questo, la cosa diventa più piacevole.G.M.: Le tematiche affrontate solitamente?Alberto: Solitamente il tema principale è quello dell’amore comune a tutta la canzone italiana visto che noi traiamo origine dalla canzona italiana ed essa è questo. Comunque trattiamo anche temi particolari e l’amore non “canonico”, come ad esempio nella canzone Nulla è come sembra si affronta l’amore saffico. A questo si aggiunge la voglia di rapportarsi, la voglia di comunicare il proprio pensiero nei confronti della vita e del mondo. Allacciandomi a questo discorso cito Mondo disperso : attualmente è uno dei pezzi che ci rappresenta, alla quale io sono molto legato perché nel testo della canzone c’è un ringraziamento verso un amico che è scomparso in un indicente. Si tratta quindi di un brano a cui sono molto legato e ogni volta lo dico, anche a costo di diventare scontato. Sebbene non si è mai scontati nel ricordare una persona alla quale hai voluto bene. Andrea: Ad aprile c’è stato un “memorial” in cui abbiamo suonato il testo in acustico … quella canzone e qualche altra.G.M. : Arrivate al successo, ma ad un certo punto siete messi di fronte ad una scelta, nella quale il discografico chiede al cantante di diventare solista e di andare avanti. Le opzioni sono soltanto due: o restare insieme e rinunciare alla carriera o abbandonare il gruppo per il successo personale.Alberto: io penso che nel percorso artistico di ognuno di noi può capitare. Può accadere che non si intraprendi una vera e propria strada ma comunque si facciano delle esperienze da solista. Anche Freddie Mercury ha fatto degli album da solo, pur rimanendo legato ai Queen. Se poi la scelta è obbligata e fossi costretto a optare per una delle due soluzioni … nel momento in cui diventa un lavoro, naturalmente senza cattiveria, potrei tentare la carriera da solista con un occhio di riguardo per il passato. È chiaro che se nell’album dovessi far suonare una chitarra, farei suonare comunque quella di Andrea.Andrea: Anche se non c’entra molto con le domande, vorrei dire che la grande forza di questo gruppo sia proprio Alberto. In questa nuova formazione non abbiamo suonato dal vivo tantissime volte, sebbene le serate siano state un successo. Tuttavia già dalle prove, quando lo senti vicino cantare e sprigionare tutta quella energia, Alberto ti coinvolge talmente tanto che ne guadagni anche tu. Pertanto il primo fautore, secondo me, di questa alchimia è proprio la nostra voce!G.M.: A livello musicale avete punti di riferimento o icone a cui vi rifate?Alberto: Decisamente sì! Come ho detto prima traiamo spunto dalla musica italiana quindi Battisti e Vasco Rossi, Stadio … Le sonorità sono quelle tipiche della musica italiana. Personalmente sono un fan, di quelli storici, di Vasco Rossi. Avrò visto sui trenta concerti! Quest’anno sarà la prima volta che non ci vado!Andrea: Vasco è un po’ il punto d’incontro che ci trova tutti d’accordo. Io personalmente vengo dal rock anni ’70 e mi piacciono molto il sound dei Pink Floyd! Il mio artista preferito è David Gilmour e lo vedo come punto irraggiungibile, soprattutto per la sua capacità di tirare fuori da tre o quattro note qualcosa di pazzesco!Alberto: L’alchimia sta anche in questo! Ognuno di noi ha generi diversi e ascolta musica diversa. Tuttavia ci incontriamo in un genere unico che è il nostro, il nostro stile. G.M.: Come definireste il vostro genere?Alberto: è un rock italiano! Andrea: sì, un rock italiano, graffiante al punto giusto ma anche melodico!G.M.: Il processo creativo: come nascono le vostre canzoni?Andrea: i punti di partenza sono principalmente due: Alberto per quanto riguarda i testi e Natalino per la stesura di quello che poi è l’approccio al brano! Non esiste una successione precisa tra queste cose. Capita che a volte nascano contemporaneamente: arriva Alberto con un testo e Natalino con un arpeggio o una frase al