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mercoledì 08 settembre 2010
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Si ringraziano per la preziosa collaborazione:
- Francesca (traduttrice)
- Bruno Del Frate (webmaster)
- Francesco Giubilei (redattore)
- Antonietta (redattrice blog)
- Caterina Armentano
(redattrice blog)
Disegno&Pittura


Dario Cestaro. Quando le illustrazioni prendono vita. PDF Stampa E-mail
Disegno&Pittura
Scritto da Elys&Sylvie   

GoodMorning ha intervistato Dario Cestaro, un artista impegnato su più fronti e capace di dare concretezza ai sogni dei bambini. I suoi non sono semplicemente dei “libri per l’infanzia”, ma qualcosa di più: porte d’accesso a mondi fatati. Noi ne siamo rimaste letteralmente incantate e vedendo le sue opere siamo tornate un po’ bambine…
Se volete visitare il suo sito, questo è l'indirizzo: http://www.dariocestaro.it

 

                                                 

 

GoodMorning: Guardando il suo curriculum vitae si deduce che lei ha fatto moltissime esperienze non circoscritte  nell’ambito del disegno. Possiamo definirla veramente solo “illustratore”?
Dario Cestaro:
Direi che il termine autore di libri pop-up definisce bene la mia principale attività.

GM: Cosa significa per un illustratore lavorare nell’ambito del teatro e della pubblicità?
DC:
Significa cambiare punto di vista, fare esperienze diverse ricevendo e portando nuovi stimoli da un ambito all’altro. Poi tra i libri pop-up e la scenografia ci sono forti connessioni, visto che uno spread 3D (ovvero una doppia pagina pop-up) spesso viene gestita come una piccola scatola scenica. Altro discorso è l’ambito della pubblicità, dove regnano altre dinamiche spesso condizionate da uno stile tendente al grafico e sintetico.

GM: Pittura e scenografia possono dirsi discipline gemelle? Perché?
DC:
Sono due discipline ben distinte tra cui è possibile avere degli scambi. Nella pittura c’è un rapporto unico e diretto con l’immagine. Nella scenografia la pittura se presente, è un tassello di un’opera complessa alla quale partecipano tante maestranze in un continuo dialogo.

GM: Per sua esperienza diretta, quanto l’ambito delle scenografie teatrali e delle pubblicità possono influenzare quello più prettamente pittorico?
DC:
Trovo l’ambito scenografico molto distante dagli altri due, mentre nella pubblicità si possono incontrare soluzioni grafiche e compositive che possono ispirare anche delle soluzioni pittoriche, e viceversa.

GM: La prima frase che si legge nella sua biografia è: “autore di libri per l’infanzia”. Ci parli di questa scelta. Perché ha deciso di orientare la sua arte verso il mondo infantile?
DC:
Perché amo molto le storie fantastiche, i mostri, e i bambini. È come non aver mai smesso di giocare, il mio studio è pieno di giocattoli e libri, ne ho più io che mia figlia (che ogni tanto viene a rubarmeli).

GM: Il progetto concept: di cosa si tratta?
DC:
Il concept è il riassunto del progetto, ciò che lo spiega in poche parole cercando di trasmetterne l’essenza e l’emozione. È necessario per proporre ad un editore un libro durante il breve tempo di un colloquio.

 

GM: Per chi non lo sapesse, ci spieghi cosa sono i libri Pop-up.
DC:
Sono libri che attraverso l’utilizzo di meccanismi o strutture cartotecniche, fuoriescono da se stessi per assumere forma tridimensionale o creare movimento.
In “Alice nel paese delle meraviglie” Alice si addormenta leggendo una fiaba e nel sogno entra dentro il libro incontrandone i protagonisti. Questa parte di storia simboleggia lo scopo di ogni illustratore e scrittore, ovvero quello di essere coinvolgente al punto tale da catturare nel libro il lettore. Nel caso dei libri pop-up avviene il contrario, è il libro che fuoriesce e va a prendersi l’attenzione del lettore.

GM: Com’è avvenuta la sua “iniziazione” in questo mondo?
DC:
Disegno da sempre, sono entrato in Matte Italia come toys designer, in seguito ho convogliato le due competenze in una: illustrazione + giocattolo = libro pop-up.

