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Abbiamo letto per voi: Il muro dell'apparenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Elys   
sabato 16 maggio 2009

coverLa morte ti lascia addosso una sensazione d’incompiuto. Ti ricopre di domande che spesso restano sospese. Il commissario Giulia Campi, arrivata da poco nella calda e assolata Sicilia, si ritrova ad affrontare un caso complesso: il brutale omicidio di Valentina. Una ragazzina di sedici anni in vacanza con la sua amica Silvia. 

La morte di Valentina è stato il primo vero caso, dal mio arrivo in Sicilia. Questo già le varrebbe un posto di riguardo nei cassetti della memoria. Ma di certo non basta a spiegare perché ancora me la porto dentro, non in un ordinato schedario, ma conficcata come una scheggia sotto la pelle.Torna a bruciare ogni volta che passo davanti a quella spiaggia, a Punta Sant’Elena, ogni volta che intercetto lo sguardo provocatorio di una ragazzina verso qualche corteggiatore, ogni volta che i miei occhi strisciano lungo le assi sconnesse e mangiate dal sole di quel chiosco sulla sabbia, nel vuoto di quel bancone al quale il titolare non è più tornato, dopo quell’estate.Perché forse anche lui deve convivere con una spina che si è infilata da qualche parte e che ogni tanto si fa sentire. Forse anche a lui riesce difficile dimenticare. 

Quella vita spezzata s’erge imponente oltre il caos, obbligando il silenzio del cuore. Lividi, morsi, sangue e sabbia mescolati insieme e occhi nocciola aperti, spalancati di fronte all’ingiustizia più grande. Chi le ha fatto questo? Il pressante interrogativo nasce immediatamente e ti porta a sentire con la medesima rabbia dei poliziotti, il bisogno di scovare il colpevole. Di capire come sia possibile compiere una simile violenza, accanendosi senza pietà su di un’innocente. È lo spettacolo del mondo moderno quello che vediamo tessere dalle parole. La turpe bestialità indossare il suo vestito più bello e ridere del buio in cui brancolano i protagonisti. Nessun indiziato. Alibi inattaccabili. Un caso destinato a non avere soluzione se non ci fosse la cieca determinazione di Giulia, una donna che s’è tuffata negli abissi del suo dolore, per risalire in superficie e ricomporre i pezzi di un’esistenza andata in frantumi a Milano. La sua città fino a quando non ha scelto di dirle addio. E poi c’è Alfano, ispettore abituato a parlare poco e ad agire nei meandri di una Sparàgi sempre assolata e chiusa nei suoi riti, figlia di una terra appesa a metà tra il passato e il presente. La tradizione e il progresso. La soluzione è un gioco d’apparenze, ricatti e menzogne. È celata dietro la follia dell’uomo. E anche quando arriva, dirompente e rabbiosa, ti lascia con l’amaro in bocca perché nessuna pena sarà mai sufficiente a cancellare quel dramma. Nessuna pena restituirà a una ragazza la sua adolescenza e il suo futuro. 

La morte ti tocca sempre, anche se sei uno di quegli strani esseri umani pagati per conviverci. Come me. Arriva un momento, quasi in ogni indagine, un momento nel quale quella particolare morte sfida il tuo sguardo in una gradazione che i tuoi occhiali scuri non riescono a schermare.Ti si appende addosso, ti lascia una traccia, anche la fine di un delinquente, di un assassino perfino. È la morte, non chi, la morte in sé che ti apre gli occhi e ti fa vedere ciò che fino a quel momento hai preferito (saggiamente?) ignorare. Può essere lo sguardo duro e spaventato di un bambino innocente se non nel sangue, un bambino  che sai che non dimenticherà mai il tuo volto, che ti odierà per sempre. O le lacrime nascoste di una madre, la sua vergogna a piangere quel figlio mentre il mondo storce il naso, o invece le sue grida furibonde, il suo dolore rabbioso che ti ricorda che ogni amore, anche quello per una bestia, è sacro.Ogni volta che ti viene vicina, la morte ti mette di fronte a te stessa. Soprattutto quando il brivido che senti non è solo paura.  

La scrittura di Sabrina scivola via, leggera, impalpabile eppure intensa, profonda, talmente intima che ogni sillaba ti si aggrappa addosso come un marchio indelebile, trascinandoti, anche quando vorresti fuggire perché fa male, in quelle pagine intrise di verità. Non è solo un giallo questo libro. È una lettura dell’anima vista attraverso lo sguardo di una sola persona che è, però, lo sguardo di tutti noi. Il fondo della società. La realtà al di là della maschera. Al di là delle apparenze. E non importa quanto sia difficile scalfire un muro d’omertà e vergogne. C’è sempre un modo per vedere oltre.  

Il muro dell’apparenza, Sabrina Campolongo, Historica, Euro 12,00.

 

 

Qualche nota biografica dell’autrice:
Sabrina Campolongo è nata nel 1974 e vive a Monza. È sposata e madre di due bambini. Ha pubblicato nel 2007 la raccolta di racconti Balene Bianche (Michele Di Salvo Editore) e nel 2008 il romanzo Il cerchio imperfetto per la collana Declinato al femminile, diretta da Francesca Mazzucato, di Edizioni Creativa. Finalista del premio Alberto Tedeschi (giallo Mondadori) nel 2000. Alcuni racconti sono presenti su antologie, riviste e in rete. Scrive sulla rivista Historica- Il Foglio letterario.
Il suo blog: http://balenebianche.splinder.com  

L’immagine è la copertina del libro. Il corsivo piccolo sono passi tratti dal romanzo.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 16 maggio 2009 )
 
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