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Daze Nina Bruja e Carlotta De Melas pionieri di House of Books. PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano   
venerdì 09 ottobre 2009

Nel settembre del 2008 nasce un blog dedicato alla scrittura e alla letteratura e nessuno avrebbe mai immaginato che l’idea di Daze, comune a tante altre bloggers, si sarebbe trasformata in breve tempo, febbraio 2009, in un sito: House of Books (http://www.houseofbooks.org/) navigato da centinaia di utenti. L’azione che ha innescato  una reazione culturale e perché no, anche temeraria  in tempi così brevi, ha preso vita grazie all’incontro di tre donne appassionate di letteratura: Daze Nina Bruja (www.oopsydaze.com) Carlotta De Melas (http://smagliatureinchiostro.splinder.com/) e Anita Blonde. Spesso i buoni propositi sfumano e le belle idee vengono accantonate invece queste accanite lettrici di romanzi si sono armate di buona volontà e, fasciate di fantasia e passione, sono andate incontro al loro progetto realizzando un sito interessante, ironico, intenso, una realtà virtuale consona a molti aspiranti scrittori e a tanti autori già affermati. Noi di GoodMorning abbiamo voluto intervistare Daze e Carlotta rubando il metodo iene: un’intervista a due facce per scoprire, non solo  il mondo che con magistrale arte hanno creato ma le persone che si celano dietro i personaggi di tale splendida iniziativa.

 

HoBGoodMorning: La passione sfrenata per i libri ha portato Daze, nel settembre 2008,  ad aprire un blog dedicato ad essi. La voglia di raccontare storie vostre e altrui vi ha condotto, nel febbraio 2009, ad allargare gli spazi e a passare dal blog al sito: “House of Books” . Ѐ stata una vostra esigenza o una richiesta arrivata dal pubblico? 

Carlotta: Prima di tutto un saluto a tutti e grazie per averci dedicato questo spazio.Rispondo alla tua domanda. Lo abbiamo deciso di comune accordo per essere più credibili nella collaborazione con le case editrici e con gli autori. Offrire un servizio migliore ai lettori, nonché agli scrittori e agli artisti che sono i nostri veri protagonisti. 

Daze: Credo sia stata un'unione di entrambe le cose. Ci siamo guardate un po' intorno e abbiamo pensato potesse esserci spazio anche per noi. Un blog era troppo riduttivo, di difficile gestione dato che non ero più da sola ma accompagnata da due splendide fanciulle.  Così è nato in tempo record il sito con un discreto bagaglio e seguito. 

GM: House of  books”  è stata la creatura nata dall’incontro di tre donne che condividono la stessa passione per la scrittura e la letteratura. La vostra è stata più una sfida o una scommessa? 

Carlotta: Una scommessa  che vogliamo vincere e una sfida continua per rinnovarci, crescere, migliorare. Senza sosta e senza mettere un laccio ai nostri sogni. Ogni lunedì, giorno in cui pubblichiamo i nostri articoli, lanciamo verso l’altro colorati palloncini di inchiostro, la speranza è che vengano afferrati. 

Daze: È nata come un gioco, un progetto per stare insieme. Ovviamente abbiamo riposto speranze e abbiamo speso parecchie energie per fare in modo che il tutto fosse  bello da navigare e interessante per gli utenti. Ricordo che il giorno dell'apertura fu una bella sorpresa.  Tantissimi contatti, mail, messaggi e la partecipazione al concorso, il nostro primo, fu davvero strepitosa. Se avessimo scommesso sul successo di pubblico di HoB, avremmo sicuramente vinto! 

GM: Basta navigare in internet per renderci conto che siti e blog dedicati alla scrittura e alla letteratura  sono infiniti. Cos’ha “House of Books”  di diverso dagli altri ? 

Carlotta: Non è forse ovvio? Noi, il nostro gruppo.  La mitica Anita Blonde biondissima dama che sventola il ventaglio e legge libri, Kamenzind e le  sue recensioni ad alto contenuto alcolico. Nonché le due new entry: ViewtifulMax e Paolo Cecchetto. 

Daze: Molto probabilmente è il rapporto che abbiamo con il mondo dell'editoria e della letteratura. Ingenuo forse,  ma diverso da alcuni siti disincantati verso tutto e nati fondamentalmente per criticare e non per incentivare alla lettura. Insomma. Ogni giorno vedo troppi denti avvelenati. Fatevi curare, dico io. Al mondo c'è abbastanza meraviglia per tutti, basta trovarla. 

GM: Le vostre recensioni spaziano verso scrittori  con  generi  narrativi diversi. Con quale criterio decidete di intervistare l’uno o l’altro? 

Carlotta: Il criterio a cui ci affidiamo è la passione , nonché l’entusiasmo che ci suscitano. Diamo  luce solo agli scrittori che ci piacciono. Forse non è giusto per gli altri ma questo ci permette di essere onesti con quello che facciamo, affidandoci ad un criterio discutibile ma personale. HoB

Daze: In realtà siamo tutti molto indipendenti. Lavoriamo separati il più delle  volte, passiamo dalla ricerca alla lettura e al proporre temi agli altri. Ci piace dare spazio a chi ci piace. Quindi se leggiamo un libro interessante cerchiamo anche di scoprire qualcosa sull'autore attraverso le interviste. Io personalmente, ho trovato una mia dimensione facendo interviste tramite chat. Contatto gli autori e prendiamo un appuntamento e poi, via con le chiacchiere. Lo trovo un modo più personale per gestire la cosa e sinceramente molto più pratico e divertente. Anche per i lettori, spero! 

GM: La vostra diversità: Daze immersa in un mondo tutto suo fatto di bambole e merletti che dimora in una dimensione  affollata da colori cangianti. Una piccola Alice nel paese delle meraviglie che rincorre il suo coniglio pronta al prossimo tatuaggio.Carlotta:  scrittrice per vocazione. Riversa le sue fantasie su carta. Un romanzo alle spalle (Una lingua sul cuore, Giraldi editore), un  blog in cui parla di se stessa, della voglia di scoprire nuovi mondi e orizzonti. Due persone così diverse come fanno a convivere  in questo spazio virtuale? Siete amiche anche nella realtà?

Carlotta: Prima di tutto grazie per la scrittrice per vocazione. Io e Daze non siamo poi così diverse. Entrambe inseguiamo il Bianconiglio e ci addentriamo in luna park dalle sfumature rosa e nere. Magari lei beve birre con il cappellaio matto, mentre io vino rosso o the alla vaniglia. I nostri orizzonti si uniscono con divertimento, incanto e stupore. E hanno dato vita ad un’amicizia che si concretizza anche nella realtà e in nuovi e continui progetti.

 

Daze: Si, siamo più amiche nella realtà che nel virtuale. Pensa che ci siamo conosciute perché Carlotta mi ha chiesto di fare qualche scatto con le mie bambole per il suo libro, Una lingua sul cuore. È cominciata così. Poi ci siamo incontrate per una presentazione (dove abbiamo anche conosciuto Anita Blonde) e successivamente è nato il sito di House of Books. 

GM: Internet è un mondo infinito e dilatato in cui è facile perdersi e scomparire. Come fa “House of Books” a rimanere a galla? La sua bussola verso cosa punta? 

Carlotta: Verso il mondo delle parole.  Continueremo a far vivere House Of Books  finché ci divertiremo a farlo, finché le storie continueranno a pretendere attenzione. Abbiamo scoperto una bussola  che punta verso un quinto punto cardinale.