GM: È  la realizzazione di un suo sogno oppure una meta scoperta dopo?
DC:
Meta scoperta dopo, ma senz’altro anche un sogno realizzato.

GM: Ci parli dei suoi libri. Come sono realizzati? In genere quali argomenti trattano?
DC:
Mostri!!!  Adoro i mostri e penso che anche i bambini li adorino. Un mostro può essere tante cose non solo proiezione delle paure ma anche la liberazione degli istinti, la sovversione delle regole, un alterego fantastico.

GM: C’è un libro al quale è o è stato particolarmente legato?
DC:
In questo momento ce ne sono 4: uno appena uscito nelle librerie per la casa editrice De Agostini, si intitola Casa Trendy, e penso che sia venuto proprio bene. Gli altri 3 sono progetti che sto realizzando, ai quali punto molto e sono un bestiario pop-up pieno di Mostri imprigionati tra le pagine, che aspettano un lettore che li liberi; un libro illustrato da leggere al buio, tutto su toni verdolini; infine un libro sulle espressioni degli animali, realizzato con una tecnica a collage di cartoncini.

GM: Le illustrazioni risultano essere molto particolari, sia nei colori  sia nei soggetti. In genere da cosa è ispirato per la loro realizzazione?
DC:
Alcune volte è il tipo di libro a suggerirmi la tecnica che più gli si addice, altre volte è il contrario, ho voglia di usare una particolare tecnica, e mi oriento verso un progetto a cui è adatta. Altre volte sperimento.

GM: Le tecniche preferite? Perché?
DC:
In questo momento sono presissimo dal disegnare con la biro nera (favolosa) e ad acquerellarci sopra, ma anche dal collage di cartoncini colorati di cui ho accennato poco fa.

GM: L’uso del computer lo ritiene utile, un elemento aggiunto all’arte oppure un mezzo del quale un artista può fare a meno?
DC:
C’è chi riesce ancora a farne a meno, io più che utile lo trovo necessario.

GM: Per le performance teatrali, di quali tecniche si avvale? Può rivelarci qualche segreto? Farci entrare nella sua “bottega”?
DC:
Fin’ora ho sempre usato acrilico più o meno diluito, su tela, mi piacerebbe utilizzare sabbie, secchiate di colore, corde e materiale da appiccicare sopra o davanti alla tela. Un segreto è che per disegni complicati, mi traccio delle linee in gesso invisibili al pubblico, che mi permettono di essere più veloce e non sbagliare proporzioni.

GM: Sempre nella sua biografia possiamo vedere che lei ha partecipato alla realizzazione di giocattoli. Ci parli di questa esperienza.
DC:
Amo i giocattoli, per me lavorare ad un giocattolo è come giocare, o immaginare di farlo. Deve essere proprio l’emozione del gioco a condurre il progetto fino alla fine, cercando di monitorare il tutto con gli occhi di un bambino.

GM: Passare dal ruolo di artista al ruolo di insegnante nei laboratori è stato difficile per lei? Cosa ha significato trasmettere le sue conoscenze?
DC:
Tenere workshop e laboratori è piacevolissimo, con i bambini è quasi uno sfogo, mi diverto e nello stesso tempo sondo le loro reazioni e i loro gusti. Se lo facessi a tempo pieno però credo che impazzirei. Con gli adulti è come condividere una passione, parlare di ciò che più amo , dovrei pagare io loro per ascoltarmi.

GM: In cantiere … cosa c’è?
DC:
Porto sempre avanti tanti progetti contemporaneamente, in modo che passando da uno all’altro rimango fresco e stimolato. In particolare in questo momento ho a cuore i 3 progetti di cui ho parlato prima, il bestiario, il libro da leggere al buio e quello con le illustrazioni collage.

GM: Un pensiero per i visitatori di GoodMorning!
DC:
Complimenti per il vostro entusiasmo e i molteplici interessi, Un GoodMorning anche a voi e in bocca al lupo!

 

Le immagini ci sono state gentilmente concesse da Dario Cestaro. Tutti i diritti sono riservati.