pianoforte e da questo si parte per arrangiare il testo tutti insieme. La sezione ritmica ha un’importanza elevata in questo processo. Infatti spesso cambiamo le idee proprio in relazione a quello che fa la componente ritmica … si cercano gli arrangiamenti che funzionino …G.M.: La canzone che più vi rappresenta:Alberto: Mondo disperso … ma ce ne sono altre...Andrea: io sono indeciso su due canzoni, però attualmente penso che Io ci credo adesso sia quella che ripecchi maggiormente la strada che stiamo cercando di intraprendere. A livello personale, Così l’autunno non c’è , una canzone da sentire in macchina con il proprio partner!G.M.: Analizzando la vostra musica ci sono due punti forti e dei punti deboli? Qualcosa da migliorare o correggere? Andrea: C’è stato detto … dobbiamo lavorare molto ma stiamo sulla buona strada … comunque sia non è tantissimo che suoniamo insieme … io sono arrivato da ottobre … sono ancora pochi mesi … Penso che abbiamo tanto da migliorare però su u aspetto abbiamo fatto tanti progressi e riguarda la nostra identità! Tempo fa ci venne detto da persone quotate nel campo che non avevamo una nostra identità!G.M.: “Identità” in che senso? Come sound, canzoni o …?Alberto: il nostro modo di scrivere era parecchio difforme! Spaziavamo, ad esempio, dal rock-rock al melodico-melodico … per cui non c’era un punto di contatto!Andrea: invece direi che adesso, dalle ultime registrazioni è uscita fuori questa identità, questo sound e c’è stato riconosciuto dalla stessa persona che ci aveva mosso quella critica. A livello tecnico dobbiamo ancora migliorare, ma stiamo studiando… G.M.: come vivete le critiche?Alberto: Se sono costruttive le viviamo bene. Aiutano a crescere, come quella che c’è stata mossa e di cui abbiamo parlato! Le critiche fatte tanto per criticare non le tollero perché subentra molto probabilmente l’invidia. Chi critica tanto per criticare lo fa perché fondamentalmente o è invidioso di quello che hai fatto o stai facendo oppure perché, siccome non ce l’ha fatta lui, pensa non debba farcela neanche tu! Per cui ben vengano le critiche costrittive e meno le altre!Andrea: Ad ogni modo è importante reagire positivamente alla critica … Quando ci venne mosso il giudizio sopra esposto inizialmente ci siamo un po’ abbattuti … abbiamo avuto un momento difficile, ma dopo ci siamo chiusi dentro lo studio e ci siamo messi a lavorare!G.M.: Avete qualche segreto? Qualche curiosità o evento che accade prima o durante il live?Alberto: Natalino che rompe tutte le corde della chitarra … è un classico!G.M.: Qualche escamotage quando avvengono questi imprevisti durante il live?Andrea : quelle capitano sempre! (ride) … può succedere che si faccia un piccolo errore …Alberto: In un’occasione di un live si ruppe una corda della chitarra … penso che se quel giorno avesse potuto fustigarsi lo avrebbe fatto volentieri … ma queste sono cose che nel live succedono... G.M.: Avete un rito per prepararvi al concerto? Qualche gesto scaramantico?Alberto: Decisamente sì! Ci stringiamo in cerchio e io generalmente faccio un discorso … niente di eclatante! Si cerca di trovare l’ultimo contatto prima di salire sul palco, per cui si parla … si dice qualcosa e si crea l’atmosfera!Andrea: è una questione di contatto! In genere si arriva sul palco freddi … invece se si fanno questi riti prima, ci si “scalda” … se non fisicamente almeno mentalmente!G.M.: Riguardo la musica contemporanea, come vedete tutti questi nuovi gruppi, anche di giovanissimi, arrivati al successo? Ce n’è uno che effettivamente deve la fama al talento?Alberto: io conosco la storia dei Negramaro. È un gruppo che ha fatto dieci anni di gavetta! Sono stati fondamentalmente i maestri de “non mollare mai”, del rimanere attaccati a quelli che sono i propri obiettivi e io propri sogni. Quindi penso che meritino! Andrea: comunque sia sono gusti personali! Penso che se