Daze: Punta verso la leggerezza, la risata, l'intrattenimento. Punta verso quello spazio lasciato tra i siti 'comici', di satira e quelli seri. Faceto ma non troppo. Cerchiamo l'equilibrio in modo che sia il più fruibile possibile. Un sito d'informazione ma anche che faccia da punto d'incontro.

 

GM: Gli autori che avete intervistato in questo anno sono sempre state scoperte soddisfacenti o qualche piccola delusione è toccata anche a voi? 

Carlotta: Personalmente no, nessuna delusione. Fortunatamente riceviamo moltissime richieste di interviste e recensioni libri e possiamo permetterci di scegliere. Anzi, spesso siamo noi a scovare gli autori. 

Daze: Qualche delusione ci è toccata per forza. Non possono essere sempre tutti gentili e perfetti come ce li immaginiamo. Però ho avuto più soddisfazioni e sorprese piacevoli che altro. Persone che pensavo che nemmeno rispondessero sono state molto disponibili. E con molti si sono create delle belle amicizie, virtuali e non. 

GM: “House of Books”  ha diversi collaboratori pronti a sostenere le vostre “fatiche” e a condividere le vostre idee. Sono stati loro a proporsi o siete voi alla ricerca di appassionati  disposti a intraprendere questo viaggio? 

HoB

 Carlotta: Entrambe le cose. Siamo diffidenti e gelose del nostro  castello, le persone che fanno parte di House of Books sono davvero eccezionali e diversissime.

Daze: In genere sono loro che vengono a me. Faccio da Messia. Scherzo, ovviamente. Le collaborazioni, fisse e saltuarie nascono come nasce tutto il sito. Da simpatie, amicizie e gusti comuni.

 

 GM: Quest’anno una nuova esperienza: la fiera di Torino. Raccontate le vostre impressioni, le vostre emozioni e cosa vi ha spinto a condurre “House of Books”  in un’ impresa così impegnativa.

Carlotta: L’incoscienza? Non so. Lo abbiamo deciso e lo abbiamo fatto. Abbiamo fissato appuntamenti e incontri che ci hanno permesso di conoscere e confrontarci con persone interessanti. Ci siamo divertite moltissimo e mi auguro che l’anno prossimo potremmo ripetere l’esperienza.

 

Daze: Come dici tu è stata un'esperienza impegnativa ma molto gratificante. Dopo i mesi passati su un pc a chiacchierare con persone e ricevere e-mail da sconosciuti, abbiamo finalmente potuto dare un volto ai più affezionati. E anche Bunny si è divertito molto conoscendo alcuni suoi miti tra cui Licia Troisi, G.L. D'Andrea e molti altri. 

GM: Il futuro. Fra un anno o fra dieci: sarà “House of Books”  a tenere in piedi questo rapporto d’amicizia che è nato tra di voi oppure esso  è così cementato da continuare  con o senza il sito? 

Carlotta: La  nostra amicizia continuerà, al di là di House of  Books. “Che dici Daze?” (sono curiosa di leggere la sua risposta). Tra l’altro io e Daze abbiamo in mente, e in programma,  diverse “cose” che ci vedono creare e lavorare  fianco a fianco.  Per esempio a novembre daremo vita ad un piccolo Tour letterario e fotografico, molto Randagio.

Daze: È un rapporto che va al di là del sito, di internet e di tutto. Usiamo molto questi mezzi perché non abitiamo nella stessa città ma in realtà siamo molto vicine di testa. Io e Anita Blonde siamo più fortunate perché abitiamo praticamente nella stessa città.

GM: Cosa  rappresenta per voi “House of Books”? Dove pensate che vi condurrà?

Carlotta: Rappresenta una passione a cui ci dedichiamo con impegno. Un rifugio. Un luogo che profuma di carta e storie. Polvere rosa che si solleva dai libri. Rappresenta un’occasione. Quando si comincia un viaggio non si sa dove si viene trascinati dal vento e dal destino. Forse non è neanche importante saperlo.  Salpiamo su mongolfiere, giochiamo dentro a tetri luna park, fotografiamo e scriviamo davanti a caminetti. House of  Books è un’avventura.  È un’occasione per imparare, per crescere. Per  parlare di ciò che amiamo, i libri. 

Daze: HoB rappresenta un modo per esprimermi, una sorta di sfogo. Spero mi condurrà verso conoscenze sempre più sorprendenti e verso avventure esaltanti. Sono sempre pronta ad ascoltare idee e proposte.

 

 

Foto fornite direttamente da House of Books.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 09 ottobre 2009 )
 
Nuovi autori. Paola Boni: tra fantasy e realtà. PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano   
domenica 07 giugno 2009
Basta cliccare sul link: http://www.myspace.com/paolaboni_blackangel per scoprire il mondo alternativo, alla nostra realtà, che Paola Boni abita. L’ha  allestito con la freschezza, il desiderio prepotente e passionale dei suoi giovani 23 anni dando alla luce un romanzo che narra l’amore travagliato tra Lucas, vampiro e Paola una Veggente. Dinamica e costruttiva Paola ha dato vita a un negozio  specializzato in libri e oggettistica fantasy e horror : http://www.luporosso.net/ . Un luogo dove la fantasia si moltiplica e dilaga dando la passibilità ad altri appassionati di vivere per un lasso di tempo con fate, nani, hobbit e quant’altro.    

 paola                                                                              
GoodMorning: Sei  una   giovane scrittrice fantasy  che si è aperta al mondo della scrittura attraverso “Black Angel” pubblicato con la casa editrice 0111. Nel settembre del 2008 ti sei  trasferita a Padova dove hai aperto il “Lupo Rosso”, un negozio specializzato nella vendita di libri e oggettistica Fantasy e Horror. collabori con il gruppo letterario “Scrittori Sommersi”. Se non bastasse il seguito del tuo primo romanzo è già pronto e stai scrivendo una trilogia che ha già un editore. Tutta questa energia è alimentata solo dalla passione per la  scrittura o è una necessità per non lasciarsi sopraffare dalla noia? 

Paola Boni: Sinceramente mi sono ritrovata tutti questi progetti in cantiere senza quasi rendermene conto. La scrittura è sempre stata fondamentale per me, un vero e proprio bisogno, per questo mi sono sempre data da fare, perché facesse il più possibile parte della mia vita, cogliendo ogni occasione che mi si presentava per non rischiare poi di avere rimpianti.  

GM: La tua strada letteraria sembra essersi incanalata verso il fantasy. Pensi che sia l’unico genere a cui ti dedicherai in assoluto o hai intenzione di sperimentare e di confrontarti con storie più concrete e vere? 

PB: Beh, il fantasy è un genere che amo molto nonché quello verso cui tendono naturalmente le mie storie e i miei personaggi. Personalmente, però, sono aperta a sperimentare e a provare a scrivere qualsiasi tipo di storia. Semmai mi si dovesse presentare l’occasione non mi tirerei certo indietro.

GM: Black Angel è nata da una storia che tu hai scritto durante la tua adolescenza.  Cosa ti ha spinta a rielaborare il tutto per dar vita a  Lucas e Paola (i protagonisti di Black Angel)? Cosa è rimasta di quella prima bozza di romanzo? 

PB: La rielaborazione che ha poi dato vita a Black Angel, è nata da una mia crescita a livello personale. La storia originale è nata quando io avevo tredici anni mentre Black Angel quando ne avevo diciotto, cinque anni di differenza nei quali sia io che la mia scrittura siamo pian piano cresciuti e maturati. Di quel primo romanzo che poi ha ispirato Black Angel direi che è rimasto praticamente tutto. Alla fine sono nate due storie talmente diverse che quel primo scritto è ancora chiuso in un cassetto in attesa magari di una futura sistemazione.  

