Si ringraziano per la preziosa collaborazione:
- Francesca (traduttrice)
- Bruno Del Frate (webmaster)
- Francesco Giubilei (redattore)
- Antonietta (redattrice blog)
- Caterina Armentano
(redattrice blog)
Spazio Aperto
Novità in libreria: Roma antica a fumetti
Scritto da Elys&Sylvie
martedì 29 settembre 2009
Salve, sono Roma, mi chiamano la “città eterna”. Eterna... si, diciamo che esisto da un bel po’ di secoli, anzi da qualche millennio. Ho visto tante persone camminare per le mie strade e quante guerre mi hanno attraversata! Sono sopravvissuta a re, imperatori, papi, dittatori e presidenti, sono stata la culla della civiltà, l’ombelico del mondo antico... lo testimoniano queste rovine, un tempo meravigliosi edifici e che se guardate bene, conservano ancora un po’ del loro fascino antico. Certo… dovreste avere un bel po’ di fantasia per immaginarvi come apparissero nel passato…
Com’era la vita nella Roma imperiale? Come si divertivano i Romani d'allora? Chi erano i gladiatori che lottavano nel Colosseo? Le risposte a queste e a molte altre domande sono affidate all’entusiasmo del gatto Cicerone, che guiderà i lettori in un viaggio dal presente al passato alla scoperta dello spirito dell’Antica Roma, rivolgendosi all’universo dei più giovani.
88 pagine illustrate, 12 tavole con ricostruzioni dei monumenti antichi: “Roma Antica a fumetti” nasce dal desiderio di raccontare per immagini l’arte e la storia del periodo di massimo splendore di Roma, secondo una prospettiva singolare e curiosa, che unisce ai testi di alto livello scientifico e alla minuziosa ricostruzione storica la vivacità di un cartone animato.
L’arte del fumetto, ibrido fra realtà e disegno, si combina con la fotografia, e si integra con il metodo brevettato “Vision”: grazie alle ricostruzioni su acetato che integrano e completano i principali monumenti romani, l’Antica Roma si colora di una nuova vitalità, dando al lettore la sensazione di calarsi realmente in un’epoca ormai lontana, in un confronto immediato e diretto fra Passato e Presente.
Una Storia che trasmette emozioni in forma di parole e immagini, disponibile in tutte le librerie!
La morte ti lascia addosso una sensazione d’incompiuto. Ti ricopre di domande che spesso restano sospese. Il commissario Giulia Campi, arrivata da poco nella calda e assolata Sicilia, si ritrova ad affrontare un caso complesso: il brutale omicidio di Valentina. Una ragazzina di sedici anni in vacanza con la sua amica Silvia.
La morte di Valentina è stato il primo vero caso, dal mio arrivo in Sicilia. Questo già le varrebbe un posto di riguardo nei cassetti della memoria. Ma di certo non basta a spiegare perché ancora me la porto dentro, non in un ordinato schedario, ma conficcata come una scheggia sotto la pelle.Torna a bruciare ogni volta che passo davanti a quella spiaggia, a Punta Sant’Elena, ogni volta che intercetto lo sguardo provocatorio di una ragazzina verso qualche corteggiatore, ogni volta che i miei occhi strisciano lungo le assi sconnesse e mangiate dal sole di quel chiosco sulla sabbia, nel vuoto di quel bancone al quale il titolare non è più tornato, dopo quell’estate.Perché forse anche lui deve convivere con una spina che si è infilata da qualche parte e che ogni tanto si fa sentire. Forse anche a lui riesce difficile dimenticare.
Quella vita spezzata s’erge imponente oltre il caos, obbligando il silenzio del cuore. Lividi, morsi, sangue e sabbia mescolati insieme e occhi nocciola aperti, spalancati di fronte all’ingiustizia più grande. Chi le ha fatto questo? Il pressante interrogativo nasce immediatamente e ti porta a sentire con la medesima rabbia dei poliziotti, il bisogno di scovare il colpevole. Di capire come sia possibile compiere una simile violenza, accanendosi senza pietà su di un’innocente. È lo spettacolo del mondo moderno quello che vediamo tessere dalle parole. La turpe bestialità indossare il suo vestito più bello e ridere del buio in cui brancolano i protagonisti. Nessun indiziato. Alibi inattaccabili. Un caso destinato a non avere soluzione se non ci fosse la cieca determinazione di Giulia, una donna che s’è tuffata negli abissi del suo dolore, per risalire in superficie e ricomporre i pezzi di un’esistenza andata in frantumi a Milano. La sua città fino a quando non ha scelto di dirle addio. E poi c’è Alfano, ispettore abituato a parlare poco e ad agire nei meandri di una Sparàgi sempre assolata e chiusa nei suoi riti, figlia di una terra appesa a metà tra il passato e il presente. La tradizione e il progresso. La soluzione è un gioco d’apparenze, ricatti e menzogne. È celata dietro la follia dell’uomo. E anche quando arriva, dirompente e rabbiosa, ti lascia con l’amaro in bocca perché nessuna pena sarà mai sufficiente a cancellare quel dramma. Nessuna pena restituirà a una ragazza la sua adolescenza e il suo futuro.