alla fine una persona arriva a tanto pubblico, magari qualcosa di buono ce l’ha … anche se non lo vediamo noi … Di sicuro il pubblico è influenzato da tutta una serie di fattori che sono cambiati molto col tempo. Magari una volta, una buona pubblicità, una costruzione di un’immagine … questo è importantissimo il produttore che hai alle spalle, poi.. diciamo che se ti vogliono far uscire, esci. Però penso anche che se sei veramente bravo prima o poi qualcosa succede, quindi noi confidiamo nella nostra bravura.G.M.: Pertanto, diciamo, in generale ,secondo voi oggi conta più il talento o più “altro”?Alberto: è una questione di tempi come ha detto Andrea, cioè, se hai talento e non hai conoscenze magari … e sottolineo “magari”… esci! Se hai conoscenze: esci. Punto. Se poi c’è un ritorno da parte della casa discografica, non lo so! Se hai talento e hai conoscenze non ti fermi al primo disco, continui ad andare avanti. Questo perché il mondo discografico è talmente malato, nel senso che ci sono pochi soldi ed è talmente “saturo”, che se riesci a fare un disco con una casa discografica e riesce a vendere..bene … probabilmente continua e gliene fanno fare un altro. Se non vende sei tagliato fuori. Il male è anche questo, che non ci sono le seconde opportunità. Invece queste prima c’erano. Cito un Vasco Rossi, perché lo vedo come esempio, che prima di uscire aveva fatto quattro o cinque se non erro, album. Oggi una situazione del genere non è sostenibile. In altre parole se riesci a fare un album e a vendere, ok. Fai il secondo, il terzo, e via…G.M. Quindi prima c’erano più possibilità?Andrea: diciamo che c’erano meno canali, più che più possibilità. Nel senso che, comunque sia, oggi noi siamo di fronte ad un mondo mediatico enorme … solo a guardare la televisione, si vedono quanti canali musicali ci sono? Ce ne sono parecchi, quindi questo … diciamo che in questo mondo viene racchiuso un po’ tutto e di conseguenza si livella un po’ la qualità. Invece prima c’era un canale e quindi deve passare veramente il meglio là…non è che si può livellare tutto in uno standard. Quindi penso che grosso modo sia questa il problema che abbiamo non solo ih musica ma in tutte le arti contemporanee. G.M.: Latina, da un punto di vista musicale, cosa offre? È difficile imporsi sulla scena?Andrea : ci sono due modi di interpretare questa domanda. Se pensiamo ai gruppi presenti a Latina e dintorni, io penso ce ne siano moltissimi validi sia a livello musicale sia espressivo. Credo sia buono il livello di Latina e dintorni. Per quanto riguarda le possibilità, credo il problema non riguardi solo Latina, ma anche Roma. Il mio maestro di chitarra, Marco Bignero che suona con Enrico Diva, dice sempre che se non stai a Milano non sei nessuno! Lì ci sono talmente tante opportunità che riesce ad uscire anche chi vale un po’ meno dei musicisti presenti qui. Ad esempio, nei provini per i batteristi, lui riconosceva subito quelli giunti dal sud Italia per la loro bravura. A Milano è più facile andare aventi se sei presente! Speriamo che si muova qualcosa anche qui! G.M.: vostri riferimenti?Alberto: il sito ufficiale è http://www.alkimiarock.it/ mentre la pagina Space è http://www.myspace.com/glialkimisti dove trovate oltre Viaggiando e Angelo sbagliato anche Così l’autunno non c’è, canzone facente parte di un lavoro che stiamo mettendo in pratica …
Membri del gruppo: Alberto Fusco (Alba): voce - Natalino Restaini (Nata) : tastiera-chitarra - Andrea Iancoangeli (Pigna): chitarra - Davide Ramati (Il conte): basso elettrico - Loris Masella ( Il Profeta) : batterista.
Nugae è una rivista letteraria trimestrale interamente in bianco e nero, in formato A4. Ogni numero viene presentato da un editoriale di Michele Nigro. All’interno della rivista è possibile trovare racconti, poesie, interviste, saggi e recensioni presentate in una rubrica, “Controedicola”, in quarta di copertina (e da varie anteprime all’interno della rivista). Un prodotto di nicchia per vocazione, diffuso soprattutto online anche grazie al blog curato dal direttore ( http://rivistanugae.blogspot.com ).
