Si ringraziano per la preziosa collaborazione:
- Francesca (traduttrice)
- Bruno Del Frate (webmaster)
- Francesco Giubilei (redattore)
- Antonietta (redattrice blog)
- Caterina Armentano
(redattrice blog)
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Aikido, non solo arte marziale |
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Sport&Bellezza
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Scritto da Elys&Sylvie
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Quando si parla di arti marziali la nostra fantasia spazia in mondi in gran parte ignoti, a volte anche lontani, dove modernità e tradizione sembrano costituire un affascinante e singolare connubio. In questo universo vasto e multiforme Oriente e Occidente trovano un punto d’incontro e si scoprono a condividere valori, regole, tradizioni che appaiono ormai perduti. Nel nostro virtuale viaggio attraverso le molteplici discipline, conosciamo l’aikido, arte marziale giapponese, guidati dalle parole ello staff di Aikido Italia e dei suoi maestri:
GoodMoring: Innanzitutto parlateci del sito aikidoitalia. Quando, come e il perché della sua costituzione. AikidoItalia: Iniziammo con il sito aikidoitalia.org nel 2006 per poter riunire sotto un unico nome le scuole dell'aikido Kobayashi a Salerno. Le scuole hanno sempre lavorato l'una al fianco dell'altra e ci è parso corretto iniziare a pensare di promuovere il nostro stile anche sul web.
G.M.: Il progetto è legato alla realtà della disciplina giapponese in Italia? A.I.: Si, cerchiamo di promuovere quello che è l'aikido come realtà generale, dando spazio a chiunque voglia appoggiarsi sulla nostra piattaforma ed in particolare cerchiamo di portare avanti, come detto prima, uno stile abbastanza diffuso in Europa e molto rispettato in Giappone, lo stile del Maestro Kobayashi. G.M.: L’Aikido, spesso se ne sente parlare, ma molti non sanno di cosa si tratta. Potete farci un quadro generale della disciplina? A.I.: Negli anni settanta e ottanta parlare di aikidō era possibile solo negli ambienti delle arti marziali, o se si voleva bisognava prima spiegare di cosa si trattasse per poter intavolare un discorso su di esso. Nei tempi odierni possiamo sicuramente dire che l’aikidō è abbastanza conosciuto, anche da chi non ha mai praticato arti marziali; negli ultimi anni mi è capitato più spesso di sentirne parlare, ovviamente con termini che ne intendevano una conoscenza più o meno superficiale. Per poter comprendere realmente e profondamente l’aikidō è necessario praticarlo e se mi consentite oserei dire praticarlo anche per molti anni. Leggere un libro o ascoltare una spiegazione possono solo dare un’idea vaga, ma probabilmente utile per poi decidere di intraprendere questo meraviglioso percorso.In poche parole fare un quadro completo della disciplina diviene molto complesso in quanto tantissime realtà esistono in tutto il mondo in stili differenti.Comunque è una disciplina che non prevede gare , ma soltanto il costante e continuo addestramento nell'uso delle tecniche eseguite a mano nuda, nell'uso ancora delle armi rappresentate dalla spada di legno, bokken, il bastone, jo, il coltello di legno, tanto. Il tutto è legato alla storia e alla filosofia nipponica.
G.M.: Potete spiegarci le sue particolarità? Cosa la distingue e cosa l’accomuna ad altre discipline orientali? A.I.: Beh in parte abbiamo già risposto con la domanda precedente, ma aggiungiamo che l'aikido è sì un'arte marziale, pertanto ha la stessa radice di tutte le arti marziali del mondo, ma conserva una tradizione filosofica e religiosa che nelle altre discipline poco si studiano. G.M.: L’aikido può essere considerata un’arte di difesa, di attacco o entrambi? A.I.: Ad una prima analisi diremmo che l’aikidō è un’arte di difesa, ma considerando gli aspetti che sono alla base per l’esecuzione e il buon esito delle tecniche studiate, possiamo affermare senza ombra di dubbio che presenta entrambi le caratteristiche. Non a caso si usa dire che la miglior difesa è l’attacco; in verità per un aikidōka più che di attacco si può parlare di un movimento di anticipo. Noi in aikidō diciamo “SEN NO SEN” e cioè “agire prima del prima”. G.M.: In genere ogni arte marziale ha un fondamento filosofico-etico-morale. Qual è quello che sottende a quest’arte in particolare? A.I.: Nella pratica dell’aikidō si sente parlare di “amore”, “armonia” “rispetto del prossimo”, parole che sono opposte al concetto di conflitto o combattimento e che sono alla base nella pratica delle arti marziali. Paradossalmente, praticando le tecniche di aikidō, ci si allena proprio per liberarsi dei contrasti che sono insiti prima in noi e conseguentemente con gli altri. Uno degli alti obbiettivi è proprio l’unione con il proprio partner (non a caso non usiamo il termine avversario), che ci porta ad eseguire le tecniche in armonia senza provocare danni e senza scatenare contrasti. (Kimusubi).In un mondo in cui le guerre o le competizioni ci portano alla sopraffazione del prossimo in virtù dei nostri interessi, credo che praticare l’aikidō possa essere utile a ridurre questa tendenza anche se ciò dovesse avvenire solo in minima parte.La pratica è arricchita da molti rituali che sono legati alla cultura religiosa giapponese, come lo Shintō e l’ Ōmotokyō. Il fondamento filosofico-etico-morale lo possiamo carpire dalla traduzione della parola Aikidō: Ai = armonia, Ki = energia vitale, Do = strada (intesa come percorso da seguire); quindi possiamo affermare che le energie che costituiscono la nostra essenza devono essere armonizzate per poterle convogliare in finalità positive.