 
Il mondo fantastico di Carla Castagno PDF Stampa E-mail
Disegno&Pittura
Scritto da Elys&Sylvie   

Entrare nel mondo di Carla Castagno vuol dire scoprire un universo fatato, fatto di colori caldi e vivaci, simpatici personaggi fantastici, folletti, fatine, graziosi animaletti  dai teneri ed amabili volti che colpiscono lo sguardo e conquistano bambini e adulti.
Sebbene un’artista si coglie attraverso il suo operato, attraverso le sue parole e la sua biografia abbiamo il piacere di conoscere parte di questa bravissima illustratrice.

Carla Castagno si diploma nel 1998 all’Istituto Europeo di Design di Torino. Ad oggi ha lavorato in quasi tutti i campi del disegno, dando prova oltre che di un’innegabile talento anche di una grande versatilità.Tra le sue esperienze professionali annovera la pubblicazione di libri per bambini e scolastica per le case editrici De Agostini, Elle Di Ci e Lazzaretti. Nel mondo dei cartoni animati, ha contribuito alla realizzazione de “La Gabbianella e il gatto” per la Lanterna Magica e ad alcune serie televisive in onda su RAI2.  Vince, inoltre, nel 2004 il primo premio del pubblico all’Enel Digital Contest con il cartone Flash Formiche.Ha collaborato in varie campagne pubblicitarie per la produzione di manifesti, cataloghi e depliants. La sua esperienza lavorativa si arricchisce con il tempo, varcando i confini nazionali. Possiamo infatti menzionare, tra le sue pubblicazioni recenti, Fun Flyer (2004), gioco con stickers, Uniset (Copenaghen),  All About me (2007) Dragonpencil (USA), Daniel the dinosaur (2007) e Count with Daniel (2008) di Daryl Cobb, Tentotwochildrensdbooks (USA).  Per quanto riguarda l’Italia, un’opera recente è Formula Storia volume 1 e 2 scolastica per Raffaello Ed. del 2007.Instancabile e attiva organizza anche corsi per bambini e adulti e segue un gruppo di portatori di handicap per aiutarli a sviluppare la loro manualità. Attualmente sta sviluppando con un programmatore e un musicista alcuni cartoon in flash e dei videogiochi demo, presto inseriti sul suo sito.

Per chi volesse visionare i suoi lavori vi rinviamo al suo spazio web: http://www.illustration-art.net. 

Tutte le informazioni sopra menzionate sono state tratte dal sito dell’artista: http://www.illustration-art.net.Le immagini ci sono state gentilmente fornite da Carla Castagno e sono di sua esclusiva proprietà.

 
Carla Castagno: l'intervista PDF Stampa E-mail
Disegno&Pittura
Scritto da Elys&Sylvie   

 GoodMorning: Raccontaci qualcosa di te. Chi è Carla Castagno? 
Carla Castagno: Carla Castagno è una giovane illustratrice che vive in un piccolo paese in provincia di Cuneo con gatti, galline e papere. Una bella famigliola, un marito, un figlio di 6 anni e un altro pargolo in arrivo, insomma tutto regolare direi. 

GM: Qual è stata la tua formazione artistica? 
CC: Dopo il diploma scientifico ho frequentato lo IED di Torino, dipartimento di illustrazione. Ho poi seguito il corso di 6 mesi per disegnatori di cinema d’animazione presso la Lanterna Magica, con la quale ho collaborato per un annetto, lavorando al film animato “La gabbianella e il gatto”, che è stato il mio vero punto di partenza come disegnatrice. 

GM: Hai avuto esperienze di lavoro importanti sia all’estero che in Italia. Cosa puoi dirci in proposito? Dove ti sei trovata meglio a lavorare? 
CC: Dopo il breve periodo nel campo dell’animazione sono tornata al mio amore originario: i libri. Ad oggi la maggior parte delle mie pubblicazioni sono all’estero, soprattutto in USA. Mi trovo benissimo nel mercato americano e loro sembrano apprezzare il mio lavoro più che in patria. In Italia, per quanto mi riguarda, nonostante alcune interessanti collaborazioni con De Agostini, Elle Di Ci e altri editori, il lavoro stenta un po’ a decollare. In ogni caso sono più che soddisfatta dato che gli editori d’oltre oceano mi offrono al momento parecchi progetti interessanti a cui lavorare e non mi fanno mancare nulla.  