GoodMorning: “Nugae”, cosa significa questo nome, perchè l’hai scelto, c’è qualche riferimento letterario?Michele Nigro: Certo che c’è un riferimento letterario. Il termine nugae (si pronuncia nughe) in latino significa “sciocchezzuole”, “cose di poco conto” ed è in questo modo che alcuni grandi poeti, Catullo prima e Petrarca in seguito, definirono alcuni loro componimenti. Usarono tale termine non per sminuire le proprie opere ma per far capire al lettore che anche da scritti apparentemente leggeri e da rime frivole possono scaturire significati profondi e complessi. E chi legge la rivista “Nugae” lo sa benissimo! Anche se, devo dire, la “frivolezza” che ci caratterizzava all’inizio è ormai sfumata: la complessità e la ricchezza dei testi che attualmente giungono in redazione e che decidiamo di pubblicare non ci consente tali paragoni. Quindi posso dire che quello della nostra rivista è un titolo incoerente.GM: Quando è nata la rivista?MN: La rivista è nata ufficiosamente nel 2003 in seno a un gruppo di lettura eterogeneo, nel senso che ognuno di noi aveva ed ha esigenze letterarie differenti: per fortuna, aggiungo. Queste differenze hanno causato, in seguito, l’allontanamento spontaneo di alcuni membri della redazione originaria e l’avvicinamento di altri preziosi autori e redattori. Si tratta di naturali turnover che si verificano in ogni gruppo dinamico. All’inizio ci si vedeva a casa di amici per leggere opere immortali di autori “famosi” diluiti con “scritti autografi” ovvero con alcuni nostri tentativi narrativi e poetici gettati nella mischia per ricevere pareri e critiche. L’idea di metterli sulla carta stampata è venuta dopo: i primi numeri erano praticamente dei semplici fogli piegati e senza pretese, distribuiti in stile massonico.GM: Parliamo di distribuzione che per le riviste letterarie è sempre un tasto dolente da affrontare: vi affidate ad un distributore oppure vi autogestite? Cosa rappresenta internet per “Nugae”?MN: Hai perfettamente ragione: la distribuzione e l’editoria periodica in generale sono un terreno instabile. La storia c’insegna che in passato sono nate e morte numerose riviste nel giro di pochissimi numeri. Il fatto di aver resistito per 5 anni ci pone quasi automaticamente al di fuori di questa statistica negativa ma ciò non significa che la nostra vita editoriale sia oggi più facile. Una delle pecche più gravi della nostra rivista è proprio l’inesistente distribuzione attraverso i “grandi canali”: non ci siamo mai affidati ad un distributore ufficiale per vari motivi. Ma non è detto che non lo faremo. Ci muoviamo prevalentemente tramite spedizioni postali dirette ai nostri abbonati e ai simpatizzanti a cui mandiamo una copia omaggio per farci conoscere. In passato eravamo anche in alcune librerie ed edicole, ma abbiamo cambiato idea. Posso dire, senza temere errori, che “Nugae” è una rivista “di nicchia” (sia per contenuti che per scelte distributive) e ti dirò che la cosa non mi dispiace anche se ciò comporterà, forse, una minore probabilità di sopravvivenza. Non amiamo i colori sgargianti che attirano lettori e la quantità invadente che deriva dalla pressione capitalistica: preferiamo essere come “un’eterna eco moribonda destinata a vagare tra i pochi, prima di affidarsi definitivamente all’oblio”.Ti è piaciuta questa malinconica sfumatura quasi poetica inventata all’uopo dal sottoscritto?Internet? “Nugae” è una rivista trimestrale cartacea ma non disdegna la complicità della modernità comunicativa. La Rete può essere una grande risorsa, se usata saggiamente: molti collaboratori ci contattano proprio attraverso il blog della rivista http://rivistanugae.blogspot.com . Senza