G.M.: Può essere eseguita da tutti i sessi e a qualunque età oppure ha delle limitazioni? A.I.: La totale assenza di agonismo e quindi di una necessità di ottenere “risultati” fanno sì che l’allenamento nell’aikidō sia “modulabile” a seconda delle necessità e delle condizioni fisiche del praticante. I risultati sono sì degli obbiettivi da perseguire, ma intesi come crescita personale. G.M.: A chi è particolarmente consigliata e perché? A.I.: A tutti senza distinzione di sesso o di età. La ricerca del benessere intesa come equilibrio tra mente e corpo è una pratica che richiede anni di esercizio e sacrifici, nonostante ciò possiamo affermare che la gioia e la serenità che ne derivano sono obiettivi che chiunque può porsi con la consapevolezza che si possono raggiungere già dopo alcuni anni di pratica; però sicuramente si può affermare che se iniziata in giovane età conferisce decisamente facoltà motorie abbastanza buone e possibilità di facile adattamento a qualsiasi altra attività. G.M.: Aikido e società moderna: come considerate questo connubio? A.I.: Considerando i ritmi innaturali che la odierna società ci impone, con conseguenze negative che a volte ci portano a vivere male, un pratica che tenda a riequilibrare gli scompensi provocati da tutto ciò risulta sicuramente utile ci consente di riequilibrare il rapporto tra la nostra mente e il nostro corpo facendo in modo che entrambi rafforzandosi potessero competere con le molteplici sollecitazioni negative, senza subire danni. La capacità di prendere decisioni in tempi brevi, di mantenere la calma anche in momenti difficili sono alcuni dei risultati utili per la vita di tutti i giorni che si possono raggiungere. G.M.: L’arte marziale del duemila può dirsi conservata rispetto all’origine, oppure ha mutato aspetto oggi? A.I.: Nel corso degli anni alcune arti giapponesi hanno sostituito il suffisso finale di "jutsu" con quello di "do", intendendo con questa sostituzione il passaggio ad una nuova era , quella in cui non ci si prepara più all'apprendimento di diverse tecniche marziali che consentivano di vincere il nemico in battaglia, in generale di parla di bujutsu, bensì tale apprendimento diventa la via da perseguire per raggiungere un risultato anche spirituale, non solo pratico, si parla allora di budo.Allora l'aikido o qualunque altra arte marziale è semplicemente un ulteriore mezzo che i praticanti hanno per riuscire ad ottenere qualcosa in più della semplice capacità di sopravvivere in battaglia, la capacità di vivere meglio nel mondo moderno.Sul piano estetico, uno dei fattori che caratterizzano il legame con la tradizione è sicuramente l’uso della hakama: un pantalone molto largo con delle pieghe che veniva indossato dai nobili e dai samurai e che oggi si usa indossare in occasioni particolari come per esempio il matrimonio. Oltre ai fattori estetici la pratica stessa è caratterizzata da molti rituali legati alla tradizione giapponese e che ne rafforzano l’identità di arte tradizionale. Per esempio, al termine di una lezione gli allievi piegano l’hakama agli anziani i segno di rispetto e gratitudine. 
G.M.: I vostri maestri: Antonucci Ezio, Procida Gerardo e Desiderio Giovanni, Taddeo Italo. Parlateci di loro. A.I.: Riportiamo giusto qualche data significativa, senza diventare prolissi elencando date, nomi e gradi acquisiti nel tempo, limiteremo a scrivere quello che è stato; oggi si continua a crescere, in italia, in europa e nel mondo. Ezio Antonucci inizia la pratica dell'aikido il 7 luglio del 1969, sotto la guida del maestro Ikeda Masatomi tesserandosi all’Aikikai d’Italia.Nel 1970 cominciava il peregrinare tecnico dell’Antonucci, unitamente ai suoi allievi, seguendo dapprima gli insegnamenti del direttore tecnico dell’Aikikai, il M° Shihan Hiroshi Tada, che era coadiuvato, all’epoca, in Italia dai maestri Fujmoto e Hosokawa. Il Maestro Antonucci partecipava a decine e decine di raduni, dove in uno di questi conseguì il primo dan, la cintura nera, era il 24/8/974. Il 12 settembre 1976 a Portorecanati, esaminatore il maestro Kawamukai, l’Antonucci conseguiva il 2° dan. Nel 1978, il M° Filippini invitava privatamente per uno stage estivo, il M° Hirokazu Kobayashi, di cui era allievo. La conoscenza della elevata tecnica di Shihan Kobayashi, coadiuvato dagli allora assistenti Andrè Cognard e Jean François Riondet, sconvolgeva, completamente, sia l’Aikido nazionale, sia quello europeo. Giovanni Desiderio il 3 gennaio 1980 inizia a praticare aikido presso l’aikido club salerno del maestro ezio antonucci. 01-06-86 1° dan di aikido e qualifica d’allenatore conseguito a portocesario (le) dallo shihan kobayashi hirokazu (8°dan). 17-12-88: 2° dan di aikido e qualifica di istruttore conseguito a lecce da shihan kobayashi hirokazu (8°dan),ha partecipando a stage in italia e a l’estero, con i maestri irokazu kobayashi (allievo diretto), tamura, saito, osokawa, tomita, cognard, riondet, savegnago, kymura, egami. In giappone presso l'ombu dojo di tokyo e dojo privati.Dal 1988 dirige il centro studi aikido a Salerno. Italo Taddeo a 12 anni inizia a praticare il judo presso il dojo Ikeda judo kai con il M° Fontanella, assistendo ad alcune lezioni di Aikido e restandone profondamente colpito ed affascinato, l’anno successivo inizia a praticare con il M° Pasquale Aiello (oggi 6° dan Aikikai italia). Per motivi familiari è costretto a sospendere gli allenamenti che riprenderà nel gennaio del 1978 con il M° Ezio Antonucci. Il 31.01.1983 riceve il 1° dan dal M° Kobayashi a Valdagno (Vi), il 01.06.1986 il 2° dan a Copertino (Le) con la Commissione Tecnica Nazionale U.A.K. e il 15.10.1989 consegue a Salerno il 3° dan con la stessa commissione e con il M° Jean Francois Riondet (allievo diretto del M° Kobayashi). Il 28.06.1996 riceve il 4° dan dal M° Jean Francois Riondet Direttore Tecnico della Federazione Italiana Aikido. Il 31.06.1983 consegue la qualifica di fukushidoin (istruttore) e il 17.12.1989 la qualifica Renshi (maestro). Numerosi sono gli stage a cui ha partecipato, iniziando con il M° Giovanni Filippini che è stato peraltro precursore all’incontro con il M° Hirokazu Kobayshi Shihan del quale poi ha seguito gli stage in tutta Italia e all’estero. Avendo visto la prima volta il M° Kobayashi nel gennaio del 1980 a Pedara (Ct) in un memorabile stage, in cui avvenne l’ufficializzazione della nascita dell’ Unione Aikido Kobayshi, folgorato dallo stile e dal carisma del Maestro decise di seguirne gli insegnamenti. Ha partecipato inoltre a stage con il M° Andre Cognard, il M° Jean Francois Riondet, il M° Giampiero Savegnago, Il M° Piero Suriano, e alla fine degli anni ’90 ad alcuni stage tenuti dal M° Morihiro Saito e T. Tomita. Nel 1982, non ancora 1° dan, inizia la sua esperienza di insegnamento dovendo sostituire il M° Antonucci che per motivi di lavoro ha dovuto allontanarsi da Salerno. Nel 1983 con Procida, Desiderio e De Giorgi fonda e dirigerà in qualità di direttore tecnico il Kobayshi Club Salerno. Per due anni tiene corsi di Aikido anche a Caserta presso la palestra dell’olimpionico Maurizio Castagna. Nel 1990 si reca a Trieste per motivi di lavoro, e per circa 1 anno si allena ed insegna presso la mitica palestra “Ginnastica Triestina” (fondata nel 1863). Dal 1993 per alcuni anni insegna nel dojo “Budo Club Cava” del M° Attilio Infranzi. Gerardo Procida nel 1979 inizia la sua attività di aikidoka sotto la guida del Maestro Antonucci.Il 29.06.1985 riceve il 1° dan dalla Commissione Tecnica Nazionale U.A.K, il 28.06.1987 il 2° dan dalla Commissione Tecnica Nazionale U.A.K. e il 17.12.1989 consegue il 3° dan con la qualifica di maestro. Il 28.06.1996 riceve il 4° dan dal M° Jean Francois Riondet Direttore Tecnico della Federazione Italiana Aikido. Il 30.04.2003 consegue il 5° dan con la qualifica di kyoshi.Nei suoi anni di pratica ha partecipato ad un centinaio di stages, seguendo in particolare gli insegnamenti della scuola Kobayashi, attraverso il suo caposcuola Maestro Kobayashi ed i suoi allievi diretti M° Cognard, M° riondet, M° Savegnago, M° Suriano.Ha ampliato inoltre le sue conoscenze partecipando anche a stage di stili di scuole differenti, quali:M° Saito, M° tamura , M° Kimura, M° Yabuuchi G.M.: Questi maestri condividono la passione per la medesima arte marziale. Ma cosa li distingue? A.I.: Ad un certo punto della vita ognuno comincia a sviluppare un proprio metodo sia di insegnamento che di pratica, questo conferisce delle fluttuazioni che li rendono sì diversi tra loro, ma comunque simili, perché percorrono la medesima Via, con la stessa passione.
G.M.: Lasciamo la parola ai maestri. Spazio alle loro opinioni o riflessioni. A.I.: Quello che l'insegnante, esperto, deve svolgere nella sua lezione, è una perfetta simbiosi dei due concetti fisico e mentale, cercando di evitare di dare predominanza ad uno, invece, che all'altro. Certo è che l'Aikido è destinato ad un pubblico intelligente ed attento desideroso, veramente, di cambiare le proprie abitudini e a far emergere quelle attitudini e quelle capacità che, altrimenti, non avrebbero possibilità, alcuna, di realizzarsi. Il perseverare nella ricerca della perfezione della tecnica con un continuo lavoro fisico, anche portato alle sue possibilità estreme, sono tutti elementi che potranno contribuire al fine ultimo. Ezio Antonucci Considero l’aikidō un’arte geniale e complessa e allo stesso tempo estremamente naturale, nel senso di vicino alla natura e alle cose semplici. Guardando l’esecuzione di un tecnica si ha la sensazione di movimento piacevole armonico quasi come una danza. Vi posso garantire che essere al centro di questo movimento rappresenta senza dubbio una esperienza ricca di emozioni che portano l’individuo a sentirsi parte dell’universo con sensazioni veramente magiche. Tutto ciò fa sì che stimolando continuamente in maniera positiva la nostra sfera emozionale, si riesce a raggiungere una consapevolezza del proprio corpo e della propria mente al punto da raggiungere quell’armonia che penso sia il vero obiettivo a cui tutti noi tendiamo. La pratica è benessere e gioia, a tal proposito ho sempre sostenuto che in mancanza di tutto ciò sarebbe meglio smettere. Italo Taddeo G.M.: Dalla vostra scuola sono usciti dei campioni di Aikido? Chi? A.I.: Come abbiamo detto sopra non esistono campioni, ma soltanto persone che si riescono a distinguere per esperienza e pulizia di tecnica negli stages, seminari e allenamenti in giro per il mondo.Poi magari se sono predisposti in modo particolare si riusciranno a distinguere anche nel mondo dell'insegnamento. G.M.: Pensate che l’arte marziale possa costituire un’alternativa per i giovani? A.I.: E' certamente un 'alternativa al non fare nulla. In ogni caso qualunque sport o nella fattispecie arte marziale arricchisce sia il fisico che la cultura di chi lo pratica. G.M.: L’aikido in Italia può dirsi uguale nei metodi e nelle finalità a quello della madrepatria? A.I.: In linea generale sì, se consideriamo la scuola del M° Kobayashi direi di no. Il motivo di questa affermazione è basato sul fatto che il Maestro negli ultimi vent’anni abbia insegnato di più in Europa che in Giappone formando degli ottimi maestri che probabilmente non troviamo altrove. Ogni qualvolta ci sono trova ad allenarsi con i giapponesi, si riscontra sì una bravura tecnica, ma sicuramente lontana dai principi e dallo stile di aikidō del M° Kobayashi. Le immagini sono di proprietà esclusiva di Aikidoitalia. Tutti i diritti sono riservati |
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Roberta Carella,essere una make-up artist |
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Sport&Bellezza
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Scritto da Elys&Sylvie
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Oggi ospitiamo nelle pagine di GoodMorning un’artista d’eccezione nel campo del make up, Roberta Carella. La sua è la professione del Make-up artist, una figura operante nell’ambito dell’estetica considerata nel suo aspetto più completo e complesso. Non un semplice truccatore, quindi, ma un esperto dell’immagine. Carella attualmente sta lavorando in alcune trasmissioni della Mediaset, mentre privatamente ha curato il trucco per varie cerimonie. Conosciamo direttamente parte di lei e del suo mondo, attraverso l’intervista che ha gentilmente concesso a noi e a tutti i lettori del sito.
GoodMorning: Cosa significa essere un make up artist? Equivale alla tradizionale figura della truccatrice o è qualcosa di più?
Roberta Carella: Il make up artist ed il truccatore sono la stessa figura professionale, ma comunemente alla figura del truccatore viene associata quella dell’estetista, mentre in questo caso si tratta di due diversi percorsi formativi G.M.: Quando ha iniziato quest’attività?
CARELLA : Le primissime lezioni di trucco risalgono a nove anni fa quando ho frequentato un corso di portamento. Ovviamente si trattava di una preparazione di base, più utile per la propria immagine che per la professione. Però è stato un ottimo spunto, successivamente al quale ho deciso di frequentare l’accademia di trucco di Ida Montanari, ed ora da circa un anno lavoro sia privatamente che per conto della stessa accademia.
G.M.: Come si diventa Make up artist?
CARELLA : Oltre ad una buona scuola è necessario avere una forte passione ed anche tanta pazienza e dedizione, perché è l’esperienza che, aldilà della tecnica, permette di sviluppare il proprio gusto. In merito al gusto artistico il discorso è personale e non è possibile definire un profilo o delle regole su tutte, ma personalmente trovo fondamentale essere disposti a sperimentare, anche a sbagliare. E’ necessario forzarsi un po’, anche laddove si ha la sensazione di non trovare molta ispirazione, per confrontarsi con le proprie capacità e predisposizione, cose che possono essere scoperte non imparate.
G.M.: Chi sono le persone che si rivolgono a lei?
CARELLA : Per conto della Ida Montanari srl sto lavorando in alcune trasmissioni Mediaset, mentre privatamente ho curato il trucco per cerimonie quali matrimoni, battesimi, ricevimenti di diverso tipo. Quest’anno ho collaborato anche con la compagnia teatrale di Latina “I trafficanti d’arte”.
G.M.: Quali sono le richieste che sente rivolgersi più spesso?
CARELLA : Aldilà del fatto che il trucco varia in base alle specifiche esigenze è possibile azzardare una classifica in termini di coprenza. Il più leggero è senz’altro il trucco per il cinema, che dovendosi confrontare con specifiche inquadrature ed elevati ingrandimenti costringe all’utilizzo di quantità minime di prodotto e di una gamma ristrettissima di colori. Il trucco televisivo, invece, ci consente di osare di più per entrambi questi aspetti, ovviamente in funzione della specifica trasmissione. Il trucco per una sfilata di moda è necessariamente più coprente, perché il risultato finale risente molto di luci e distanza, e soprattutto meno “tecnico”, più estroso. Per quanto riguarda il trucco fotografico, non sono previste vere e proprie regole, tutto dipende dall’intento della foto (moda, pubblicità, ritratto…).
G.M.: Che differenza c’è tra il trucco fatto per un servizio fotografico, una sfilata di moda, il cinema e la televisione?
CARELLA : Come dicevo, la mia esperienza nel mondo dello spettacolo è legata a trasmissioni televisive e rappresentazioni teatrali. Nel primo caso il ritmo di lavoro è molto elevato ed il trucco è finalizzato esclusivamente all’abbellimento della persona, nel teatro a questo aspetto si aggiunge la necessità di caratterizzare un personaggio. Per me quella teatrale è stata un’esperienza bellissima, anche proprio nell’assistere alle prove, alla preparazione dello spettacolo, partecipare ai momenti di ilarità della compagnia, a quelli di tensione…
G.M.: Quand’è che un trucco è “ben fatto”? Deve essere evidente oppure funzionale alla singola persona, nascondendo difetti e mettendo in risalto i pregi?
CARELLA : Trovo fondamentale sottolineare la differenza tra un trucco evidente ed uno mal eseguito. Ciò che conta sopra ogni cosa è che il trucco sia personalizzato, sappia cioè mettere in risalto aspetti di ciascuna singola bellezza rispettandone i “difetti”. Quanto alla vistosità del trucco, dipende da tanti fattori quali possono essere esigenze artistiche, gusto individuale, condizioni di luce, contesto…diciamo che partendo sempre necessariamente da un trucco luminoso, pulito e ben studiato, la quantità di prodotto è il parametro che va regolato di conseguenza alle necessità.. .
G.M.: Per quest’inverno ci sono particolari tendenze a livello di colori per ombretti, rossetti e fard?
CARELLA : A prescindere dalle tendenze, di certo l’inverno prevede specifici accorgimenti nel trucco. Anzitutto è consigliabile l’utilizzo di un fondotinta, perché aiuta a mantenere protetta la pelle e a “scaldare” la carnagione priva di abbronzatura. Fluido o compatto a seconda delle preferenze e delle esigenze della pelle, non è necessario che sia eccessivamente coprente, e va fissato con un velo di cipria. Per il fard preferire colori luminosi, come l’albicocca o il rosa, o comunque tonalità che non appesantiscano il risultato finale. Grande importanza ha il trucco degli occhi, che ancor di più diventano il punto di forza di un viso molto spesso coperto da cappellini e sciarponi. A differenza della stagione estiva, quando una bella abbronzatura dorata ci consente di puntare su un effetto naturale, “nudo”, in inverno il trucco dell’occhio acquista maggior peso: più intenso, con un filo di eye-liner, matita sulla rima palpebrale inferiore, sopracciglia in evidenza. I colori variano in base alle caratteristiche del viso, raramente consiglio di seguire esclusivamente le tendenze, e l’effetto può rimanere comunque molto naturale prediligendo ombretti color marrone freddo. Per chi vuole osare di più, con un effetto molto elegante: “smokey eye”. Si scurisce tutta la palpebra mobile con il grigio o il marrone scuro (sempre freddo) molto sfumati, e si schiarisce la palpebra fissa all’attaccatura delle sopracciglia.Ovviamente durante la stagione estiva, saremmo meno invogliati a sperimentare questa tipologia di make up, è il momento di approfittarne!
G.M.: Per quanto riguarda le spose, è lei a decidere il trucco più adatto alla persona oppure cerca d’interpretare di volta in volta le esigenze del singolo?
CARELLA : Io per prima suggerisco almeno un paio di soluzioni, perché il trucco per la sposa richiede un approccio specifico e determinati accorgimenti nei confronti dei quali ho la responsabilità professionale, cercando allo stesso tempo un confronto con l’immagine che la sposa ha sviluppato. L’obiettivo è soddisfare sia la tecnica che il gusto dell’interessata.
G.M.: Oggi giorno anche gli uomini si sottopongono a trattamenti di bellezza. Le capita di truccare uomini? E come?
CARELLA : Il trucco per l’uomo è paragonabile al trucco cinema: si effettuano correzioni di eventuali discromie della pelle e si interviene sulle naturali luci e ombre del viso. Personalmente ho truccato uomini sia per trasmissioni televisive che per ritratti fotografici.
G.M.: Per tutte le visitatrici e visitatori di goodmorning, dispensi qualche consiglio!
CARELLA: Il mio consiglio è : sperimentare. Purtroppo la tendenza è quella di rimanere vincolati troppo a lungo ad un determinato look, perdendo il piacere di ricercare sfumature del proprio gusto e della propria personalità. Non bisogna aver timore di esplorare, e non è necessario farlo drasticamente. Si tratta di piccoli passi, accompagnati dai suggerimenti dei professionisti del settore.
G.M.: Impegni futuri, progetti…
CARELLA : Sono entusiasta delle possibilità lavorative offerte dall’accademia e sicuramente continuerò a dedicarci tempo ed impegno. Intanto sto valutando qualche corso di specializzazione e sicuramente molto vorrò investire nel teatro e nel cinema. Alcuni filmati della trasmissione a cui Roberta Carella sta lavorando si possono trovare a questi indirizzi:
http://it.youtube.com/watch?v=aO1J7SZTWPo&feature=related (Ramona, esterna e studio)
http://it.youtube.com/watch?v=Ka6rsWysx4c&feature=related (Giulia, studio)
http://it.youtube.com/watch?v=SNXPA34BUZ8&feature=related (Analia, esterna) Le immagini sono di Roberta Carelle per sua gentile concessione. Tutti i diritti sono riservati. |
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Sport&Bellezza
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Scritto da Elys&Sylvie
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 A partire da questo mese iniziamo un viaggio all’interno del mondo delle arti marziali, che ci porterà a conoscere una dimensione sportiva interessante. Il primo reportage riguarda il Taekwon- Do.
Dare una definizione a quest' Arte Marziale, non è facile, poiché non è soltanto un metodo di autodifesa basato sull'uso di pugni e calci, ma implica uno stile di vita volto alla conoscenza del proprio io. Letteralmente la parola coreana Taekwon Do divisa in tre ideogrammi, è l'arte di calciare in volo e colpire di pugno. TAE = calciare in volo KWON = pugno DO = arte Dal punto di vista pratico questa conoscenza approfondita di se stessi, si estrinseca attraverso un duro allenamento fisico, dove ogni praticante deve cercare in se stesso la forza del miglioramento fisico, mentale e spirituale. L'approccio al TaeKwon-Do è diretto e semplice, la sua vera forza deriva dalla sua apparente semplicità. I suoi movimenti riflettono il moto dell'onda del mare, sono fluidi, senza bruschi arresti, si coniugano in un' armonia di tecniche che nascono l'una dalla fine dell'altra. Tutte le notizie e le foto relative al Taekwon-Do sono state tratte dal sito: http://www.taekwondo-fitae-itf.com/ e sono di loro esclusiva proprietà. |
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La filosofia del Taekwon-do |
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Sport&Bellezza
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Scritto da Elys&Sylvie
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 La filosofia del Taekwon-Do ha come fondamento l'etica, la morale, le norme spirituali attraverso le quali gli uomini possano convivere armoniosamente insieme. Il Gen. Choi stabilì la filosofia e i seguenti principi come le basi del Taekwon-Do e tutti gli studenti seri di quest'arte li dovrebbero osservare e rispettare attraverso il loro cammino sia nell'arte che nella vita.