GM: Quali tecniche utilizzi per realizzare le tue illustrazioni? Ce n’è una che prediligi particolarmente? 
CC: Principalmente due: il digitale e l’acquerello. Il digitale, realizzato con la tavoletta grafica e l’utilizzo di software come Adobe Photoshop e Illustrator, è il preferito per questioni prettamente pratiche: è di veloce realizzazione, è facilmente modificabile e rende bene in stampa. Ma l’amore per l’acquerello, che utilizzo in maniera abbastanza tradizionale, rimane forte e sincero. 

GM: Hai collaborato anche alla realizzazione di cartoni animati. Com’è stata quest’esperienza? Preferisci operare in quest’ambito artistico oppure in quello dell’illustrazione? 
CC: Come già ho detto quello è stato il mio punto di partenza. Il lavoro al film “La gabbianella e il gatto” è stato divertente, stimolante e faticosissimo. A volte rimpiango un po’ quel clima, perché oggi lavoro da sola e le idee viaggiano meglio in compagnia, si sa. Dopo il primo film però, ho collaborato a diverse serie televisive, e il lavoro è diventato sempre più faticoso e meno frizzante, almeno dal mio punto di vista. Di fatto si è all’interno di una grossa macchina produttiva, una catena di persone che lavorano in simbiosi ad uno stesso progetto, e non è previsto che una emerga più delle altre dato che il cartone nel complesso deve essere omogeneo. Perciò ho preferito passare all’editoria, dove si ha più possibilità di esprimersi in maniera originale e creativa. 

                            

GM: In cosa consiste la tecnica tradizionale (2D) per realizzare le animazioni?  
CC: Per questa domanda servirebbe un’enciclopedia! Sarò breve: in sostanza si realizzano, uno per uno, tutti i disegni utili per vedere il movimento in maniera fluida. Tradotto significa circa 12 fotogrammi al secondo per le serie televisive, e 24 al secondo per il cinema. Una mole di lavoro impressionante se si considera che per ciascun fotogramma ci sono più disegni… 

GM: E le intercalazioni cosa sono? 
CC: Il movimento viene reso partendo dai cosiddetti “disegni chiave”. Per esempio, un bimbo che saluta può avere 2 disegni chiave, uno con la mano verso destra, uno con la mano verso sinistra. In seguito, per rendere la fluidità, si realizzano dei disegni intermedi, le intercalazioni appunto, che riempiono i fotogrammi fra un disegno chiave e l’altro e permettono l’illusione del movimento. 

GM: Nelle tue illustrazioni ci sono dei soggetti in particolare che preferisci rappresentare? 
CC: Sicuramente i bambini e gli animali, specialmente in situazioni ironiche e bizzarre. 

GM: E il packaging, invece, che cos’è? 
CC: L’arte di creare imballaggi di buona qualità estetica. Praticamente si progettano e illustrano le scatole che serviranno per la vendita dei prodotti. In particolare io ho illustrato scatole e imballaggi per il cioccolato Caffarel, che investe molto in questo senso, creando scatole regalo di grande qualità soprattutto in occasione delle feste. 

GM: Com’è stata la tua esperienza nel campo dell’illustrazione per le campagne pubblicitarie?  
CC: Positiva. Si investe parecchio nell’estetica della pubblicità, è un campo che rende bene e offre parecchie opportunità. Io però faccio l’illustratrice per passione, e il mio primo amore sono i libri per bambini. Perciò finisco per orientarmi di più verso quel settore, che rende un po’ meno, ma mi da più soddisfazione. 

 GM: Quando disegni hai un rito particolare da rispettare? Ad esempio ascolti musica, preferisci il silenzio e l’isolamento… 
CC: Nessun rito, a volte ascolto musica a volte no. È del tutto casuale. L’unica cosa che faccio sempre, all’inizio di ogni progetto, è la ricerca. Mi circondo di materiale utile per entrare nella giusta atmosfera. Se il libro che devo illustrare parla di cucina, come “The pie and… oh that smell!” di Connie Smith che sto illustrando adesso, cerco libri di cucina, immagini, favole, riviste, film, cartoni, insomma qualunque cosa possa suggerirmi delle idee in merito. Poi metto tutto su un grosso tavolo e annoto le idee che mi vengono schizzando su fogli riciclati mentre leggo il testo. Solo in un secondo tempo sviluppo le idee in maniera più dettagliata. 

GM: Abbiamo visto che organizzi anche corsi di pittura per bambini. Com’è quest’esperienza e perché hai deciso di dedicarti anche all’insegnamento? 
CC: All’inizio è stato per caso, qualche mamma mi ha chiesto se potevo far lezione al figlio e così ho scoperto che la cosa mi divertiva molto. Adoro i bambini e la loro creatività genuina. Peccato che oggi abbiano giochi troppo strutturati per poterla sviluppare al meglio. Consiglio a tutti di comprare meno giocattoli e lasciare che i bambini inventino i giochi con un pezzetto di carta o un sasso. Così si sviluppa veramente il genio creativo. 

GM: È stato difficile affermarsi in Italia?  
CC: Non sento di essermi davvero affermata in Italia. Come professionista mi sento affermata soltanto se penso al mercato USA. 

GM: Cosa consiglieresti ai ragazzi che vogliono intraprendere la tua stessa strada? 
CC: Umiltà e pazienza. Accettare le critiche, farne tesoro e andare sempre avanti. Per ogni 10 porte chiuse una se ne aprirà con una buona opportunità, ma bisogna guadagnarsela! 

GM: Progetti per il futuro? 
CC: Al momento mi sono imbattuta in una nuova opportunità lavorativa che mi sta dando parecchie soddisfazioni: la vendita stock. So che molti professionisti non vedono di buon occhio queste agenzie, che di fatto vendono immagini (foto e illustrazioni) a prezzi stracciati, ma io adoro le novità e ho voluto provarci senza preconcetti. Così ho aperto un mio portfolio con l’agenzia Dreamstime:http://www.dreamstime.com/resp200897-free-image
E devo dire che non solo si vende bene, ma trovo questo tipo di lavoro molto stimolante e divertente. C’è assoluta libertà creativa, l’agenzia seleziona le immagini solo in base alla qualità, il tema e la tecnica sono a discrezione dell’artista. E se è vero che il cliente può acquistare il diritto di pubblicazione per pochi dollari (di cui la metà vengono in tasca a me) è vero anche che ogni immagine può essere rivenduta decine, centinaia di volte. Perciò con un portfolio ben costruito e cospicuo si può arrivare ad intascare un mensile interessante in diritti d’autore.  In futuro quindi vorrei sviluppare questa attività, che mi porterà ad affiancare i progetti “su commissione” ad un lavoro più libero e creativo. 

Le immagini ci sono state gentilmente fornite da Carla Castagno e sono di sua esclusiva proprietà.

 
Stefano Mina: emozioni a colori. PDF Stampa E-mail
Disegno&Pittura
Scritto da Elys&Sylvie   

minaGoodMorning: Stefano Mina. Chi è? Raccontaci qualcosa di te. 

Stefano Mina:
Chi sono? Magari lo sapessi!  Proverò a tracciare un approssimativo e confuso identikit. Ho 50 anni e dipingo praticamente da sempre. Non ho un percorso accademico ma ho comunque frequentato un istituto d’arte. Non faccio l’artista di professione, nel senso che per guadagnarmi da vivere devo fare altro. Grazie a quel “ altro” ho potuto dedicarmi senza compromessi - se non quelli con il tempo – a questa mia incredibile passione che è la pittura.  Sono un appassionato divoratore di film, musica e libri.  Credo profondamente nei rapporti umani, e nell’amicizia; ho una splendida famiglia composta da moglie, due figli maschi e un gatto, maschio pure lui. Amo camminare e non sopporto le auto nei centri urbani. Del viaggio prediligo l’intervallo fra la partenza e l’arrivo così come nella pittura  mi intriga  tutto quello che avviene nello spazio che intercorre dal bianco della tela fino al lavoro ultimato.  Dipingere è fare continui incontri, spesso inaspettati. Mi indigno e irrito facilmente e non sopporto l’ipocrisia e chi non si schiera. Ho la  parola facile ma apprezzo tantissimo chi in silenzio sa ascoltare. Sono un animale curioso. 