GM: Lucas, il protagonista di Black Angel  è il risultato di un sogno e dell’influenza di L. K. Hamilton la prima autrice che ha lasciato un’impronta nel tuo cuore da lettrice-scrittrice. Non credi che quell’aura maledetta che lo avvolge abbia anche qualcosa che ricordi Angel della serie televisiva:“Buffy”? 

PB: Ecco, questa sinceramente è una cosa che non avevo mai notato. Adesso che mi ci fai pensare forse hai ragione…  beh come estimatrice di Angel non posso che ringraziare per questo paragone. Credo comunque che quest’aura maledetta che avvolge tanto Lucas quanto Angel, questo tormento che li accomuna, sia in un certo senso un elemento fondamentale della figura stessa del vampiro, evidenziata in maniera più o meno forte nelle varie figure letterarie o televisive.    

GM: Quanto Angel Black ha cambiato la tua vita? 

PB: Credo che con Black Angel sia iniziata la mia vita così come io la desideravo. Il solo scriverlo, mi ha dato una forza e una determinazione che non avevo mai pensato di avere, inoltre pubblicarlo, mi ha permesso di condividere la mia passione e di conoscere delle persone davvero meravigliose.Penso che il merito di tutto quello che ho costruito fino ad ora vada proprio a questo libro e a ciò che ha saputo darmi. 

GM: Anche il mondo fantasy richiede delle regole. Creare alternative alla nostra realtà richiede tempo e pazienza. Su cosa ti basi quando inizi a creare un nuovo mondo? Lasci che le regole siano uguali per ogni romanzo  che scrivi? 

PB: Personalmente ho un tipo di scrittura molto istintivo. Non ho regole particolari, lascio che i personaggi vadano dove vogliono e che gli eventi si svolgano naturalmente. Ovviamente però, cerco sempre di documentarmi in maniera dettagliata in caso di un’ambientazione moderna, come nel caso di Black Angel e comunque di dare a ogni personaggio un background ben definito. Diciamo che alla fine, niente deve essere lasciato al caso.  

GM: Hai seguito un corso di scrittura creativa alla   Scuola Internazionale di Comix, tenuto da Alda Teodorani, è stata una scelta legata all’impulso della curiosità oppure hai voluto metterti alla prova convinta di poter apprendere il necessario per completare il tuo essere artista? 

PB: Veramente il fatto che io abbia frequentato il corso di scrittura alla Scuola di Comics è dovuto a una lunga serie di coincidenze che poi mi hanno portata a iscrivermi. Ovviamente sono sempre stata interessata a frequentare un corso di scrittura, perché sapevo di avere, come ho ancora, molto da imparare. Per questo quando mi si è presentata l’opportunità l’ho colta al volo.  

GM: Secondo te quanto è importante seguire corsi di scrittura creativa? Se da essi si imparano delle regole e le tecniche necessarie  per diventare scrittori professionisti pensi che si perda anche quella spontaneità che spesso rende originali  gli scritti di un esordiente? 

PB: Per me un corso di scrittura è utile quando non si limita a insegnarti delle tecniche e regole di scrittura, ma ti aiuta a elaborarle in base al tuo modo di scrivere, indirizzandoti, poi, verso il genere a cui sei naturalmente portato. Inoltre dovrebbe anche mostrarti la realtà editoriale italiana attraverso incontri con autori ed editori o la partecipazione a fiere del libro e presentazioni letterarie per non lasciarti del tutto spaesato nel momento in cui ti trovi ad affrontare questa realtà. Questo almeno è stato il tipo di esperienza che ho avuto io alla Scuola di Comics e devo dire che mi ha permesso di crescere davvero molto come scrittrice.  

GM: La tua collaborazione con il gruppo letterario: “Scrittori Sommersi” ti ha portato alla pubblicazione di un racconto: “Dark Sensation” nella loro antologia “25 racconti emersi”. Lo consideri il tuo primo esperimento o pensi che già da lì si può definire il tuo stile?  

PB: Tutti i miei lavori, per me, sono degli esperimenti. Non penso che si smetta mai di mutare e di migliorare la propria scrittura. Ogni racconto o romanzo che scrivo è semplicemente un passo avanti. Sebbene i tratti principali ci siano già, sinceramente non mi sento ancora abbastanza matura da poter dire di essere arrivata a quello che poi sarà il mio stile vero e proprio. So di poter crescere ancora con un po’ di pazienza e continuando a lavorare sodo. 

GM: Il gruppo letterario Scrittori Sommersi si ripropone di essere di sostegno e di aiuto agli scrittori esordienti. In che modo lo fa? Come definiresti la tua collaborazione con loro? Pensi che sia necessario far parte di un gruppo letterario per crescere come artista? 

PB: Gli Scrittori Sommersi  si propongono di creare una rete di reciproco supporto tra autori esordienti sfruttando soprattutto i canali di internet come myspace, facebook o il nostro stesso sito web. Attualmente ci stiamo muovendo su più fronti come ad esempio un gruppo di lettura per la selezione di romanzi editi da promuovere tramite i canali sopracitati o durante le presentazioni della nostra antologia. Inoltre stiamo lavorando alla realizzazione di una seconda raccolta di racconti alla quale, oltre agli Scrittori Sommersi che hanno dato il via al progetto, parteciperanno anche diversi autori che appunto avevano inviato i loro lavori al gruppo di lettura. Per quanto riguarda la mia collaborazione con loro cerco di essere partecipe per quanto il tempo e le possibilità me lo consentono anche perché penso che scambiare e condividere idee e opinioni e, perché no, anche scontrarsi, a volte, con gli altri sia un buon modo per crescere e non solo nell’ambito della scrittura. 

GM: Un libro è un percorso di vita. Modifica delle situazioni e crea degli eventi ma anche e soprattutto delle aspettative se tutto ciò viene a mancare il più delle volte si rimane delusi.  Le tue aspettative sono state premiate? 

PB: Per ora direi che le cose sono andate oltre ogni mia più rosea aspettativa. Quando Black Angel è stato pubblicato sinceramente ero davvero terrorizzata. Lo vedevo un po’ come un salto nel buio, non avendo avuto modo di far leggere il mio lavoro ad altri (tranne forse che a un paio di persone care) e quindi non sapendo minimamente se potesse piacere o meno. 

GM: Trovare una casa editrice disposta alla pubblicazione di questi tempi è una vera impresa. Le ricerche sono lunghe e spasmodiche. Come sei approdata alla 0111  e cosa ti ha convinta a pubblicare con loro? 

PB: Ho trovato questa casa editrice grazie ad alcuni suggerimenti che mi sono stati dati all’interno del gruppo “protagoniste femminili nella letteratura italiana” di aNobii. Ho dato un’occhiata al sito internet e mi è sembrata una casa editrice seria seppur molto giovane. Quindi ho provato a spedire il file di Black Angel finché dopo qualche tempo non ho ricevuto un contratto di edizione.  Prima di decidere ho chiesto consiglio a persone che comunque avevano già pubblicato tra i quali anche un membro degli Scrittori Sommersi anche lui uscito con la 0111. Alla fine ho deciso di pubblicare con loro perché comunque era un buon punto di partenza per una ragazza che, a parte qualche racconto, era alla sua prima pubblicazione. 

