Autori: Moony Witcher
Scritto da Caterina Armentano   
domenica 03 maggio 2009

Qualche anno fa entrai in una libreria di paese e vidi in bella mostra un numero considerevole di copie di un libro dalla copertina molto colorata, da cui spiccava il volto di una ragazzina che al primo impatto mi diede la convinzione che avesse qualcosa di magico. A casa ritornai accompagnata da “La bambina della sesta luna” una saga che mi avrebbe tenuto compagnia per anni e che mi ha sempre fatto pensare all’autrice: Moony Witcher come a una donna eterea e lontana, un personaggio distante che potevo solo ed esclusivamente apprezzare attraverso i suoi scritti. Io mi sentivo una lettrice  impedita alla conoscenza per quell’aura che spesso avvolge gli scrittori che pubblicano per case editrici major. Eppure mi sono dovuta ricredere perché si è creata una strada. Si sono create delle situazioni positive tutte atte a quest’incontro che se pur virtuale mi ha concesso, non solo di intervistare la donna che per anni ha accompagnato la mia parte bambina a ricordi sublimi, ma anche di scoprire che Moony Witcher non è irraggiungibile. È  una donna umile e disponibile ma soprattutto è una donna che guarda il mondo da una prospettiva davvero magica e profonda. L’intervista vi darà l’idea, il senso di questa mia forte percezione.      

moonyGoodMorning: Dietro e dentro Moony Witcher si cela Roberta Rizzo, giornalista di cronaca nera, laureata in filosofia ed ex insegnate: le molteplici facce di una donna che quando si dedica a una passione lo fa sempre attraverso la conoscenza e il sapere. Come vive Moony il contatto e la convivenza con Roberta?  L’una fantasiosa, l’altra concreta e con i piedi per terra? 

Moony Witcher: In realtà la dualità Moony-Roberta non c’è. Sono una persona che ha molti interessi e la passione per la scrittura spicca tra tutti. Vivere le parole, saperle usare e giocarci con profondità è per me una gioia infinita. Come scrittrice approdo nei mondi fantasy con naturalezza, come giornalista accendo i sensori e osservo cercando di scrivere e di descrivere la cruda realtà. Non mi è difficile passare la penna dalla mano della scrittrice a quella di giornalista: il cuore e la mente sono gli stessi. Cambia l’approccio e l’obiettivo.  

GM: Attraverso lo studio di Jan Piaget lei è riuscita a comprendere di più il mondo dei bambini o usufruisce dei  ricordi di se stessa  bambina per penetrare tale realtà? Utilizza il metodo dell’osservazione sistematica per cogliere le evoluzioni cognitive, affettive e psichiche dei bambini o si lascia coinvolgere senza utilizzare le regole e i metodi che ha appreso attraverso i suoi studi? 

MW: Più che Piaget direi che è stato Vygorskij a fulminare i miei studi universitari.  Non ho un approccio  piagetiano ma vygotskijano, ovvero ritengo che di un bambino non si debba giudicare “ciò che sa già fare e ha imparato” ma ciò che “in potenza” può fare e capire. È nella potenzialità che si esprime l’essenzialità di un essere umano. Ascoltare e guardare i bambini è importantissimo ma è fondamentale entrare con i piedi leggeri nel loro mondo e condividerlo. Ci vuole amore e passione, ci vuole competenza e pazienza. Ci vuole incanto e razionalità. L’infanzia non ha solo il profumo dell’innocenza, ci sono grovigli di pensieri e di curiosità che vanno compresi. 

GM: Una  giornalista di cronaca nera che visiona il mondo della schizofrenia. È un modo per comprendere meglio le problematiche che affronta ogni giorno? 

MW: Diciamo che le patologie mentali sono espressione di disagi e visioni del mondo che debbono essere comprese nella loro disperazione e nella loro creatività. Il caos che si ha dentro si manifesta senza limiti e l’ascolto, oltre agli interventi clinici, è basilare. Le famiglie che hanno bambini, adolescenti o adulti con tali problematiche spessissimo non sono aiutate da strutture pubbliche e i drammi poi si leggono sui giornali. La vita non è facile, per tutti. Ma si può imparare a guardare le meraviglie che ci circondano cercando di affrontare gli orrori.   

GM: Delitto di Cogne, la scomparsa di Denise Pipitone, il rapimento dei fratellini di Gravina di Puglia e l'orribile omicidio del piccolo Tommaso Onofri. Storie che segnano e che ci costringono a guardare in faccia la realtà. Come fa Roberta Rizzo dopo inchieste del genere  a scrollarsi di dosso il marciume, il dolore trasmesso da queste storie? E’ l’alter ego, Moony Witcher che esorcizza queste realtà cruenti?                                                                                                                                                  

MW: Il Male e il Bene non sono così distanti. Il dolore può e deve far reagire. Omicidi e stupri, nefandezze e violenze fanno parte della nostra confusa umanità. Da sempre. Non nego che faccio molta fatica a togliermi l’abito di giornalista e mettere il pigiama  e scrivere fantasy. Anzi. Spesso inventare mondi fantastici mi aiuta a indicare una strada dove anche i sassi possono parlare. Dove i bambini possono trovare i sogni. Ma in tutte le mie saghe cerco di imporre valori e principi che attraverso la magia portino alla realtà.    

GM: Il “Fantasio Festival” è un sogno che si realizza. Una città a misura di bambino. Possibilità di creatività e di apprendimento per i più piccoli. Quanto le è costato lasciare la direzione? Perché non continuare nonostante il suo progetto iniziale è andato via via modificandosi? 

MW: Ho lasciato la direzione del Fantasio Festival semplicemente perché le istituzioni pubbliche e le grandi aziende non hanno dato un supporto finanziario che mi permettesse di realizzare un programma con forti connotazioni sociali. La cultura, soprattutto quella dell’infanzia, viene messa nell’angolo in un periodo di crisi. E ciò addolora. Ma ho in serbo altre idee, altre manifestazioni, altri festival. Spero di trovare persone che valorizzino i miei pensieri e diano la possibilità ai bambini di vivere e giocare. 

GM: Lei organizza corsi di scrittura creativa. Insegnare agli altri il metodo migliore per approcciarsi alla scrittura non la fa sentire responsabile nei confronti di chi la segue? Cosa nota negli scrittori esordienti che le si avvicinano per apprendere “i segreti del mestiere”?nina 

MW: Scrivere è un atto egocentrico. Eppure serve una grande umiltà di fronte al foglio bianco. Si è nudi con una penna in mano. Nei miei corsi moltissimi bambini, adolescenti ed adulti ritrovano una creatività perduta. E ciò mi riempie di soddisfazione. Certo, il mio ruolo richiede una certa severità ma anche una buona dose di flessibilità. Di talenti ce ne sono. Ma spesso il talento non basta. Serve cultura, serve esperienza.  

GM: Il successo è arrivato grazie a “Nina. La bambina della sesta luna”. Una storia in cui la protagonista cresce e matura  anche attraverso la perdita del nonno.  Questo lutto  è necessario per l’evoluzione della trama oppure pensa che sia giusto mettere i bambini dinanzi a una verità che prima o poi potrebbe toccare anche a loro? 

MW: Il trauma della morte di un parente è una realtà ineludibile. È giusto che i bambini siano messi nelle condizioni di superare il dolore. Il dolore esiste…perché negarlo?  

GM: Il pianeta che Nina deve salvare è alimentato dai pensieri dei bambini. Perché questa scelta così radicale? Di solito il potere, la magia risiede sempre in qualcosa di più concreto. Come mai lei ha scelto di dare questo potere assoluto ai pensieri dei bambini? 

MW: Il pensiero è lo strumento più concreto che l’uomo ha. Senza idee e pensieri non esisterebbe nulla. Non esisterebbe cultura, arte, musica…letteratura.  L’immaginazione è madre di ogni concetto. Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei e tanti altri geni non avevano solo una profonda conoscenza ma anche una ricchissima e fervida fantasia. Nulla si crea se prima non c’è un’idea. 

GM: Nina stava per diventare un film grazie al produttore Pietro Valsecchi ma qualcosa l’ha impedito. Cosa e perché? 

MW: In Italia tutto è molto difficile. Ritengo che il film o il cartone animato di Nina si realizzerà lo stesso. Magari con l’intervento di qualche produttore straniero. Le trattative sono in corso.   

GM: Quanto di lei, della sua vita, del suo essere stata bambina c’è in Nina? 

MW: Tutto. Proprio tutto. 

GM: Dopo Nina viene alla luce Geno e il Gatto fantasio. Entrambi un grande successo. Non li sente figli suoi? Come vive il rapporto con questi personaggi? È un rapporto simbiotico,  contraddittorio? Un rapporto che nasce e cresce solo con l’inchiostro oppure l’accompagnano anche quando non lavora sui suddetti personaggi? 

MW: Nina, Geno, Gatto Fantasio sono miei figli e non mi abbandoneranno mai. Sono nel mio cuore. Vivono di vita propria e io li vedo crescere guardando gli occhi dei miei lettori. 

GM: In un’intervista ha detto che lei non si è lasciata cambiare dalla pubblicazione. Che l’unica cosa di diverso è avere a disposizione qualche soldo in più per fare qualche regalino alla sua famiglia. Come può un proiettore puntato in faccia non fare la differenza? Non portare delle modifiche, anche lievi, al proprio modo di vivere e di vedere il mondo? 

MW: Basta non farsi accecare dalle luci del successo. Io non voglio cambiare. Non voglio salire sul palco e gongolarmi. Io amo scrivere: tutto qui. 

GM: Oggi l’editoria è diventato un business. Se dietro a Moony Witcher non ci fosse stata Roberta Rizzo pensa che sarebbe stato possibile pubblicare con una grande casa editrice? Le avrebbero dato comunque retta “solo” per il talento? 

MW: Veramente lo pseudonimo è stata una decisione finale. Ovvero io mi sono presentata come Roberta Rizzo e il testo che avevo dato alla casa editrice era stato approvato. Moony Witcher è nato alla fine, poco prima della pubblicazione. Penso che non ci sarebbe stata alcuna differenza se avessi lasciato inalterato il mio vero nome. 

GM: Tra i personaggi che ha creato quale le assomiglia di più? A chi è più affezionato? Crearli le ha dato la sensazione di aver lasciato una piccola traccia di eternità oppure è solo il suo modo per dire che lei c’è a questo mondo e sa esserci in modo diverso dagli altri? 

MW: Non ho una preferenza, sono tutti miei figli. E ognuno ha delle caratteristiche uniche. Non ho nessuna pretesa di lasciare segni eterni. In ogni caso saranno e sono i lettori a decidere se i miei personaggi meritano di essere ricordati e tramandati.  

GM: Quanto è importante avere una famiglia alle spalle per poter realizzare un sogno? Lei ha dichiarato che suo marito è stata la spinta, perché non era abbastanza coraggiosa per provare? Aveva il timore di mostrare agli altri una parte di lei privata e “segreta” a molti? 

MW: L’amore mi ha dato la spinta di creare. Prima di incontrare mio marito non avevo nessuna intenzione di scrivere libri. Di tanto in tanto creavo favole e storie, ma le lasciavo nel cassetto o le facevo leggere alle amiche. Poi, quando ho incontrato Vincenzo e ho conosciuto i suoi due figli è scoppiato un vulcano dentro di me. Ho avuto l’energia e la passione di scrivere grazie a loro. 

GM: Un romanzo fantasy per adulti è in gestazione. Un romanzo di narrativa è nel cassetto. Quali sorprese ci riserva Moony Witcher? Si firmerà mai con il suo vero nome? 

MW: Sto scrivendo una nuova saga fantasy per adolescenti. Ho in serbo un romanzo per adulti e tante altre cose. Spero che la vita mi conceda di avere il tempo necessario per realizzare questi progetti. 

GM: Attraverso i suoi libri i bambini imparano la geografia, la matematica, la storia, la filosofia. È il suo modo per aiutare i bambini ad approcciarsi alla conoscenza attraverso il gioco e l’empirico? 

MW: Sì, esatto. È anche un mondo per affrontare la realtà del cambiamento: passare dall’infanzia all’adolescenza ci vuole forza ed energia. Ci vuole la consapevolezza dell’esistenza. 

GM: Sarà ricordata nei secoli per essere la mamma di Nina. Cosa augura alla sua creatura alchimista? Il vostro destino è legato a doppio filo? 

MW: Nina ha vita propria. Spero sappia fare amicizia con i bambini del futuro. Io passo in secondo piano, quello che conta è ciò che scrivo e non chi sono. 

GM: “Peter Pan” di J.M. Barry, “Alice nel paese delle meraviglie” di L. Carroll, “La storia infinita” di  M. Ende. Tutti romanzi fantasy divenuti dei classici considerati degni di nota dai grandi critici. In Italia il fantasy è considerato genere di serie b. Crede che un giorno questa condizione di disparità verrà azzerata? Per di più molti giovani lettori considerano fantasy  solo le storie intrise da elfi e nani, crede che i lettori  siano stati confusi  da “Il Signore degli anelli” di Tolkien? 

MW: Tolkien è il più grande scrittore fantasy. Creare un mondo è partorire milioni di idee.  Ai critici che snobbano il fantasy dico solo che mi spiace per loro. Non sanno ciò che perdono. Non sanno!  D’altra parte io me ne infischio grandemente di quei critici che restano ammuffiti sulle loro sedie antiche. Io rispondo solo ai lettori, sono loro a decidere se ciò che scrivo è degno. 

GM: Questa è una domanda rivolta alla giornalista: L’Abruzzo uno squarcio nel cuore degli italiani. Il suo sito (http://www.sestaluna.eu/) ne ha parlato tanto.  Secondo lei è stata  davvero una  tragedia annunciata?   

MW: Sì, come tante altre tragedie annunciate che l’Italia vive troppo spesso. Eppure ogni volta ci si indigna, si piange, si fa ricorso alla solidarietà. E poi? Poi si ricomincia.

 

 

 

 

Nelle immagini Moony Witcher e la copertina di uno dei suoi libri.
Ultimo aggiornamento ( domenica 03 maggio 2009 )