internet non avremmo mai avuto la possibilità di conoscere tanti autori degni di essere pubblicati. Ovviamente lo stesso filtro che usiamo per gli scritti che ci giungono tramite posta ordinaria, lo applichiamo anche per gli autori che navigano. La velocità e la facilità della comunicazione internautica, tuttavia, richiedono un’attenzione raddoppiata: non tutto ciò che arriva dalla Rete è oro!GM: Finora avete pubblicato due numeri tematici dedicati rispettivamente ai poeti della Beat Generation e a J.R.R.Tolkien; come mai questa scelta? Continuerete a proporre numeri tematici?MN: I numeri tematici rappresentano, secondo me, il vero sale di una rivista letteraria. Mentre con i numeri “standard” proponiamo ai lettori di “Nugae”gli scritti (classici o sperimentali) dei vari autori (esordienti e non) che fanno capolino in redazione, con i numeri tematici riapriamo “porte autorevoli” su scenari letterari e su Autori di comprovato successo: ammesso che la parola “successo” abbia un senso nell’ambito della vera e silenziosa ricerca letteraria. Praticamente e senza presunzione cerchiamo di occuparci di “storia” della letteratura: i generi letterari che hanno fatto storia e i loro protagonisti, questo c’interessa. Il numero sui Beat è nato da un reading di Lawrence Ferlinghetti e Jack Hirschman avvenuto a Salerno l’anno scorso; il recente numero su Tolkien è stato, invece, un sentito omaggio a uno dei padri del maltrattato genere fantasy, che molti pensano essere un genere letterario “per ragazzi”.Avrei intenzione, in qualità di direttore editoriale, di continuare a proporre e a lanciare non meno di due numeri tematici ogni anno (sui quattro numeri annuali previsti); ma cosa ci riserva il futuro, nessuno lo può dire. Posso anticipare, però, “la traccia” del prossimo numero a tema (il n.19 di fine anno): “H.P.Lovecraft e la letteratura dell’orrore”. Il bando è disponibile sul nostro blog.GM: “Nugae” ha un’impronta “molto classica”, design spartano, tutto in bianco e nero e anche l’impostazione degli articoli proposti ricordano le riviste del novecento, come mai questa scelta?MN: Dicendo questo ci fai un grande e sicuramente immeritato complimento. Potrei dire, tagliando la testa al toro, che il carattere spartano da te evidenziato è la conseguenza di un’esigenza puramente economica: meno fronzoli, meno spese. Ma sarei ingiusto verso me stesso e verso quella che gli esperti chiamano “linea editoriale”: in realtà continuerei ad adottare tali parametri, credo, anche se fossimo una rivista “capitalista”. La letteratura è parola, è testo: viviamo in un’epoca che celebra eccessivamente l’immagine e l’efficientismo iconografico in ogni settore. Chi ha voglia di leggere ed è alla ricerca di idee potrà farlo semplicemente puntando gli occhi sulla carta, qualunque essa sia: le immagini presenti in “Nugae” sono un “di più” che potrebbe tranquillamente scomparire senza alcun rimpianto. Le idee, gli stili, lo sperimentalismo, il messaggio: queste sono le cose che contano.GM: Allegato alla rivista c’è un inserto libero intitolato “ ‘A Chélleta ”: che cos’è? Ce lo presenti?MN: Si tratta di una spassosissima e al tempo stesso colta gazzetta italo-napoletana ideata, curata e realizzata dallo scrittore napoletano Mario Visone che ricorda molto l’idea del mitico Vernacoliere toscano e che abbiamo l’onore di ospitare. L’antica lingua napoletana (guai a chiamarlo semplicemente dialetto) è ormai in via d’estinzione a causa di una certa omologazione editorial-televisiva: basta leggere alcune pagine de “‘A Chèlleta” per capirlo. Quasi nessuno più usa certi termini e certe espressioni meravigliose e colorite perché cambiano le persone, cambiano i linguaggi socio-economici, cambia la cultura di un luogo e la “diluizione” delle lingue locali è un fenomeno irreversibile: il progresso e l’evoluzione sociale non possono essere bloccati, è chiaro, ma perdere