GM: Correggere il proprio dattiloscritto a volte diventa un’impresa da titani in quanto, non solo non si riesce ad essere obiettivi ma soprattutto a forza di leggere, scrivere e riscrivere il testo si impara quasi a memoria e quindi molti errori non si notano più. Eppure nonostante questo inconveniente tu ti sei dovuta occupare dell’editing della tua opera scegliendo lo stesso di pubblicare con una casa editrice che non si occupa di editing. Perché? 

PB: Purtroppo la questione dell’editing di Black Angel è un po’ “scottante”. Sono certa che sarebbe risultato migliore se lo avesse avuto, ma sinceramente alla fine la 0111 si è dimostrata comunque una buona occasione per un’esordiente quale sono, di  mostrare il proprio lavoro quindi sono comunque contenta della scelta fatta.    


GM: La 0111 è una casa editrice piccola ma seria disposta verso gli esordienti ma è risaputo che i canali per la pubblicità sono limitati. Non ti sei sentita sperduta una volta avuta l’opera tra le mani visto che la responsabilità di presentarla al mondo è stata tutta tua? 

PB: Si devo dire che all’inizio è stato un po’ spiazzante. Non sapevo molto bene come muovermi e devo dire che la mia eccessiva timidezza non è stata certo di aiuto anche se in effetti, ho avuto la fortuna di trovare parecchie persone pronte a supportarmi. Grazie ai vari racconti legati al romanzo, poi, all’interno del gruppo “Protagoniste Femminili” di aNobii, si stava già creando una certa curiosità attorno al libro, il che sicuramente mi ha aiutata molto quando c’è stata l’uscita vera e propria di Black Angel.  

GM: Sul tuo blog hai scritto che ami rimanere sveglia a scrivere fino alle quattro del mattino avvolta da un’atmosfera particolare. È l’unico modo per mettere in piedi una trama, una scaletta oppure non hai regole  e metodi e lasci fare all’ispirazione e al caso? 

PB: Come già detto io ho un tipo di scrittura molto istintiva. Non parlerei di lasciare al caso, perché comunque cerco sempre di creare personaggi e vicende il più coerenti possibili, anche se la prima stesura è sempre dettata dai personaggi stessi. Sono loro che agiscono, che si muovono all’interno delle ambientazioni guidandomi nella loro vita. Il rimanere sveglia a scrivere fino a tardi, quando ancora non avevo la libreria a cui badare, era dovuto semplicemente al fatto che la notte mi ha sempre tranquillizzata, mi ci sento a mio agio e mi aiuta a immergermi completamente in ciò che scrivo.  

GM: Lasciare Roma per trasferirti a Padova. È stata una scelta dettata dalla necessità oppure sei una nomade sempre pronta a partire e a ricominciare da zero? 

PB: No, assolutamente non era dovuta a nessuna necessità particolare. Semplicemente cominciavo a sentire il bisogno di crearmi un po’ di indipendenza, di “lasciare il nido” e visto che c’erano anche altri motivi a livello personale che mi portavano verso questa città, ci ho riflettuto e  mi sono resa conto che in fondo per me un posto valeva l’altro e quindi… beh, eccomi qui. Mi sono semplicemente buttata verso qualcosa di nuovo. 

GM: Una piccola chicca. Una ragazza come te che scrive fantasy bardata dark ha una passione per i pinguini. Da dove è nata questa forma di collezionismo che ti porta a comperare gadget  in ogni forma e dimensione? 

PB: E qui, molti lettori di Laurell Hamilton potrebbero trovare delle similitudini. Veramente io sono stata contagiata da due mie care amiche che amano a loro volta i pinguini. Il problema è che il contagio è avvenuto a un livello “ estremo”. Tra magliette, peluche, gadget e simili, penso di averne almeno un centinaio sparsi per il mio appartamento (ribattezzato per ovvi motivi “pingulocale”.) 

GM: L’avvento di internet ha modificato l’approccio tra scrittore e lettore. Non molto tempo fa gli scrittori appartenevano a un mondo distante, irraggiungibile arricchito da elementi che magari nella realtà non esistevano neanche. Oggi invece si scopre che dietro a chi scrive spesso c’è una persona normale, a volte con un lavoro precario e simile al lettore in molti punti. Pensi che questo cedimento dei ruoli e anche delle strutture dei due mondi  scrittore-lettore abbia giovato agli scrittori di oggi? 

PB: Certo che sì. Oltre al fatto che internet è diventato, a mio avviso, un mezzo fondamentale per un autore per far conoscere il proprio lavoro, credo che se il lettore sente in qualche modo vicino l’autore si affeziona anche di più a quello che scrive.  

GM: L’editoria a volte diventa la spada di Damocle sulla testa dello scrittore. Scrivere non è più una forma d’arte atta ad arricchire il mondo e a lasciar esprimere i talenti ma un business che conta di fare denaro. Pensi che un perfetto signor nessun, con i presupposti che ho elencato sopra, possa arrivare a una casa editrice major e poter fare il suo lavoro perché talentuoso? 

PB: Diciamo che sì, può farcela anche se sinceramente è molto, molto difficile. Ci vuole prima di tutto tanta fortuna, cosa che ringrazio sempre di aver avuto, inoltre è anche necessario trovare il modo di far notare il proprio lavoro al grande editore. Alla fine o diventi il caso letterario che vende anche col piccolo/medio editore migliaia di copie o davvero diventa molto difficile riuscire a farsi notare se non magari dopo una lunga gavetta con case editrici minori.  

GM: L’amore per il fantasy e la scrittura ti hanno portata ad aprire un negozio. Già a tredici anni hai scritto il tuo primo romanzo. Collabori con un gruppo letterario e sembra che il tuo futuro sia centrato su questa scia: continuare a scrivere. È un percorso che ti hanno aiutato a intraprendere e quindi di  più facile impatto oppure hai capito da sola che questa era la tua strada? E se un giorno questa strada dovesse deviare cosa farebbe Paola Boni senza “il potere della scrittura”? 

PB: Assolutamente quella della scrittura è una strada che ho scoperto e intrapreso da sola, semplicemente aprendo un giorno un quaderno durante una lezione di storia dell’arte. Per anni l’ho coltivata senza quasi osare sperare che un giorno sarei arrivata a farne il centro della mia vita. Cosa farebbe Paola Boni senza la scrittura? È una domanda che sinceramente non mi pongo e non mi porrò mai. Anche se le cose non dovessero andare, continuerò a scrivere per il bisogno che ho di farlo.

 

L’immagine è la copertina del libro.

Ultimo aggiornamento ( domenica 07 giugno 2009 )
 
Autori: Moony Witcher PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano   
domenica 03 maggio 2009

Qualche anno fa entrai in una libreria di paese e vidi in bella mostra un numero considerevole di copie di un libro dalla copertina molto colorata, da cui spiccava il volto di una ragazzina che al primo impatto mi diede la convinzione che avesse qualcosa di magico. A casa ritornai accompagnata da “La bambina della sesta luna” una saga che mi avrebbe tenuto compagnia per anni e che mi ha sempre fatto pensare all’autrice: Moony Witcher come a una donna eterea e lontana, un personaggio distante che potevo solo ed esclusivamente apprezzare attraverso i suoi scritti. Io mi sentivo una lettrice  impedita alla conoscenza per quell’aura che spesso avvolge gli scrittori che pubblicano per case editrici major. Eppure mi sono dovuta ricredere perché si è creata una strada. Si sono create delle situazioni positive tutte atte a quest’incontro che se pur virtuale mi ha concesso, non solo di intervistare la donna che per anni ha accompagnato la mia parte bambina a ricordi sublimi, ma anche di scoprire che Moony Witcher non è irraggiungibile. È  una donna umile e disponibile ma soprattutto è una donna che guarda il mondo da una prospettiva davvero magica e profonda. L’intervista vi darà l’idea, il senso di questa mia forte percezione.      

moonyGoodMorning: Dietro e dentro Moony Witcher si cela Roberta Rizzo, giornalista di cronaca nera, laureata in filosofia ed ex insegnate: le molteplici facce di una donna che quando si dedica a una passione lo fa sempre attraverso la conoscenza e il sapere. Come vive Moony il contatto e la convivenza con Roberta?  L’una fantasiosa, l’altra concreta e con i piedi per terra? 

Moony Witcher: In realtà la dualità Moony-Roberta non c’è. Sono una persona che ha molti interessi e la passione per la scrittura spicca tra tutti. Vivere le parole, saperle usare e giocarci con profondità è per me una gioia infinita. Come scrittrice approdo nei mondi fantasy con naturalezza, come giornalista accendo i sensori e osservo cercando di scrivere e di descrivere la cruda realtà. Non mi è difficile passare la penna dalla mano della scrittrice a quella di giornalista: il cuore e la mente sono gli stessi. Cambia l’approccio e l’obiettivo.  

GM: Attraverso lo studio di Jan Piaget lei è riuscita a comprendere di più il mondo dei bambini o usufruisce dei  ricordi di se stessa  bambina per penetrare tale realtà? Utilizza il metodo dell’osservazione sistematica per cogliere le evoluzioni cognitive, affettive e psichiche dei bambini o si lascia coinvolgere senza utilizzare le regole e i metodi che ha appreso attraverso i suoi studi? 

MW: Più che Piaget direi che è stato Vygorskij a fulminare i miei studi universitari.  Non ho un approccio  piagetiano ma vygotskijano, ovvero ritengo che di un bambino non si debba giudicare “ciò che sa già fare e ha imparato” ma ciò che “in potenza” può fare e capire. È nella potenzialità che si esprime l’essenzialità di un essere umano. Ascoltare e guardare i bambini è importantissimo ma è fondamentale entrare con i piedi leggeri nel loro mondo e condividerlo. Ci vuole amore e passione, ci vuole competenza e pazienza. Ci vuole incanto e razionalità. L’infanzia non ha solo il profumo dell’innocenza, ci sono grovigli di pensieri e di curiosità che vanno compresi. 

GM: Una  giornalista di cronaca nera che visiona il mondo della schizofrenia. È un modo per comprendere meglio le problematiche che affronta ogni giorno? 

MW: Diciamo che le patologie mentali sono espressione di disagi e visioni del mondo che debbono essere comprese nella loro disperazione e nella loro creatività. Il caos che si ha dentro si manifesta senza limiti e l’ascolto, oltre agli interventi clinici, è basilare. Le famiglie che hanno bambini, adolescenti o adulti con tali problematiche spessissimo non sono aiutate da strutture pubbliche e i drammi poi si leggono sui giornali. La vita non è facile, per tutti. Ma si può imparare a guardare le meraviglie che ci circondano cercando di affrontare gli orrori.   

GM: Delitto di Cogne, la scomparsa di Denise Pipitone, il rapimento dei fratellini di Gravina di Puglia e l'orribile omicidio del piccolo Tommaso Onofri. Storie che segnano e che ci costringono a guardare in faccia la realtà. Come fa Roberta Rizzo dopo inchieste del genere  a scrollarsi di dosso il marciume, il dolore trasmesso da queste storie? E’ l’alter ego, Moony Witcher che esorcizza queste realtà cruenti?                                                                                                                                                  

MW: Il Male e il Bene non sono così distanti. Il dolore può e deve far reagire. Omicidi e stupri, nefandezze e violenze fanno parte della nostra confusa umanità. Da sempre. Non nego che faccio molta fatica a togliermi l’abito di giornalista e mettere il pigiama  e scrivere fantasy. Anzi. Spesso inventare mondi fantastici mi aiuta a indicare una strada dove anche i sassi possono parlare. Dove i bambini possono trovare i sogni. Ma in tutte le mie saghe cerco di imporre valori e principi che attraverso la magia portino alla realtà.    

GM: Il “Fantasio Festival” è un sogno che si realizza. Una città a misura di bambino. Possibilità di creatività e di apprendimento per i più piccoli. Quanto le è costato lasciare la direzione? Perché non continuare nonostante il suo progetto iniziale è andato via via modificandosi? 

MW: Ho lasciato la direzione del Fantasio Festival semplicemente perché le istituzioni pubbliche e le grandi aziende non hanno dato un supporto finanziario che mi permettesse di realizzare un programma con forti connotazioni sociali. La cultura, soprattutto quella dell’infanzia, viene messa nell’angolo in un periodo di crisi. E ciò addolora. Ma ho in serbo altre idee, altre manifestazioni, altri festival. Spero di trovare persone che valorizzino i miei pensieri e diano la possibilità ai bambini di vivere e giocare. 

GM: Lei organizza corsi di scrittura creativa. Insegnare agli altri il metodo migliore per approcciarsi alla scrittura non la fa sentire responsabile nei confronti di chi la segue? Cosa nota negli scrittori esordienti che le si avvicinano per apprendere “i segreti del mestiere”?nina 

MW: Scrivere è un atto egocentrico. Eppure serve una grande umiltà di fronte al foglio bianco. Si è nudi con una penna in mano. Nei miei corsi moltissimi bambini, adolescenti ed adulti ritrovano una creatività perduta. E ciò mi riempie di soddisfazione. Certo, il mio ruolo richiede una certa severità ma anche una buona dose di flessibilità. Di talenti ce ne sono. Ma spesso il talento non basta. Serve cultura, serve esperienza.  

GM: Il successo è arrivato grazie a “Nina. La bambina della sesta luna”. Una storia in cui la protagonista cresce e matura  anche attraverso la perdita del nonno.  Questo lutto  è necessario per l’evoluzione della trama oppure pensa che sia giusto mettere i bambini dinanzi a una verità che prima o poi potrebbe toccare anche a loro? 

MW: Il trauma della morte di un parente è una realtà ineludibile. È giusto che i bambini siano messi nelle condizioni di superare il dolore. Il dolore esiste…perché negarlo?  

GM: Il pianeta che Nina deve salvare è alimentato dai pensieri dei bambini. Perché questa scelta così radicale? Di solito il potere, la magia risiede sempre in qualcosa di più concreto. Come mai lei ha scelto di dare questo potere assoluto ai pensieri dei bambini? 

MW: Il pensiero è lo strumento più concreto che l’uomo ha. Senza idee e pensieri non esisterebbe nulla. Non esisterebbe cultura, arte, musica…letteratura.  L’immaginazione è madre di ogni concetto. Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei e tanti altri geni non avevano solo una profonda conoscenza ma anche una ricchissima e fervida fantasia. Nulla si crea se prima non c’è un’idea. 

GM: Nina stava per diventare un film grazie al produttore Pietro Valsecchi ma qualcosa l’ha impedito. Cosa e perché? 

MW: In Italia tutto è molto difficile. Ritengo che il film o il cartone animato di Nina si realizzerà lo stesso. Magari con l’intervento di qualche produttore straniero. Le trattative sono in corso.   

GM: Quanto di lei, della sua vita, del suo essere stata bambina c’è in Nina? 

MW: Tutto. Proprio tutto. 

GM: Dopo Nina viene alla luce Geno e il Gatto fantasio. Entrambi un grande successo. Non li sente figli suoi? Come vive il rapporto con questi personaggi? È un rapporto simbiotico,  contraddittorio? Un rapporto che nasce e cresce solo con l’inchiostro oppure l’accompagnano anche quando non lavora sui suddetti personaggi? 

MW: Nina, Geno, Gatto Fantasio sono miei figli e non mi abbandoneranno mai. Sono nel mio cuore. Vivono di vita propria e io li vedo crescere guardando gli occhi dei miei lettori. 

GM: In un’intervista ha detto che lei non si è lasciata cambiare dalla pubblicazione. Che l’unica cosa di diverso è avere a disposizione qualche soldo in più per fare qualche regalino alla sua famiglia. Come può un proiettore puntato in faccia non fare la differenza? Non portare delle modifiche, anche lievi, al proprio modo di vivere e di vedere il mondo? 

MW: Basta non farsi accecare dalle luci del successo. Io non voglio cambiare. Non voglio salire sul palco e gongolarmi. Io amo scrivere: tutto qui. 

GM: Oggi l’editoria è diventato un business. Se dietro a Moony Witcher non ci fosse stata Roberta Rizzo pensa che sarebbe stato possibile pubblicare con una grande casa editrice? Le avrebbero dato comunque retta “solo” per il talento? 

MW: Veramente lo pseudonimo è stata una decisione finale. Ovvero io mi sono presentata come Roberta Rizzo e il testo che avevo dato alla casa editrice era stato approvato. Moony Witcher è nato alla fine, poco prima della pubblicazione. Penso che non ci sarebbe stata alcuna differenza se avessi lasciato inalterato il mio vero nome. 

GM: Tra i personaggi che ha creato quale le assomiglia di più? A chi è più affezionato? Crearli le ha dato la sensazione di aver lasciato una piccola traccia di eternità oppure è solo il suo modo per dire che lei c’è a questo mondo e sa esserci in modo diverso dagli altri? 

MW: Non ho una preferenza, sono tutti miei figli. E ognuno ha delle caratteristiche uniche. Non ho nessuna pretesa di lasciare segni eterni. In ogni caso saranno e sono i lettori a decidere se i miei personaggi meritano di essere ricordati e tramandati.  

GM: Quanto è importante avere una famiglia alle spalle per poter realizzare un sogno? Lei ha dichiarato che suo marito è stata la spinta, perché non era abbastanza coraggiosa per provare? Aveva il timore di mostrare agli altri una parte di lei privata e “segreta” a molti? 

MW: L’amore mi ha dato la spinta di creare. Prima di incontrare mio marito non avevo nessuna intenzione di scrivere libri. Di tanto in tanto creavo favole e storie, ma le lasciavo nel cassetto o le facevo leggere alle amiche. Poi, quando ho incontrato Vincenzo e ho conosciuto i suoi due figli è scoppiato un vulcano dentro di me. Ho avuto l’energia e la passione di scrivere grazie a loro. 

GM: Un romanzo fantasy per adulti è in gestazione. Un romanzo di narrativa è nel cassetto. Quali sorprese ci riserva Moony Witcher? Si firmerà mai con il suo vero nome? 

MW: Sto scrivendo una nuova saga fantasy per adolescenti. Ho in serbo un romanzo per adulti e tante altre cose. Spero che la vita mi conceda di avere il tempo necessario per realizzare questi progetti. 

GM: Attraverso i suoi libri i bambini imparano la geografia, la matematica, la storia, la filosofia. È il suo modo per aiutare i bambini ad approcciarsi alla conoscenza attraverso il gioco e l’empirico? 

MW: Sì, esatto. È anche un mondo per affrontare la realtà del cambiamento: passare dall’infanzia all’adolescenza ci vuole forza ed energia. Ci vuole la consapevolezza dell’esistenza. 

GM: Sarà ricordata nei secoli per essere la mamma di Nina. Cosa augura alla sua creatura alchimista? Il vostro destino è legato a doppio filo? 

MW: Nina ha vita propria. Spero sappia fare amicizia con i bambini del futuro. Io passo in secondo piano, quello che conta è ciò che scrivo e non chi sono. 

GM: “Peter Pan” di J.M. Barry, “Alice nel paese delle meraviglie” di L. Carroll, “La storia infinita” di  M. Ende. Tutti romanzi fantasy divenuti dei classici considerati degni di nota dai grandi critici. In Italia il fantasy è considerato genere di serie b. Crede che un giorno questa condizione di disparità verrà azzerata? Per di più molti giovani lettori considerano fantasy  solo le storie intrise da elfi e nani, crede che i lettori  siano stati confusi  da “Il Signore degli anelli” di Tolkien? 

MW: Tolkien è il più grande scrittore fantasy. Creare un mondo è partorire milioni di idee.  Ai critici che snobbano il fantasy dico solo che mi spiace per loro. Non sanno ciò che perdono. Non sanno!  D’altra parte io me ne infischio grandemente di quei critici che restano ammuffiti sulle loro sedie antiche. Io rispondo solo ai lettori, sono loro a decidere se ciò che scrivo è degno. 

GM: Questa è una domanda rivolta alla giornalista: L’Abruzzo uno squarcio nel cuore degli italiani. Il suo sito (http://www.sestaluna.eu/) ne ha parlato tanto.  Secondo lei è stata  davvero una  tragedia annunciata?   

MW: Sì, come tante altre tragedie annunciate che l’Italia vive troppo spesso. Eppure ogni volta ci si indigna, si piange, si fa ricorso alla solidarietà. E poi? Poi si ricomincia.

 

 

 

 

Nelle immagini Moony Witcher e la copertina di uno dei suoi libri.
Ultimo aggiornamento ( domenica 03 maggio 2009 )
 
Scrittura informa: quando la scrittura è vocazione. PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano.   
venerdì 03 aprile 2009

                                          write

 

 

Dicembre 2008 nasce “Scrittura Informa” un blog destinato a diventare in pochi mesi meta di pellegrinaggio per molti scrittori esordienti. Dietro a quest’idea che, ha fruttato un numero considerevole di utenti che si collegano al blog e che chiedono una visione attenta del proprio scritto, c’è Alessandra Di Gregorio, giovane laureata, appassionata dalla scrittura, che ha deciso di mettere un attimo da parte la sua penna per dare spazio a chi ha già pubblicato la propria opera. La Di Gregorio dice che  “l’idea è scattata per rendere “giustizia” a coloro che si impegnano in un settore sovraccarico di libri inutili. Fermo restando che il mio parere non ha validità universale.”  La sua dichiarazione non lascia molto spazio ad altri perché.  “Scrittura Informa” è nata da un’idea ben precisa e misurata, dettata non solo da una passione sfrenata per la scrittura e la lettura ma per un’esigenza che arriva da un pubblico vasto che vaga in internet allo sbaraglio in cerca di un  punto di riferimento.  “Scrittura Informa” è diventato un porto in cui molti approdano in cerca della spinta per un viaggio più lontano, per altri è solo la certezza di sapere che il proprio lavoro sarà visionato, letto e la recensione che ne scaturirà sarà obiettiva e in caso di esito negativo, del tutto personale, la Di Gregorio sfoggerà la sua arma migliore: la diplomazia provando a non offendere nessuno.  Nessuna forma di pregiudizio e nessuna selezione di testi avviene in questa nuova vetrina multimediale. Oltre a coloro che si propongono è la De Gregorio stessa che va alla ricerca di talenti seguendo il proprio istinto. Non importa se la pubblicazione è avvenuta attraverso una casa editrice minore, una major, a pagamento oppure on-demand perché la missione della Di Gregorio è quella di dare un’opinione, un suggerimento a volte persino una scrollata a quanti pubblicano ma, soprattutto è un modo per spingere questa vasta marea di scrittori a diventare lettori di altri esordienti in quanto tutti vivono sogni di gloria legati alla vendita delle copie del proprio libro senza impegnarsi a leggere il nuovo esordiente di turno. In un mondo virtuale elastico e che si espande all’infinito “Scrittura Informa” ha creato una rete che collega oltre sessanta autori e  ventisei case editrici pronti alla collaborazione, disposti al dialogo e all’interazione.  La Di Gregorio è legata a doppio filo al blog “Scrittura informa” e ciò l’ha anche un po’ “spersonalizzata” facendo sì che molti l’associno esclusivamente all’immagine del logo mentre dietro alla  pagina web iniziale c’è una giovane donna stacanovista sommersa da libri, determinata a crearsi le proprie possibilità senza rimanere ferma ad attendere interventi divini. “Scrittura Informa” non è solo un sogno che si realizza è la necessità legata all’idea di crearsi un’opportunità di lavoro, un piccolo seme piantato nel ventre del futuro.La predisposizione alla comunicazione è il biglietto da visita che caratterizza “Scrittura Informa” e che non ha regole da imporre ma solo suggerimenti e critiche costruttive.
Nonostante il blog ogni giorno acquisisca nuovi autori e le richieste diventino esorbitanti la Di Gregorio non ha collaboratori. La sua idea di lavoro è amalgamata alla concezione di passione, l’uno non potrebbe esistere senza l’altro. Infatti il desiderio della Di Gregorio è che la forma astratta e impalpabile di “Scrittura Informa” possa prendere corpo e diventare in futuro una vera rivista letteraria. 

L’immagine è il logo di Scrittura Informa.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 03 aprile 2009 )
 
Nuovi Autori: Laura Shirru. PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano   
sabato 21 marzo 2009

Laura Schirru, nuovo volto della letteratura fantasy ha esordito nel 2007 con “Il lamento dell’usignolo” il primo capitolo della saga “Le cronache di Davidia”. Nel gennaio del 2009 ha pubblicato il secondo capitolo “Ombra di luce” rinnovando un successo che l’ha resa nota soprattutto nella rete.Basta cliccare sul suo sito ufficiale : http://www.stellascarlatta.com/ per notare che è una donna eclettica e ironica pronta a mettersi in discussione e a smorzare la curiosità altrui attraverso le sue risposte divertenti e al limite della comicità.Qui di seguito alcune curiosità legate alla sua vita personale e a quelle più “scrittevoli”! 

Ultimo aggiornamento ( sabato 21 marzo 2009 )
 
Nuovi autori: Laura Shirru, l'intervista. PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano   
sabato 21 marzo 2009

shirruGoodMorning: Laura  Schirru, trentenne, sposata, due bambini e lo studio per conseguire una laurea. Come se non bastasse due romanzi alle spalle. Come fai a conciliare tutto? Dove trovi il tempo per dedicarti alla famiglia, allo studio e soprattutto: quando scrivi? 

 

Laura Shirru: Scrivo nelle ore di buco tra una lezione e l’altra, la sera è improponibile perché sono davvero troppo stanca. Sul conciliare tutto, senza il preziosissimo aiuto di mio marito non ce la farei mai, non senza restare sana di mente almeno. 

 

GM: Il tuo emblema araldico è un criceto rampante in campo rosa a ricordare la Laura - bambina che scriveva le avventure del suo criceto su un diario segreto. Quando hai capito che la tua scrittura non era solo un modo per evadere, sfogarti ma che è capacità di linguaggio e quindi possibilità di arrivare agli altri?   

 

LS: Di preciso non saprei davvero dirlo. Forse ancora non l’ho capito… semplicemente, a un certo punto le storie che scrivevo sono diventate interessanti anche per gli altri, oltre che per me. Beh, almeno per qualcun altro. Ma quando sia successo non saprei dirlo. 

 

GM: Primo libro: “Il lamento dell’usignolo”. Titolo ad effetto, capace di attirare i lettori. Sei stata tu a sceglierlo o ti è stato consigliato dagli editori? 

 

LS: È  il titolo con cui ho vinto il concorso, il Lamento non è stato modificato in alcun modo dall’editore.                      

 

GM: La tua prima opera è un vero romanzo fantasy con tanto di lotta tra dei ed usurpatori di troni. Da dove nasce l’idea de “Il lamento dell’usignolo”? Qual è stata la scintilla che ha dato via alla creazione?  

 

LS: Ah, il romanzo scritto per far vincere il cattivo! Era un mio piccolo chiodo fisso, quello di scoprire cosa sarebbe successo se l’antagonista avesse avuto i mezzi e le capacità di trionfare sui buoni. Il Lamento dell’Usignolo è la risposta che mi sono data, oltre a prendere un po’ in giro un’autrice che amo moltissimo. Marion Zimmer Bradley ha scritto degli autentici capolavori, ma le sue altere sacerdotesse hanno suscitato in me un certo desiderio, che chi legge il libro intuirà senz’altro. 

 

GM: A differenza di altri romanzi fantasy il tuo non teme di invadere un campo prettamente erotico in cui i protagonisti vivono una storia carnale. La tua scelta deriva solo dal desiderio di dare un erede al cattivo oppure è una scelta dettata dalle emozioni? Dal desiderio di creare personaggi che, oltre alle lotte e alle guerre, vivono anche qualcos’altro?   

 

LS: E’ dettata dalla trama. In quel tipo di società, con quel tipo di mentalità, era improponibile parlare di damigelle nelle torri e eroi senza macchia. Questo non toglie che si parli sempre e comunque di esseri umani, che non vivono solo per combattere le guerre che l’autore decide per loro. Anche un personaggio di fantasia ha dei diritti!  

 

GM: Come reagisci alle critiche? Se ti venisse presentata una recensione tutt’altro che positiva la posteresti comunque sul tuo sito : “La stella scarlatta”? 

 

LS: Certamente, un commento negativo è d’aiuto al lettore per orientarsi esattamente come uno positivo. La scelta spetta al lettore, non sarei corretta se pretendessi di farglielo comprare pur sapendo che sprecherebbe tempo e soldi. Naturalmente la mia speranza è che invece sia felice di aver investito l’uno e gli altri. 

 

GM: La pubblicazione del tuo romanzo “Il lamento dell’usignolo” è frutto di un concorso indetto da Edizione Montag.  Il concorso è stata la prima strada provata per arrivare alla pubblicazione? Se non avessi  vinto avevi già delle alternative in mente? 

 

LS: Non avevo mai pensato alla pubblicazione. Ho partecipato quasi per scherzo, perché avevo un manoscritto che rispondeva ai requisiti richiesti (leggi: rientrava per un pelo nella lunghezza massima consentita) e perché il marito mi ha incitata. Quando è arrivata la comunicazione che avevo vinto, ho chiesto all’editore se era uno scherzo… 

 

GM:Le cronache di Davidia” sono una saga  di cui hanno visto la luce i primi due romanzi. Ad Ottobre uscirà il terzo. Un ritmo così vertiginoso è possibile perché i romanzi sono stati  già scritti da tempo oppure è proprio un’ esigenza editoriale? 