GM:
La prima volta in cui hai preso in mano un pennello e ti sei detto: “Io sono un pittore” 

SM:
Non ricordo con precisione quando è stato. Il mio avvicinamento alla pittura è avvenuto molto presto. Già all’età di 6  o 7 anni dipingevo con le tempere e ricoprivo ogni mio dipinto con un vetro incorniciandolo con del nastro isolante nero. Solo più tardi verso i 12 anni, grazie ad un mio zio che me ne regalò una scatola con tanto di tavolozza, sono passato alla pittura ad olio. Mi sono sempre pensato “pittore” anche se la consapevolezza l’ho avuta piuttosto tardi, quando dopo aver partecipato ad un concorso nazionale per artisti sconosciuti ( premio Arte 86, Mondadori) un mio lavoro è stato selezionato fra duemila partecipanti permettendomi di aggiudicarmi la targa d’argento.  

GM:
Quando è avvenuta la tua prima mostra? Che pensieri ti hanno attraversato? Quali paure avevi? 

SM:
Ricordo con precisione la prima esposizione. E’ stata mia moglie a spingermi a partecipare. Io avevo una paura folle e non mi sentivo assolutamente pronto. Stavo ancora cercando una mia identità come pittore ed ero, oltre che confuso, piuttosto acerbo. Era una “collettiva”. I commenti furono abbastanza buoni anche se assolutamente non meritati; la mia pittura allora era molto “pesante”, quasi kictch ma soprattutto  immatura. Fu però molto importante per la mia autostima, e quelle benevoli considerazioni mi aiutarono a credere in quello che stavo facendo e mi spronarono a lavorare con maggior determinazione.Per questo motivo non capisco e non sopporto la durezza e la spietata sincerità di alcuni giudizi nei confronti dei giovani. Non sempre le critiche negative aiutano a crescere. 

GM:
Parliamo dei tuoi quadri. Con quali tecniche li realizzi? Ce n’è una che prediligi in particolare? Chi sono i tuoi “soggetti”? 

SM:
Per molti anni la mia è stata una pittura “figurativa”. Utilizzavo principalmente colori ad olio. Sono poi passato alle tecniche miste mescolando vernici di ogni genere con stucchi, polveri di marmo, colle, su supporti  da me costruiti ma anche utilizzando oggetti di recupero, fino ad approdare alla tempera acrilica su tavola. Solo di recente ho ripreso a dipingere su tela. L’acrilico ha un’essiccazione più rapida rispetto all’olio e questo può essere un problema visto che poi diventa difficile recuperare eventuali errori, ma proprio per lo stesso motivo essendo meno controllabile dà più spazio al “caso” che assecondato diventa spesso un buon alleato.Il soggetto non è per me così importante… Più che altro cerco di dipingere sensazioni, anche se dei punti di riferimento li ho comunque. La mia è soprattutto una ricerca sulle possibilità della luce e dell’ombra di interagire fra loro creando forme più o meno riconoscibili. Sono partito da certe geometrie che la luce crea infiltrandosi in zone d’ombra per poi proseguire  “giocando” con fenomeni naturali come le nuvole, le ali di farfalla, la chioma degli alberi. Sempre in modo evocativo, mai in maniera esplicita. 

minaGM:
Nelle gallerie presenti sul tuo sito abbiamo notato che ricorri spesso a colori scuri, come il blu, il grigio, il rosso. Perché? 

SM:
Non c’è un motivo specifico. Sono i colori che amo, quelli che mi servono per esprimere al meglio la mia “ poetica”. La mia, ripeto è una pittura giocata su piccoli scarti cromatici e non su contrasti netti. Preferisco la pittura sussurrata.  Spesso vengo “accusato” di dipingere quadri tristi, cupi proprio per l’utilizzo dei colori scuri ma per me non è così, cioè almeno non del tutto… non nego una certa malinconia, qualcuno a cui sono grato l’ha definita quiete,  ma domando:  come può scaturire la luce se non dalle tenebre? Guardando  un faro nella notte cosa ci attira maggiormente, la luce o l’oscurità che la esalta? E’ sempre una questione di punti di vista. 

GM:
Parlaci dei tuoi quadri, di questo gioco di luci ed ombre. 