· Avere la volontà di progredire qualsiasi siano le difficoltà incontrate. · Essere gentile con i deboli e duro con i forti. · Accontentarsi della posizione economica, ma non credere mai che sia al limite lo sviluppo della destrezza. · Portare sempre a termine ciò che si è iniziato, grande o piccolo che sia. · Essere il maestro a disposizione di tutti, senza tenere conto della religione, della razza o delle ideologie degli allievi. · Non cedere mai alle oppressioni o alle minacce quando si sta perseguendo una nobile causa.· Insegnare l’attitudine e l’abilità, con atti e non con parole. · Essere sempre se stesso in ogni circostanza. · Essere l’eterno maestro, che insegna con il corpo quando è giovane, con le parole quando è vecchio e con i principi morali quando è morto. Tutte le notizie e le foto sono state tratte dal sito http://www.taekwondo-fitae-itf.com e sono di loro esclusiva proprietà. |
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Intervista al maestro Carmine Caiazzo |
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Sport&Bellezza
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Scritto da Elys&Sylvie
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GoodMorning: Ci parli brevemente del taekwon-do, offrendoci una sua personale prospettiva. Carmine Caiazzo: Il Taekwon-do è un’arte marziale coreana codificata negli anni ’50 dal generale e fondatore Choi Hong Hi.Costui ha codificato una sintesi di tecniche derivante da antiche arti marziali coreane il Tang soo-do, Mook du kwan, Hap ki do, Hwa rang do ed altre. Dopo anni di studi il gen. Choi ha codificato una sintesi di tecniche di attacco e difesa raggruppandole in un unico nome: il Taekwon-do. Letteralmente tae = saltare e dare calci, Kwon = pugno, Do = arte. Da cui l’arte di combattere con calci e pugni anche in volo o anche “l’arte coreana della difesa personale”. GM: Perché la sua scelta è caduta proprio sul Taekwon-do e non su un’altra disciplina? CC: A 7 anni ho iniziato a praticare Judo nella palestra di mio padre “ il club Jikoro Kano”. Era ubicato a Terracina in via Lungolinea Pio VI. Nel 1972 si chiuse il rapporto di collaborazione con il settore Judo e si iniziò ad aprire la strada al settore Taekwon-do. Un’arte marziale allora quasi pressoché sconosciuta. Sin dalle prime lezioni ne rimasi affascinato. Il club Jikoro Kano divenne centro Taekwon-do Terracina. Uno dei primi centri in assoluto di Taekwon-do in Italia. Da cui sono stati sfornati sino ad oggi migliaia di allievi e titoli internazionali e nazionali. Tutt’ora il centro Taekwon-do Terracina (che dall’86 ha preso il nome di AS Palestra Massimo Caiazzo), è chiamata la “ culla del Taekwon-do” e anche la “scuola dei Campioni”.Il sottoscritto è stato il primo Campione del Mondo in assoluto nella storia del Taekwon-do In Italia. GM: Qual è stato il suo percorso formativo? CC: Sono 35 anni che pratico il Taekwon-do. Ho vissuto tale pratica come arte marziale e come sport. Sono stato agonista in azzurro, coach della nazionale italiana, attualmente sono vice-presidente, consigliere federale e dirigente tecnico della FITAE. (Federazione Italiana Taekwon-do) GM: Cosa le ha dato il Taekwon-do come atleta e come uomo? CC: Senz’altro ha contribuito moltissimo alla mia formazione. Come atleta parlano i risultati miei e dei miei allievi, in aggiunta a quelli ottenuti come coach del team azzurro. Posso dire che ho vinto tutto quello che c’era da vincere: titoli europei, mondiali, nazionali ed internazionali. Praticare e vivere l’agonismo insegna ad “ essere” agonista. Superare e combattere le avversità della vita, nel rispetto degli altri e soprattutto con senso di giustizia in ogni elemento della nostra esistenza. Ciò ovviamente forma il carattere della persona. GM: Diventare maestro è stata quasi una conseguenza o oppure è stata una scelta? CC: Una conseguenza.