La morte ti tocca sempre, anche se sei uno di quegli strani esseri umani pagati per conviverci. Come me. Arriva un momento, quasi in ogni indagine, un momento nel quale quella particolare morte sfida il tuo sguardo in una gradazione che i tuoi occhiali scuri non riescono a schermare.Ti si appende addosso, ti lascia una traccia, anche la fine di un delinquente, di un assassino perfino. È la morte, non chi, la morte in sé che ti apre gli occhi e ti fa vedere ciò che fino a quel momento hai preferito (saggiamente?) ignorare. Può essere lo sguardo duro e spaventato di un bambino innocente se non nel sangue, un bambinoche sai che non dimenticherà mai il tuo volto, che ti odierà per sempre. O le lacrime nascoste di una madre, la sua vergogna a piangere quel figlio mentre il mondo storce il naso, o invece le sue grida furibonde, il suo dolore rabbioso che ti ricorda che ogni amore, anche quello per una bestia, è sacro.Ogni volta che ti viene vicina, la morte ti mette di fronte a te stessa. Soprattutto quando il brivido che senti non è solo paura.
La scrittura di Sabrina scivola via, leggera, impalpabile eppure intensa, profonda, talmente intima che ogni sillaba ti si aggrappa addosso come un marchio indelebile, trascinandoti, anche quando vorresti fuggire perché fa male, in quelle pagine intrise di verità. Non è solo un giallo questo libro. È una lettura dell’anima vista attraverso lo sguardo di una sola persona che è, però, lo sguardo di tutti noi. Il fondo della società. La realtà al di là della maschera. Al di là delle apparenze. E non importa quanto sia difficile scalfire un muro d’omertà e vergogne. C’è sempre un modo per vedere oltre.
Il muro dell’apparenza, Sabrina Campolongo, Historica, Euro 12,00.
Qualche nota biografica dell’autrice: Sabrina Campolongo è nata nel 1974 e vive a Monza. È sposata e madre di due bambini. Ha pubblicato nel 2007 la raccolta di racconti Balene Bianche (Michele Di Salvo Editore) e nel 2008 il romanzo Il cerchio imperfetto per la collana Declinato al femminile, diretta da Francesca Mazzucato, di Edizioni Creativa. Finalista del premio Alberto Tedeschi (giallo Mondadori) nel 2000. Alcuni racconti sono presenti su antologie, riviste e in rete. Scrive sulla rivista Historica- Il Foglio letterario. Il suo blog: http://balenebianche.splinder.com
L’immagine è la copertina del libro. Il corsivo piccolo sono passi tratti dal romanzo.
Abbiamo letto per voi: L'amore a Londra e in altri luoghi
Scritto da Patty Bruce
mercoledì 29 aprile 2009
Lo scrittore:
Flavio Soriga, nato nel 1975 in Sardegna, vive a Roma. Nel 2000 è stato vincitore del premio "Italo Calvino" con la raccolta di racconti "Diavoli di Nuraiò" (ed. Il Maestrale), nel 2002 ha pubblicato per Garzanti il romanzo "Neropioggia" (Premio "Grazia Deledda Giovani 2003"). Del 2008 è invece il romanzo "Sardinia blues" (Bompiani) vincitore del "Premio Mondello citta di Palermo". Nel 2003 ha rappresentato l'Italia al progetto"Scritture Giovani del FestivaLetteratura" di Mantova. Un suo racconto è presente nell'antologia di scrittori italiani e statunitensi "Il lato oscuro" curata da Roberto Santachiara per Einaudi Stile Libero. Scrive, inoltre, per il quotidiano "L'Unità".
I racconti:
Si tratta essenzialmente d'amore, in tutte le sue forme, con tutte le sofferenze che questo sentimento porta con sè. Amore fra uomo e donna, fra uomo e uomo, amore del padre per il figlio, del figlio per la madre. Tutti i personaggi sono, ognuno a suo modo, degli emigrati, sradicati e persi in grandi città come Londra, Roma o una capitale del Sud America. Spesso i personaggi secondari di un racconto riappaiono come protagonisti in un'altro, portando sempre con sè la nostalgia del passato, della propria terra e dei legami persi o mai concretizzati. Lo stile di Soriga è (come effettivamente avevo sentito dire) "musicale", con un ritmo tutto suo e dei "refrain" ricorrenti, a volte troppo ricorrenti, a mio avviso, ma tutto sommato "orecchiabile" e quasi ipnotico.
Tamura Kafka (questo è il nome che si è scelto), a 15 anni abbandona la casa dove viveva col padre per sfuggire (o forse adempiere) alla profezia, molto simile ad una maledizione (citazione e riferimento a Edipo), lanciatagli dal genitore, un artista folle. Nakata è un uomo anziano, che a causa di un misterioso fenomeno paranormale nel quale è rimasto coinvolto da bambino, ha perso la memoria e la capacità di leggere e scrivere, ma ha acquisito altre capacità uniche, tra le quali quella di parlare con i gatti (questo è un chiaro omaggio di Murakami a Natsume Sōseki, del quale fa leggere a Tamura Kafka l'opera omnia mentre si trova in una biblioteca molto speciale). Le strade dei due protagonisti viaggiano parallele, attraverso percorsi onirici e accadimenti simbolici che li porteranno ad influire l'uno sulla vita dell'altro, ma senza mai incontrarsi. A volte (come in questo caso) Murakami supera un poco la soglia entro la quale accetto di farmi trasportare dal sogno e dal simbolismo da fiaba. Malgrado ciò ci sono molti passaggi che mi sono piaciuti, ad esempio quello in cui ci si addentra nel discorso della musica classica e dei suoi Maestri, nonché dei suoi effetti sull'animo umano. I personaggi sono molto ben descritti ed originali: Nakata è eccezionale, sembra Chance, il giardiniere di "Oltre il giardino", ed i gatti coi quali parla sono anche loro dei veri personaggi. Il signor Ôshima, bibliotecario, potrebbe tranquillamente essere il protagonista principale, anche se non è questo il suo ruolo in questo contesto: di sesso indefinibile, con una cultura smisurata da autodidatta, saggio, acuto e profondo malgrado la sua giovane età, come del resto è molto maturo il protagonista Tamura Kafka, nonostante i suoi 15 anni. Fermo restando che ho preferito di gran lunga "Norwegian wood" ed anche "Dance, dance, dance", devo ammettere che Murakami resta sempre e comunque un autore che leggo con piacere.
Abbiamo letto per voi: un sogno dentro un sogno, vol. 2.
Scritto da Elys
A partire da oggi GoodMorning inaugura un nuovo spazio. Quello dedicato alle recensioni dei libri letti dallo staff. Invitiamo, in particolare gli autori esordienti che hanno appena pubblicato, ad inviarci le impressioni sulla loro opera. Saremo lieti di pubblicarle su queste pagine!
Un sogno dentro un sogno, vol. 2
È un lento immergersi in atmosfere divise tra sogno e realtà, il secondo volume dell’antologia “Un sogno dentro un sogno” edita dalla casa editrice I Sognatori. Undici autori raccontano la dimensione onirica in undici modi diversi. Diversi per idee, forma e stile. Se alcune storie si richiamano ad altre, è solo per un eco lontano. Ogni racconto ci trasporta in mondi vicini eppure distanti dal nostro, regalando visioni sulla realtà che rispecchiano, forse, il personale sentire degli scrittori. Dal passato che ritorna come un lungo delirio, alla guerra combattuta per salvare o condannare, a delicate leggende d’amori vissuti e persi, alla follia aggrappata sulle spalle di uomini comuni, fino ad arrivare nelle ultime pagine alla morte e all’aldilà. Queste in linea generale le tematiche toccate. Questi i viaggi condotti sul filo di parole intrecciate le une dentro le altre.
Novembre di Francesca Tibo: Mi ha ricordato l’antologia di Spoon River. In mezzo alle tombe i morti parlano di se stessi, in questo caso però le loro vicende sono narrate dalla protagonista e si evidenziano per ciò che sono stati con lei e per lei. Gente grottesca. Gente speciale. Gente che ha costellato la vita di Alessandra o che lei ha conosciuto attraverso vecchi racconti di famiglia.
“(…) La storia della morte di queste due persone mi inorridisce ogni volta che la sento raccontare, il che accade di frequente perché , se si escludel’occasione della tappa cimiteriale, la mia nonna paterna non può esimersi dal rammentarcela ogni volta che può, senza tralasciare tutti quei particolari che lei trova gustosissimi. Maria era una zitellona – mia nonna la chiama così – sulla trentina e, nonostante fosse di una bellezza straordinaria, nessuno se l’era mai “presa” per via del suo cuore malato(…)”
L’estro disarmonico di Mauro D’Arcangelo: Le atmosfere di questo racconto mi hanno riportato fin dalle prime righe ad una situazione surreale. Una realtà abitata da personaggi particolari, caratterizzati da gesti, parole, pensieri, convinzioni lontani dalla normalità comunemente accettata. Una sorta di favola non favola. Una storia che riesce ad affrontare un tema come quello della follia in maniera delicata e inaspettata.
“(…) Il maresciallo belga stava annoiando uno stuolo di stuoini con dissertazioni etimologiche riguardanti il plurale della parole pomodoro. Il maresciallo, che aveva visto tempi migliori, conosceva quindici lingue ma non il belga perché il Belgio una volta era neutrale e i paesi neutrali fanno sempre un po’ di confusione con le lingue (…)”
Il colonnello se n’è andato via di Elisabetta Rossi In un'atmosfera surreale e senza tempo, un colonnello e una bambina s’incontrano per sfuggire agli orrori della guerra.La narrazione si svolge in un’alternanza tra sogno e realtà, portando il lettore a immergersi in una storia delicata e drammatica al tempo stesso, spingendolo ad aprire gli occhi sulla distruzione figlia delle armi.
“(…) - Stanno arrivando? - Non lo so. Mamma dice che dobbiamo tenerci pronti. - Mamma ha sicuramente ragione.L’aria ha quell’odore. Lo sento anche da qui. - Quale odore? - L’odore della polvere da sparo. Il colonnello emette un sospiro, somigliante quasi al rantolo di un leone in gabbia. - L’odore del sangue. Tu sai di cosa parlo? Mi capisci chica? No. Non tanto. Avrebbe voluto dire questo. Ma non ci riesce. Al solito se ne rimane zitta ad ascoltare quei presagi di distruzione. Avvertimenti di un presente di morte, di un’esistenza minacciata da sconosciuti conquistadores venuti da lontano. (…)”
Per sua Divina Provvidenza di Ilaria Vajngerl Il racconto, narrato direttamente dalla protagonista Cecilia, ci porta alla conoscenza di un sogno, il suo sogno di una Madonna con la barba che l’inquieta particolarmente, soprattutto perché a lei, Dio, non ha mai particolarmente interessato. Facile quindi immaginare quanto quello stravagante incontro la lasci turbata. Accanto a lei un vecchio amico, Dimitri, terrorizzato dallo scendere grandini e Gae amato fratello scomparso.Camminando tra passato e presente Cecilia tenterà di comprendere le ragioni insite dietro quell’onirica visione.
“(…) Il mio vicino si chiama Dimitri e ha battezzato il suo cane Giorgia, nome della sua ex. Preciso che Giorgia, Giorgia il cane dico, è un maschio. Quindi l’accostamento nome-animale decisamente non è stato fatto a caso. Dimitri è un uomo scorbutico.Però nel palazzo è l’unico a darmi confidenza. I pomeriggi di luglio, quelli più torridi, li passiamo chiusi nel mio salotto a guardare DVD, ciascuno raggomitolato sotto il plaid nella sua parte di divano, l’aria condizionata è sempre puntata al massimo. Forse, Dimitri è mio amico proprio perché ho il condizionatore in casa, ma a me in fondo sta bene così (…)”
Il vero Luigi di Stefano Mascella Tre sogni intrecciati. Tre persone identiche. Un desiderio di uccidere la propria suocera e una domanda: e se la realtà in cui si vive non fosse altro che un lungo incubo fatto da qualcun altro?Una storia accattivante dall’inizio alla fine, ironica e sarcastica al punto giusto.