SM:
Credo di aver in parte già  risposto. Praticamente molta della pittura è costruita attorno al chiaroscuro, al rapporto tra la luce e ombra, io ho semplicemente puntato l’obiettivo sul “fenomeno” disinteressandomi del soggetto. Posso solo aggiungere che è stata molto importante, per questa mia ricerca l’influenza che il cinema, mia grande passione, ha avuto. Questa influenza l’ho profondamente cercata ma non so fino a che punto questo trapeli nei miei dipinti.Guardando certi capolavori di registi come Orson Welles, Dreyer, A. Tarkowskij  che utilizzavano la luce e l’ombra in maniera magistrale ho tentato, almeno nei primi lavori, di assorbire quellesensazioni cariche di mistero che trovavo in certe inquadrature e di riprodurle, almeno    emotivamente. 

GM:
I soggetti rappresentati: sembrano quasi uscire fuori dal colore o nascondersi dietro un velo sfumato che rende il paesaggio quasi evanescente, impalpabile, come fosse visto dietro una sorta di nebbia. Perché? Cosa vuol rappresentare? 

SM:
Sinceramente è da molto tempo che il “rappresentare” ha perso per me il suo fascino. Un tempo forse ma ora quelle che maggiormente mi interessano sono le suggestioni. Proprio per questo motivo preferisco il non definito all’esplicito. Mi affascina guardare il mondo attraverso un velo, forse per addolcirne gli spigoli. Mi affascina la luce che filtra in una stanza buia attraverso uno spiraglio, fra le trasparenze di una tenda, fra le foglie di un albero. 

GM:
La tua pittura appartiene ad una tendenza, ad un filone artistico particolare? 

SM:
Ma non so, sono talmente tante le contaminazioni che non  saprei rispondere. Potrei con più facilità dire da dove vengo ma onestamente non so dove sono arrivato, forse non mi interessa neppure. Sono un pittore “ contemporaneo” che predilige il movimento, la ricerca rispetto alla staticità della tradizione, pur nutrendosi del passato. Spero  che questo non suoni presuntuoso…  credo che ognuno di noi debba seguire la propria natura. Non pretendo di essere innovativo, spero di essere credibile. 

GM:
Sappiamo che non si dovrebbe mai fare questa domanda ad un artista. Ma noi siamo curiose e te la rivolgiamo lo stesso! Quali significati si celano nei tuoi quadri? C’è un messaggio particolare, una sensazione che vuoi trasmettere al pubblico? 

SM:
Spero che la risposta non  vi deluda: non ci sono significati reconditi. Cerco soltanto di stabilire un contatto  emozionale e nient’altro con chi sta davanti ai miei quadri.  Certo, perché questo accada occorre entrare in sintonia. Se potessi, suggerirei a  chi si trova davanti a un mio quadro di liberarsi il più possibile da pregiudizi (questo naturalmente vale per molta dell’arte contemporanea) e di lasciarsi guidare dalla propria sensibilità. Spesso i miei quadri sono senza titolo proprio  perché preferisco lasciare a chi guarda la possibilità d’interpretare quello che vede con tutta la libertà possibile; al limite soltanto in un secondo momento  ci si potrà confrontare comunicando impressioni e sensazioni. Certo la mia non è una pittura che dà colpi nello stomaco, d‘altra parte non lo pretendo neppure. La speranza è che non lasci indifferenti, ma se succede, pazienza. 

GM:
Tra i pittori che si sono susseguiti nel tempo, ce ne sono alcuni da te particolarmente amati? 

SM:
Sono tantissimi. A parte i grandi maestri del seicento e alcuni impressionisti, senza alcun ordine cronologico, Burri, Tapies, Pollock, Turner, Spilliaert, che amo tantissimo, Richter, considerato forse il più grande artista vivente (sempre che queste classifiche abbiano un qualche significato), Rothko, Franz Kline, la pittura orientale, gli inchiostri di Victor Hugo ( bellissimi!) ecc.ecc.Ma potrei continuare a lungo. 

GM:
Chi sono stati i tuoi “maestri”? I tuoi punti di riferimento? 