GM: Cosa ha comportato il passare da allievo a maestro? Ha avuto un diverso approccio con la disciplina e con gli altri? CC: Bisogna distinguere molto gli aspetti e le fasi. Spesso si confonde il maestro con il semplice insegnante, istruttore o allenatore. Nel Taekwon-do si raggiunge il grado di “Master” ovvero maestro, al VII dan ( I Dan sono i gradi della cintura nera che vanno dal I al IX. Io personalmente sono VII dan e sono il primo VII dan Italiano per la ITF in Italia. Vale a dire la INTERNATIONAL Taekwon-do Federation , l’organismo che riconosce la FITAE . Come federazione che disciplina il Taekwon-do nel nostro paese.). Essere settimo dan vuol dire aver praticato il Taekwon-do da una vita, da almeno 35 anni. E comunque rispondendo alla domanda, senz’altro il maestro ha maggiore responsabilità. L’approccio è diverso. Il maestro insegna, deve essere concentrato sugli allievi. L’allievo impara, deve essere una spugna. L’allievo è concentrato su di sé, il maestro deve essere concentrato sui suoi “figli”. GM: Essere maestro di arti marziali in una società di oggi: ci parli di questa figura inserita nel nostro secolo. CC: Ma quanti maestri ci sono? Chi può essere realmente considerato “ maestro”, che vuol dire “maestro”? Esistono parassiti, insetti che si fanno chiamare “ maestri”. Ci vorrebbero ore per spiegare la mia teoria sulla parola maestro. Per ora mi limito a dire che i veri maestri sono rari, rarissimi. Non sono guru o dei. Ma persone semplici , potenti, giuste, leali, solari, sincere, assolutamente comuni, e, nella loro semplicità risiede la loro grandezza. La loro intelligenza li inserisce agilmente nella società moderna. Indipendentemente dall’area geografica in cui vivono. GM: Rispetto al passato, oggi è più difficile realizzare concretamente quelle che sono le regole morali dell’arte marziale? CC: È sempre stato difficile. La società di oggi, il consumismo , il materialismo, l’arrivismo sempre più esasperato rendono più arduo realizzare un percorso morale corretto. GM: Che differenza c’è tra il Taekwon-do e le altre arti? CC: ll Taekwon-do si differenzia dalle altre altri marziali per spettacolarità ed efficacia delle tecniche di calcio. Il Taekwon-do è famoso in tutto il mondo per l’efficacia soprattutto delle tecniche di calcio. GM: Qual è secondo lei, o secondo i dettami, il fondamento, “l’anima” del Taekwon-do? CC: I principi del Taekwon-do (dettati dal gen. Choi, il fondatore) sono: integrità, perseveranza, autocontrollo, cortesia, spirito indomito. Chi obbedisce a tali dettami può chiamarsi “ Maestro”. GM: Come è stata accolta? E soprattutto, qual è stato l’approccio iniziale dei giovani e dei genitori dei ragazzi che sceglievano questo sport? CC: Negli anni 70 c’e’ stato il boom delle arti marziali in Italia e nel mondo. A Terracina la AS Palestra M. Caiazzo era l’unico centro in cui si praticava un’arte marziale. L’entusiasmo era alle stelle, tutti erano affascinati da questa nuova e sconosciuta arte marziale coreana, che si contrapponeva alle più famose arti marziali giapponesi Judo e Karate. GM: A chi consiglierebbe di intraprendere l’insegnamento del Taekwon-do? CC: A chiunque, indipendentemente dall’età e dal sesso. GM: Gli incontri. Ci parli brevemente di come sono strutturati e di qualche sua esperienza in proposito. CC: Vince l’atleta che totalizza più punti portati correttamente nel bersaglio sportivo valido. Un po’ come la scherma per intenderci. Il bersaglio sportivo valido è compreso dalla cintura in su. Riguardo le mie esperienze personali, ho praticato per circa 20 anni agonismo. Ho vinto il mio primo titolo nazionale a Roma nel 1977. Da allora molti successi ma anche qualche delusione che mi ha aiutato a crescere. GM: Quali sono le conseguenze, i provvedimenti presi nei confronti di chi usa impropriamente le tecniche d’attacco del Taekwon-do? CC: Non c’e’ niente di specifico, la difesa deve essere proporzionale all’offesa come per chiunque. GM: Ha trovato delle differenze di approccio nei confronti del Taekwon-do da parte degli italiani rispetto agli atleti stranieri? CC: Gli Italiani sono ottimi atleti ed insegnanti. Ogni paese ha un approccio diverso in relazione alla cultura, all’estrazione sociale, alla qualità di vita. GM: Ci parli brevemente della FITAE. CC: Per conoscere adeguatamente la FITAE basta visitare il sito: www.taekwon-do-fitae-itf.com. GM: Prospettive future della FITAE in Italia in generale e nell’area pontina in particolare. CC: La FITAE è una realtà nel circuito Europeo e Mondiale. È strutturata in linea professionale ed esemplare. Nella realtà pontina conta circa 10 centri. È in netta crescita. Dal sito della FITAE se ne evince la professionalità, la struttura, i programmi nei circuiti europei e mondiali. GM: Un messaggio che lei, maestro, darebbe ai giovani. CC: Avvicinatevi alle arti marziali in genere. Ma soprattutto consiglio il Taekwon-do per completezza e bellezza. Esistono molti falsi “maestri”, parassiti ed esseri ambigui, che si fanno chiamare “maestri”.Attenzione a costoro. Purtroppo il mondo delle arti marziali ne è pieno.
Le foto del maestro Caiazzo sono state tratte dal sito www.carminecaiazzo.it e sono di sua esclusiva proprietà. |
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