definitivamente le fonti etimologiche di questa lingua equivarrebbe a una catastrofe linguistica, culturale e storica. Questo tipo di pubblicazioni cercano appunto di tamponare tale estinzione. Sono un faro nella notte dell’omologazione.GM: Tempo fa mi accennavi a un progetto legato a “Nugae”, ce ne vuoi parlare? Inoltre, quali progetti hai per il futuro?MN: Come scrisse Lorenzo il Magnifico: “…di doman non c’è certezza!” Di progetti in fase embrionale ce ne sono e ce ne saranno sempre: alcuni raggiungono l’epoca del parto in breve tempo, altri hanno gestazioni più lunghe e travagliate. Altri ancora si risolvono in aborti spontanei. Il “progetto” sarebbe quello di creare una serie di collane editoriali legate alle varie scritture incontrate durante questi 5 anni di pubblicazione periodica e legate quindi alla realtà letteraria della rivista che è anche l’organo ufficiale dell’Associazione culturale “Nugae” di Battipaglia (Sa).GM: In copertina compare la scritta “Edizioni Nugae”, pubblicate solo la rivista? Mai pensato di affiancare una casa editrice che pubblica libri?MN: Continuando la risposta alla domanda precedente: la dicitura “Edizioni Nugae” è dovuta a un’esigenza burocratica dettata dalla registrazione della testata e al fatto che in qualità di associazione culturale avevamo in mente di diventare anche impresa editrice per andare, appunto, oltre la pubblicazione della rivista. Certo che abbiamo pensato di pubblicare anche libri! Ma come tu ben sai (sei uno degli ideatori della campagna contro l’editoria a pagamento) è fin troppo facile mettere su un’impresa editoriale chiedendo soldi agli autori. Lo fanno molti, troppi!L’unica soluzione sarebbe l’unione di varie microrealtà editoriali capaci di gestire il rischio presente in un’avventura come questa della “casa editrice”. Per il momento preferisco avanzare con i miei piccoli strumenti economici senza essere costretto a chiedere a uno scrittore esordiente (è capitato a me in qualità di autore, anche se ovviamente ho rifiutato) di sborsare ben 7.000 euro per stampare il proprio libro. Senza la sicurezza di ricevere un vero editing e di una reale, accurata distribuzione/promozione. A questo punto è lecito chiedersi se iniziative come quella proposta sul sito “ilmiolibro.it” del Gruppo Editoriale L’Espresso non siano più oneste e trasparenti!GM: Nugae è una rivista letteraria indipendente: è da escludere l’apparentamento con un editore diverso da “Edizioni Nugae”?MN: Nel difficile mondo dell’editoria nulla può essere escluso: sarebbe poco intelligente farlo. Ripeto: non ho nessun problema d’immagine nell’ammettere che la dicitura “Edizioni Nugae” è solo una dicitura “da statuto” e che svolge una funzione burocratica in sede amministrativa (tribunale, ecc.) e di copertina. Il carattere indipendente è da riferirsi al versante contenutistico, letterario, culturale, oserei dire ideologico. E quello non si tocca!Anzi, cavalcando l’onda della tua domanda ne approfitto per aggiungere che la rivista “Nugae” è una realtà esistente da 5 anni, che non sono molti se rapportati con la storia di altre gloriose riviste ma nemmeno pochi se paragonati alla vita effimera di altre pubblicazioni, come ricordavo all’inizio dell’intervista. Voglio dire, insomma, che un Editore eventualmente interessato ad un apparentamento troverebbe, oltre al “prodotto rivista” già presente, un pacchetto abbonati, una lista di contatti ben nutrita e disseminata su tutto il territorio nazionale e non solo, una piccola storia con esperienze editoriali proprie da non sottovalutare, una serie di idee tematiche già lanciate. Dal canto suo la rivista “Nugae” riceverebbe dal connubio nuova energia e nuova linfa vitale con cui potenziare il già esistente. Se il “mutualismo” esiste anche in editoria, allora sono il curatore di rivista che fa per voi!
Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo...