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Nuovi autori. Paola Boni: tra fantasy e realtą. PDF Stampa E-mail
Scritto da Caterina Armentano   
domenica 07 giugno 2009
Basta cliccare sul link: http://www.myspace.com/paolaboni_blackangel per scoprire il mondo alternativo, alla nostra realtà, che Paola Boni abita. L’ha  allestito con la freschezza, il desiderio prepotente e passionale dei suoi giovani 23 anni dando alla luce un romanzo che narra l’amore travagliato tra Lucas, vampiro e Paola una Veggente. Dinamica e costruttiva Paola ha dato vita a un negozio  specializzato in libri e oggettistica fantasy e horror : http://www.luporosso.net/ . Un luogo dove la fantasia si moltiplica e dilaga dando la passibilità ad altri appassionati di vivere per un lasso di tempo con fate, nani, hobbit e quant’altro.    

 paola                                                                              
GoodMorning: Sei  una   giovane scrittrice fantasy  che si è aperta al mondo della scrittura attraverso “Black Angel” pubblicato con la casa editrice 0111. Nel settembre del 2008 ti sei  trasferita a Padova dove hai aperto il “Lupo Rosso”, un negozio specializzato nella vendita di libri e oggettistica Fantasy e Horror. collabori con il gruppo letterario “Scrittori Sommersi”. Se non bastasse il seguito del tuo primo romanzo è già pronto e stai scrivendo una trilogia che ha già un editore. Tutta questa energia è alimentata solo dalla passione per la  scrittura o è una necessità per non lasciarsi sopraffare dalla noia? 

Paola Boni: Sinceramente mi sono ritrovata tutti questi progetti in cantiere senza quasi rendermene conto. La scrittura è sempre stata fondamentale per me, un vero e proprio bisogno, per questo mi sono sempre data da fare, perché facesse il più possibile parte della mia vita, cogliendo ogni occasione che mi si presentava per non rischiare poi di avere rimpianti.  

GM: La tua strada letteraria sembra essersi incanalata verso il fantasy. Pensi che sia l’unico genere a cui ti dedicherai in assoluto o hai intenzione di sperimentare e di confrontarti con storie più concrete e vere? 

PB: Beh, il fantasy è un genere che amo molto nonché quello verso cui tendono naturalmente le mie storie e i miei personaggi. Personalmente, però, sono aperta a sperimentare e a provare a scrivere qualsiasi tipo di storia. Semmai mi si dovesse presentare l’occasione non mi tirerei certo indietro.

GM: Black Angel è nata da una storia che tu hai scritto durante la tua adolescenza.  Cosa ti ha spinta a rielaborare il tutto per dar vita a  Lucas e Paola (i protagonisti di Black Angel)? Cosa è rimasta di quella prima bozza di romanzo? 

PB: La rielaborazione che ha poi dato vita a Black Angel, è nata da una mia crescita a livello personale. La storia originale è nata quando io avevo tredici anni mentre Black Angel quando ne avevo diciotto, cinque anni di differenza nei quali sia io che la mia scrittura siamo pian piano cresciuti e maturati. Di quel primo romanzo che poi ha ispirato Black Angel direi che è rimasto praticamente tutto. Alla fine sono nate due storie talmente diverse che quel primo scritto è ancora chiuso in un cassetto in attesa magari di una futura sistemazione.  

GM: Lucas, il protagonista di Black Angel  è il risultato di un sogno e dell’influenza di L. K. Hamilton la prima autrice che ha lasciato un’impronta nel tuo cuore da lettrice-scrittrice. Non credi che quell’aura maledetta che lo avvolge abbia anche qualcosa che ricordi Angel della serie televisiva:“Buffy”? 

PB: Ecco, questa sinceramente è una cosa che non avevo mai notato. Adesso che mi ci fai pensare forse hai ragione…  beh come estimatrice di Angel non posso che ringraziare per questo paragone. Credo comunque che quest’aura maledetta che avvolge tanto Lucas quanto Angel, questo tormento che li accomuna, sia in un certo senso un elemento fondamentale della figura stessa del vampiro, evidenziata in maniera più o meno forte nelle varie figure letterarie o televisive.    

GM: Quanto Angel Black ha cambiato la tua vita? 

PB: Credo che con Black Angel sia iniziata la mia vita così come io la desideravo. Il solo scriverlo, mi ha dato una forza e una determinazione che non avevo mai pensato di avere, inoltre pubblicarlo, mi ha permesso di condividere la mia passione e di conoscere delle persone davvero meravigliose.Penso che il merito di tutto quello che ho costruito fino ad ora vada proprio a questo libro e a ciò che ha saputo darmi. 

GM: Anche il mondo fantasy richiede delle regole. Creare alternative alla nostra realtà richiede tempo e pazienza. Su cosa ti basi quando inizi a creare un nuovo mondo? Lasci che le regole siano uguali per ogni romanzo  che scrivi? 

PB: Personalmente ho un tipo di scrittura molto istintivo. Non ho regole particolari, lascio che i personaggi vadano dove vogliono e che gli eventi si svolgano naturalmente. Ovviamente però, cerco sempre di documentarmi in maniera dettagliata in caso di un’ambientazione moderna, come nel caso di Black Angel e comunque di dare a ogni personaggio un background ben definito. Diciamo che alla fine, niente deve essere lasciato al caso.  

GM: Hai seguito un corso di scrittura creativa alla   Scuola Internazionale di Comix, tenuto da Alda Teodorani, è stata una scelta legata all’impulso della curiosità oppure hai voluto metterti alla prova convinta di poter apprendere il necessario per completare il tuo essere artista? 

PB: Veramente il fatto che io abbia frequentato il corso di scrittura alla Scuola di Comics è dovuto a una lunga serie di coincidenze che poi mi hanno portata a iscrivermi. Ovviamente sono sempre stata interessata a frequentare un corso di scrittura, perché sapevo di avere, come ho ancora, molto da imparare. Per questo quando mi si è presentata l’opportunità l’ho colta al volo.  

GM: Secondo te quanto è importante seguire corsi di scrittura creativa? Se da essi si imparano delle regole e le tecniche necessarie  per diventare scrittori professionisti pensi che si perda anche quella spontaneità che spesso rende originali  gli scritti di un esordiente? 

PB: Per me un corso di scrittura è utile quando non si limita a insegnarti delle tecniche e regole di scrittura, ma ti aiuta a elaborarle in base al tuo modo di scrivere, indirizzandoti, poi, verso il genere a cui sei naturalmente portato. Inoltre dovrebbe anche mostrarti la realtà editoriale italiana attraverso incontri con autori ed editori o la partecipazione a fiere del libro e presentazioni letterarie per non lasciarti del tutto spaesato nel momento in cui ti trovi ad affrontare questa realtà. Questo almeno è stato il tipo di esperienza che ho avuto io alla Scuola di Comics e devo dire che mi ha permesso di crescere davvero molto come scrittrice.  

GM: La tua collaborazione con il gruppo letterario: “Scrittori Sommersi” ti ha portato alla pubblicazione di un racconto: “Dark Sensation” nella loro antologia “25 racconti emersi”. Lo consideri il tuo primo esperimento o pensi che già da lì si può definire il tuo stile?  

PB: Tutti i miei lavori, per me, sono degli esperimenti. Non penso che si smetta mai di mutare e di migliorare la propria scrittura. Ogni racconto o romanzo che scrivo è semplicemente un passo avanti. Sebbene i tratti principali ci siano già, sinceramente non mi sento ancora abbastanza matura da poter dire di essere arrivata a quello che poi sarà il mio stile vero e proprio. So di poter crescere ancora con un po’ di pazienza e continuando a lavorare sodo. 

GM: Il gruppo letterario Scrittori Sommersi si ripropone di essere di sostegno e di aiuto agli scrittori esordienti. In che modo lo fa? Come definiresti la tua collaborazione con loro? Pensi che sia necessario far parte di un gruppo letterario per crescere come artista? 

PB: Gli Scrittori Sommersi  si propongono di creare una rete di reciproco supporto tra autori esordienti sfruttando soprattutto i canali di internet come myspace, facebook o il nostro stesso sito web. Attualmente ci stiamo muovendo su più fronti come ad esempio un gruppo di lettura per la selezione di romanzi editi da promuovere tramite i canali sopracitati o durante le presentazioni della nostra antologia. Inoltre stiamo lavorando alla realizzazione di una seconda raccolta di racconti alla quale, oltre agli Scrittori Sommersi che hanno dato il via al progetto, parteciperanno anche diversi autori che appunto avevano inviato i loro lavori al gruppo di lettura. Per quanto riguarda la mia collaborazione con loro cerco di essere partecipe per quanto il tempo e le possibilità me lo consentono anche perché penso che scambiare e condividere idee e opinioni e, perché no, anche scontrarsi, a volte, con gli altri sia un buon modo per crescere e non solo nell’ambito della scrittura. 

GM: Un libro è un percorso di vita. Modifica delle situazioni e crea degli eventi ma anche e soprattutto delle aspettative se tutto ciò viene a mancare il più delle volte si rimane delusi.  Le tue aspettative sono state premiate? 

PB: Per ora direi che le cose sono andate oltre ogni mia più rosea aspettativa. Quando Black Angel è stato pubblicato sinceramente ero davvero terrorizzata. Lo vedevo un po’ come un salto nel buio, non avendo avuto modo di far leggere il mio lavoro ad altri (tranne forse che a un paio di persone care) e quindi non sapendo minimamente se potesse piacere o meno. 

GM: Trovare una casa editrice disposta alla pubblicazione di questi tempi è una vera impresa. Le ricerche sono lunghe e spasmodiche. Come sei approdata alla 0111  e cosa ti ha convinta a pubblicare con loro? 

PB: Ho trovato questa casa editrice grazie ad alcuni suggerimenti che mi sono stati dati all’interno del gruppo “protagoniste femminili nella letteratura italiana” di aNobii. Ho dato un’occhiata al sito internet e mi è sembrata una casa editrice seria seppur molto giovane. Quindi ho provato a spedire il file di Black Angel finché dopo qualche tempo non ho ricevuto un contratto di edizione.  Prima di decidere ho chiesto consiglio a persone che comunque avevano già pubblicato tra i quali anche un membro degli Scrittori Sommersi anche lui uscito con la 0111. Alla fine ho deciso di pubblicare con loro perché comunque era un buon punto di partenza per una ragazza che, a parte qualche racconto, era alla sua prima pubblicazione. 

GM: Correggere il proprio dattiloscritto a volte diventa un’impresa da titani in quanto, non solo non si riesce ad essere obiettivi ma soprattutto a forza di leggere, scrivere e riscrivere il testo si impara quasi a memoria e quindi molti errori non si notano più. Eppure nonostante questo inconveniente tu ti sei dovuta occupare dell’editing della tua opera scegliendo lo stesso di pubblicare con una casa editrice che non si occupa di editing. Perché? 

PB: Purtroppo la questione dell’editing di Black Angel è un po’ “scottante”. Sono certa che sarebbe risultato migliore se lo avesse avuto, ma sinceramente alla fine la 0111 si è dimostrata comunque una buona occasione per un’esordiente quale sono, di  mostrare il proprio lavoro quindi sono comunque contenta della scelta fatta.    


GM: La 0111 è una casa editrice piccola ma seria disposta verso gli esordienti ma è risaputo che i canali per la pubblicità sono limitati. Non ti sei sentita sperduta una volta avuta l’opera tra le mani visto che la responsabilità di presentarla al mondo è stata tutta tua? 

PB: Si devo dire che all’inizio è stato un po’ spiazzante. Non sapevo molto bene come muovermi e devo dire che la mia eccessiva timidezza non è stata certo di aiuto anche se in effetti, ho avuto la fortuna di trovare parecchie persone pronte a supportarmi. Grazie ai vari racconti legati al romanzo, poi, all’interno del gruppo “Protagoniste Femminili” di aNobii, si stava già creando una certa curiosità attorno al libro, il che sicuramente mi ha aiutata molto quando c’è stata l’uscita vera e propria di Black Angel.  

GM: Sul tuo blog hai scritto che ami rimanere sveglia a scrivere fino alle quattro del mattino avvolta da un’atmosfera particolare. È l’unico modo per mettere in piedi una trama, una scaletta oppure non hai regole  e metodi e lasci fare all’ispirazione e al caso? 

PB: Come già detto io ho un tipo di scrittura molto istintiva. Non parlerei di lasciare al caso, perché comunque cerco sempre di creare personaggi e vicende il più coerenti possibili, anche se la prima stesura è sempre dettata dai personaggi stessi. Sono loro che agiscono, che si muovono all’interno delle ambientazioni guidandomi nella loro vita. Il rimanere sveglia a scrivere fino a tardi, quando ancora non avevo la libreria a cui badare, era dovuto semplicemente al fatto che la notte mi ha sempre tranquillizzata, mi ci sento a mio agio e mi aiuta a immergermi completamente in ciò che scrivo.  

GM: Lasciare Roma per trasferirti a Padova. È stata una scelta dettata dalla necessità oppure sei una nomade sempre pronta a partire e a ricominciare da zero? 

PB: No, assolutamente non era dovuta a nessuna necessità particolare. Semplicemente cominciavo a sentire il bisogno di crearmi un po’ di indipendenza, di “lasciare il nido” e visto che c’erano anche altri motivi a livello personale che mi portavano verso questa città, ci ho riflettuto e  mi sono resa conto che in fondo per me un posto valeva l’altro e quindi… beh, eccomi qui. Mi sono semplicemente buttata verso qualcosa di nuovo. 

GM: Una piccola chicca. Una ragazza come te che scrive fantasy bardata dark ha una passione per i pinguini. Da dove è nata questa forma di collezionismo che ti porta a comperare gadget  in ogni forma e dimensione? 

PB: E qui, molti lettori di Laurell Hamilton potrebbero trovare delle similitudini. Veramente io sono stata contagiata da due mie care amiche che amano a loro volta i pinguini. Il problema è che il contagio è avvenuto a un livello “ estremo”. Tra magliette, peluche, gadget e simili, penso di averne almeno un centinaio sparsi per il mio appartamento (ribattezzato per ovvi motivi “pingulocale”.) 

GM: L’avvento di internet ha modificato l’approccio tra scrittore e lettore. Non molto tempo fa gli scrittori appartenevano a un mondo distante, irraggiungibile arricchito da elementi che magari nella realtà non esistevano neanche. Oggi invece si scopre che dietro a chi scrive spesso c’è una persona normale, a volte con un lavoro precario e simile al lettore in molti punti. Pensi che questo cedimento dei ruoli e anche delle strutture dei due mondi  scrittore-lettore abbia giovato agli scrittori di oggi? 

PB: Certo che sì. Oltre al fatto che internet è diventato, a mio avviso, un mezzo fondamentale per un autore per far conoscere il proprio lavoro, credo che se il lettore sente in qualche modo vicino l’autore si affeziona anche di più a quello che scrive.  

GM: L’editoria a volte diventa la spada di Damocle sulla testa dello scrittore. Scrivere non è più una forma d’arte atta ad arricchire il mondo e a lasciar esprimere i talenti ma un business che conta di fare denaro. Pensi che un perfetto signor nessun, con i presupposti che ho elencato sopra, possa arrivare a una casa editrice major e poter fare il suo lavoro perché talentuoso? 

PB: Diciamo che sì, può farcela anche se sinceramente è molto, molto difficile. Ci vuole prima di tutto tanta fortuna, cosa che ringrazio sempre di aver avuto, inoltre è anche necessario trovare il modo di far notare il proprio lavoro al grande editore. Alla fine o diventi il caso letterario che vende anche col piccolo/medio editore migliaia di copie o davvero diventa molto difficile riuscire a farsi notare se non magari dopo una lunga gavetta con case editrici minori.  

GM: L’amore per il fantasy e la scrittura ti hanno portata ad aprire un negozio. Già a tredici anni hai scritto il tuo primo romanzo. Collabori con un gruppo letterario e sembra che il tuo futuro sia centrato su questa scia: continuare a scrivere. È un percorso che ti hanno aiutato a intraprendere e quindi di  più facile impatto oppure hai capito da sola che questa era la tua strada? E se un giorno questa strada dovesse deviare cosa farebbe Paola Boni senza “il potere della scrittura”? 

PB: Assolutamente quella della scrittura è una strada che ho scoperto e intrapreso da sola, semplicemente aprendo un giorno un quaderno durante una lezione di storia dell’arte. Per anni l’ho coltivata senza quasi osare sperare che un giorno sarei arrivata a farne il centro della mia vita. Cosa farebbe Paola Boni senza la scrittura? È una domanda che sinceramente non mi pongo e non mi porrò mai. Anche se le cose non dovessero andare, continuerò a scrivere per il bisogno che ho di farlo.

 

L’immagine è la copertina del libro.

Ultimo aggiornamento ( domenica 07 giugno 2009 )
 
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