SM:
Credo  che le contaminazioni siano ovunque e cambino in continuazione. Nel tempo ho avuto più che maestri, punti di riferimento, di "suggerimento", che mi hanno aperto gli occhi. Non avendo compiuto un percorso accademico me li sono dovuti andare a cercare da solo. Sono però fermamente convinto che si possa imparare da chiunque e da qualsiasi cosa, fondamentale è la capacità di vedere, di sentire e di cogliere tutto quello che ci gira intorno. Certo non posso negare che molti degli artisti da me citati mi abbiano ispirato,  attraverso il loro lavoro mi hanno illuminato, aperto strade nuove da percorrere, ma ripeto non sono stati i soli "maestri" (parola troppo spesso abusata). Maestro può essere anche il più˘ banale degli incontri, maestra è la natura sotto ogni suo aspetto, maestri gli oggetti, le cose… e poi ci sono i maestri inconsapevoli, quelli che spesso ti vivono accanto;  attraverso l’osservazione attenta del mondo che ci circonda possiamo essere continuamente condizionati in modo positivo… l’importante, ripeto, è tenere gli occhi ben aperti, essere curiosi e pronti a cogliere qualsiasi suggerimento. 

minaGM:
È difficile per un pittore emergere al giorno d’oggi? Come viene percepita dalla gente questa meravigliosa arte? 

SM:
In un paese come il nostro gli artisti sono spesso ritenuti degli alieni, “esseri particolari" forse tollerati e guardati con simpatia  ma sicuramente non invidiati. La cultura spesso rimane una parola vuota che  riempie bocche ma che poi alla fin fine  interessa davvero a pochi. In italia, tranne chi ha avuto successo commerciale, chi si occupa di arte viene considerato un folle con ambizioni irrealizzabili, un inguaribile sognatore, un adulto mai cresciuto, un gocherellone, insomma. Credo però che anche gli addetti ai lavori abbiano colpe non indifferenti perché nonostante si lamentino del poco interesse riservato all'arte  fanno davvero ben poco per cambiare lo status quo;  tutti più o meno felici  di far parte di una sorta di elite che a mio avviso rischia di diventare un circolo di onanisti culturali. Emergere probabilmente è sempre stato difficile, forse oggi ci sono maggiori possibilità di divulgare il proprio lavoro, i mezzi per farlo conoscere sono maggiori ma è anche vero che esiste molta, forse troppa, concorrenza  e diventa, per il fruitore che non sempre ha strumenti di decodificazione necessari, davvero complicato districarsi, orientarsi  in questa sorta di giungla. Bisogna imparare a diventare manager di se stessi ( io non ci sono mai riuscito) e presenziare il più possibile agli eventi culturali importanti per poter così intessere nuove relazioni ( non sono parole mie ma di un gallerista di tendenza), perché purtroppo oggi  quello che conta sono soprattutto le relazioni, il lavoro viene dopo. Naturalmente, io non la penso così.Per quanto ne so chi proviene  da accademie e possiede discrete capacità, ha sicuramente maggiori possibilità di essere notato, rispetto a chi è fuori " dal giro", da galleristi e mercanti che non hanno probabilmente né il tempo, né  la voglia, né la passione per "faticare"girando  per studi a scoprire nuovi talenti. 

GM:
Come ti rapporti con le nuove tecnologie? 

SM:
Non ho particolari pregiudizi nei confronti delle nuove tecnologie anche se non le utilizzo. Amo il gesto del dipingere, è da quel movimento che nasce la meraviglia di un segno, di una sfumatura di colore. Mi vengono in mente i solchi prodotti dall’aratura di un campo o lo spostarsi delle nuvole in cielo.Per la comunicazione invece la utilizzo tantissimo. Proprio per questo motivo ho inserito alcune immagini su internet e ho aperto un blog. 

GM:
Progetti per il futuro? 

SM:
Si è conclusa da pochi giorni una mostra a cui ho partecipato con alcuni bravi artisti. Per ora non ho progetti imminenti per il futuro se non produrre nuovi quadri.Per  me quello che conta è avere nuovi persorsi da seguire e produrre dipinti che mi possano ancora meravigliare.Ho sempre amato muovermi nei centri storici, ma non solo,  senza una meta precisa quasi con la speranza di perdermi, almeno per un attimo, nell’attesa di un incontro che possa stupirmi,  che possa incuriosirmi. 

GM:
Il tuo sito internet e il tuo blog.

SM:
http://stefanomina.blogspot.com/ ( blog)
http://stefanomina.we.bs   (sito immagini)

Le immagini sono dipinti di Stefano Mina e sono tratti dal suo sito web:  http://stefanomina.we.bs  

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Illustrazione di Dario Cestaro


Topolina e i racconti


Tatino, Telefono arcobaleno


Misterioso oriente


L'enigma
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