“(…) Continuavo a dormire, quindi, e probabilmente nel letto russavo pure, come spesso mi capita quando sono stanco morto, tanto che sentii perfettamente atterrare sullo stinco il calcio ben piazzato di mia moglie, uno stratagemma provato e consolidato per farmi smettere. Niente da fare, russavo ancora! (…) “
Sogno e son destro di Sergio Cortesi La narrazione di questo brevissimo racconto mi ha rammentato per certi versi la particolarità di Lapsus di Flavio Pagani. Un procedere rapido e cantilenante tra domande, risposte e cambi istantanei di prospettiva.
“(…) E penso ai miei sogni come un bambino che sorride a tutti e c’ha la testa grande. Che poi nei sogni quasi sempre è tutto reale, tipo la gravità nei miei sogni c’è sempre (…) “
Angelus di Caterina Armentano Uno dei racconti che ho preferito. Ezechiele, un bambino ebreo, incontra durante la seconda guerra mondiale Angelus, creatura fatta di sogno e desiderio. Una storia delicata e commovente scritta con maestria e con interessante alternanza tra i pensieri del ragazzino e quelli dell’onirica entità.
“(…) Mi chiamo Ezechiele e mio padre è Giacobbe, il figlio di Beniamino. Io prego, conosco la Torah a memoria e conosco le nostre sante feste meglio dei miei soldatini di piombo. Fino a ieri andavo a scuola e mio padre era un direttore di banca. Poi qualcosa è cambiato e l’ho capito dalla stella gialla che mia madre ha cucito su ogni nostro vestito (…)”
Mente cosmica di Giuseppe Pierciabosco Una storia di fantascienza ma anche di rapporti umani difficili. In ogni riga domina un pacato senso di solitudine e di ricerca dell’altro che sembra possa concretizzarsi soltanto nell’Altrove.
“(…) Robert la guardòsenza dire nulla. Che c’era da dire, d’altra parte. Erano mesi che quasi non si parlavano e le rare volte in cui accadeva, il tono di lei era sempre quello (…)”
Il verbale della seduta di Barbara Guzzo Un tribunale immaginario. Un sogno ricorrente. Una realtà che si fonde con la dimensione onirica. Ritorna in questo racconto il tema sottile della follia annidata nei quotidiani gesti di una persona affossata dalle stanca ripetizione di gesti sempre uguali.
“(…) Qualcosa in quei giorni non funzionava a dovere. Perfino il Direttore aveva fatto alcune osservazioni in merito alle quali non era giunta altra risposta se non un lieve rossore lungo il collo e sulle orecchie.Perché la questione era che la dott.ssa Mariagrazia Crivelli aveva iniziato a sognare. “Incubi”, li definiva lei, anche se riguardavano una strana forma di inquietudine, in realtà. All’inizio si trattava piuttosto di un sogno ricorrente, dal carattere non particolarmente cupo, quasi ironico (…)”
Oltre l’arcobaleno di Federica Maccioni È una leggenda questo racconto, simile, anche per la forma, a quelle storie mitologiche derivanti dalle Metamorfosi di Ovidio. Storie d’amori infelici e di trasformazioni di uomini in elementi naturali. La narrazione è delicata, quasi impalpabile ma totalmente coinvolgente.
“(…) Nelle sere d’inverno i bambini si riuniscono in cerchio, mangiando castagne, per ascoltare gli anziani narrare di quei luoghi misteriosi e belli che prendono corpo nelle loro parole. Quand’ero ragazzo, ascoltai la leggenda dell’Armata Dispersa, e fu allora che decisi di partire per cercare la Terra Oltre l’Arcobaleno. Ma dovetti attendere di essere abbastanza grande da reggere il peso di una sacca da viaggio (…)”.
Siamo tutti morti di Maddalena Selis L’altro racconto che annovero tra i miei preferiti. Il tema non sarebbe dei più allegri, la morte, ma l’autrice riesce a parlarne con ironia e con punte, secondo me, di humor nero veramente meravigliose. L’idea è originale e il modo in cui l’espone accattivante.
“(…) No, sono morta. Mi hanno messo in una bara. Mia madre si è intestardita e ha comprato quella più costosa. Ma non ce n’era bisogno, accidenti, tanto non la posso mica arredare. Anche se è quasi più spaziosa dell’appartamento che non mi sarei mai potuta permettere, a Roma,con il lavoro che faccio (…)”.
Per ordinare l’antologia: http://www.casadeisognatori.com/2acquisti.htm
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