 

LS: I romanzi sono già scritti, adesso sto lavorando ad altre storie ancora. Nel corso degli anni ho accumulato un bel po’ di materiale, scrivere mi piace davvero moltissimo e non credo che smetterò molto presto. 

 

GM: Quando scrivi necessiti di spazi e luoghi tutti tuoi? Hai metodi scaramantici che ti ispirano? Hai bisogno di silenzio?  

 

LS: Silenzio da biblioteca, infatti mi rifugio lì a scrivere. Isolamento totale, se qualcuno sbircia quello che sto scrivendo potrei uccidere. Bottiglietta d’acqua e pocket coffee. E cellulare spento, non per me ma perché la bibliotecaria mi guarda così storto che ogni volta mi viene il blocco dello scrittore per la vergogna. 

 

GM: La tua tecnica è frutto di un lavoro individuale o ti sei anche concessa dei corsi di scrittura creativa? Scrittori si nasce o si diventa grazie a metodo e impegno? 

 

LS: Non ho mai frequentato un corso di scrittura creativa, la mia scuola sono tutti gli autori che ho letto e che mi hanno influenzata. Non credo si possa ‘nascere’ scrittori, perché anche l’attitudine più spiccata, se non viene coltivata con assiduità, rimane solo un’ipotesi. Un romanzo non si scrive da solo sull’onda dell’ispirazione, occorre mettersi lì e sforzarsi, essere decisi, voler arrivare in fondo, a costo di rinunciare ad altre cose. 

 

GM: Il tuo secondo romanzo : “Ombra di luce”, uscito da poco, ha come titolo un ossimoro. Quest’ambiguità di ruoli impregna completamente sia il primo che il secondo romanzo. Infatti i tuoi personaggi non hanno una definizione specifica del bene/male. Perché questa scelta? Non hai temuto di rendere i personaggi antipatici a discapito del romanzo? 

 

LS: Non ho dubbi che i miei personaggi possano riuscire antipatici a molti, le loro scelte a volte sono discutibili. Non agiscono spinti da ideali astratti e salvifici, ma da scelte consapevoli, a volte fredde e premeditate, nelle quali l’etica è solo una delle variabili possibili, e neppure la più importante. Molti lettori mi scrivono per dirmi che in certi passaggi si irritavano non poco per la direzione presa dalla storia, che non corrispondeva ai loro desideri, o meglio, alle loro speranze. Considero questo un complimento bellissimo. Se chi legge arriva ad arrabbiarsi perché dei personaggi si comportano in maniera non accattivante, ma comunque coinvolgente, il mio scopo è raggiunto e posso morire felice.…ho detto posso, non che voglio. 

 

GM: Quando ti è stato comunicato che il tuo libro sarebbe stato pubblicato non ti sei sentita  messa a nudo? Spiata nei tuoi pensieri più intimi? Non hai temuto che gli altri potessero travisare il senso che tu hai voluto dare al romanzo?shirru2 

 

LS: Questa è una paura costante e mi attanaglia ogni volta che qualcuno mi dice “ehi!  Ho comprato i tuoi libri”. D’altro canto, è risaputo che non esistono due persone che leggono lo stesso libro, cioè che ci trovano lo stesso identico significato. Quello che per qualcuno è un pregio per altri è un difetto, quello che può sembrare irrilevante per un lettore per un altro è qualcosa di sconcertante. È un’emozione bellissima per me vedere le chiavi di lettura che si scoprono in quello che scrivo… così tante, chi l’avrebbe mai detto? 

 

GM: Quando hai avuto il tuo primo  libro tra le mani cosa hai provato?  Il rapporto con il pubblico è stata una conseguenza senza timori oppure ancora oggi vivi il tutto con emozioni contrastanti? 

 

LS: Mi sento sempre in difetto di fronte ai lettori. Io sono esposta e loro no. Loro sono in vantaggio su tutto, dannazione! 

 

GM: Come ti poni nei confronti  degli  scrittori esordienti? Ti interessi alle loro opere oppure li snobbi convinta che tra tante opere pubblicate solo una piccola percentuale abbia davvero valore? Da quando hai pubblicato ti è mai capitato di ricevere richieste di valutazioni testi da parte di chi ancora non ha mai pubblicato? 

 

LS: Richieste di valutazione ne ricevo e devo declinarle per oggettiva mancanza di tempo. Per quanto riguarda altri autori esordienti, ce ne sono di scadenti e ce ne sono di veramente notevoli. Un giorno, potrò vantarmi di dire che ‘io quello lo conosco’ almeno per un paio di loro, ne sono sicura. 

 

GM: Continui ancora a partecipare ai concorsi o siccome hai pubblicato pensi che sia più giusto dedicarti ai futuri romanzi delle “Cronache di Davidia”? 

 

LS: Scrivo le storie ‘come mi vengono’ e quindi è difficile che ne abbia una pronta per ogni concorso. Se capita, tentare è sempre un’esperienza, a volte molto gratificante. 

 

GM: Chi sono i maestri ispiratori di Laura  Schirru? 

 

LS: La mia professoressa del liceo che mi ha dato il primo tema in cui ho potuto scatenare la mia fantasia. Grazie prof, dirotterò a lei tutti i miei lettori scontenti, sono loro il risultato del suo otto e mezzo J Secondariamente, da Marion Zimmer Bradley a George Martin, passando per Stephen King, Italo Calvino e infiniti altri, non sono molto originale nei miei gusti. Vado sul sicuro coi grandi. 

 

GM: Quale romanzo, fantasy o meno, avresti voluto che fossi stata tu a scrivere? Che quando lo leggi scopri ogni volta tra le parole, le idee e il significato tutto quello che tu avresti voluto creare?  

 

LS: Tanti, troppi per elencarli tutti. Rimanendo sul fantasy, la Storia Infinita di Ende è uno di quei libri nei quali trovo tutto quello che amo nel genere, specialmente la molteplicità di significati.  E La Collina dei Conigli, un altro libro che ti fa dimenticare di stare leggendo. 

 

GM: Facciamo un giochino. Allora: Laura Schirru non vince il concorso Edizione Montag. Non pubblica i due romanzi. Cosa farebbe oggi quella Laura Schirru? 

 

LS: Quello che fa oggi, scrittura compresa. Pubblicare è una bellissima esperienza, ma il vero divertimento è scrivere. Ho fatto un patto coi miei quattro lettori: io scrivo, loro leggono. Finora funziona. 

 

GM: Ti senti pronta per una casa editrice più conosciuta a livello nazionale e internazionale? Se ciò avvenisse pensi che cambierebbe anche il tuo rapporto con la scrittura? 

 

LS: Beh sì, mi sento pronta per un assegno con sei zeri, tournee in tutta Europa, un paio di kolossal e l’adorazione delle folle. Credo che riuscirei a tollerarla, sì sì. Non cambierebbe il mio rapporto con la scrittura, ma sotto tutti gli altri aspetti mi sembra davvero una cosa da augurarsi :D 

 

GM: Chi è davvero Laura Schirru scrittrice? 

 

LS: Pagami l’analista e ripassa tra qualche anno, forse te lo saprò dire…   

 

 

Le immagini sono le copertine dei primi due libri della saga di Laura Shirru. 

Ultimo aggiornamento ( sabato 21 marzo 2009 )
 
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Illustrazione di Dario Cestaro


Topolina e i racconti


Tatino, Telefono arcobaleno


Misterioso oriente


L'enigma

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