Remo Bassini: l'intervista.
Scritto da Elys   
giovedì 12 febbraio 2009

quadernoGoodMorning: Quando nasce Remo Bassini scrittore? 

Remo Bassini: Una sera, quando ormai ero rassegnato a non diventarlo. Una sera ho preso un bloc notes in mano e mi sono detto: Raccontami una storia. È bastata questa frase: ho iniziato a scrivere allontanandomi dal mio ombelico. Ero io che scrivevo, e allo stesso tempo non ero io. 

GM: Hai studiato lettere a Torino e contemporaneamente lavorato in fabbrica come operaio. È stato difficile portare avanti entrambe le cose? 

RB: Ero una molla, quando mi svegliavo al mattino. Non vedevo l'ora di andare in università (e pensa che alle superiori ero una chiavica, sempre rimandato) e quando poi lavoravo in fabbrica, facevo sempre il turno fisso dalle 14 alle 22, ripensavo, anzi, ripassavo le lezioni del mattino. È stata dura abituarsi a dormire quattro ore a notte. E comunque gli studi li ho proseguiti facendo il portiere di notte in un albergo, e di notte in un albergo è come se le storie – ma quelle vere – piovessero, e tante altre cose, per esempio piazzare piattelli in un tiro a segno, pulire cantine, correggere bozze...  

GM: Com'è nato il tuo primo libro, "Il quaderno delle voci rubate"? 

RB: Quella famosa sera, la stessa: il primo capitolo venne dopo che dissi a me stesso di raccontarmi una storia, di stupirmi insomma.  

GM: Raccontaci brevemente cos'hai provato nel ricevere il "sì" dall'editore La Sesia. 

RB: Il primo pensiero fu: quando mi leggeranno mi sentirò come nudo. Il secondo fu: però son contento. Il terzo fu: è comunque un libro che conosceranno in pochi. La Sesia infatti lo distribuì nel Piemonte orientale. Diciamo che il Sì, o riconoscimento in ambito editoriale, è stato il secondo libro, Dicono di Clelia. Lo inviai a Mursia e loro dopo quindici giorni mi telefonarono. Successe una cosa carina, quel giorno. Insieme all'interessamento di Mursia mi arrivò una mail di una casa editrice, la solita mail. Abbiamo apprezzato il suo romanzo che però non rientra nei nostri piani editoriali. Fui felice di poter rispondere, Grazie della risposta, ma proprio oggi un altro editore mi ha scritto che invece rientro nei suoi piani editoriali.  

GM: Il terzo libro, "Lo scommettitore", è nato, se non sbagliamo, molto di pancia. L'hai scritto rapidamente temendo di far scivolare via la storia e poi l'hai rivisto e corretto con maggiore calma. Questo modo d'approcciarti alle storie l'hai conservato anche in seguito oppure è cambiato?     

RB: Ogni libro ha la sua storia, i suoi tempi. Io solitamente impiego due mesi a scrivere e sei a riscrivere. Però intendiamoci: due mesi di scrittura per me significa scrivere tutte le notti dalle ventitré alle cinque, bevendo caffè e fumando come un turco, e pensando quasi sempre al libro. Per esempio: in quei due mesi cerco di non guidare: ché pensando al libro o sbaglio strada o non penso che il semaforo è rosso.  

GM: La tua ispirazione da dove nasce? 

RB: Dai miei occhi. Io non credo nel talento, non credo che si nasca scrittori. I nostri occhi però, improvvisamente, possono cominciare a vedere le cose in modo diverso, e raccontarle.  

GM: Dal tuo punto di vista, come si distingue un buon libro da un cattivo libro e dunque una buona scrittura da una cattiva scrittura?     

RB: È  sempre difficile e, diciamolo, poco giusto sparare sentenze. Se a me un libro non piace non significa che questo libro sia una porcheria. Io dico sempre che un libro è un incontro: a volte piacevole a volte no. Ma tante volte invece di giudicare un libro dovremmo prima giudicare noi stessi.    

GM: Si sente spesso parlare di scrittori di serie A e scrittori di serie B. Si può veramente fare una simile distinzione tra gli autori? E se esiste davvero, quali sono le caratteristiche che fanno uno scrittore di serie A? 

RB: Lo scrittore di serie A è quello sincero, onesto, che racconta una storia che sente. Lo scrittore disonesto è quello che pensa al mercato, o ad arruffianarsi qualcuno frequentando o corsi di scrittura creativa o presentazioni.    

GM: La letteratura oggi e la letteratura ieri, in Italia naturalmente. Pregi e difetti. clelia

RB: Sai, io penso che a questa domanda nessun D'orrico o critico può rispondere. Escono troppi libri, mi pare centosettanta al giorno. Magari ci sono cose buone, ma sfuggono.Si fa fatica a leggere tutto, io per esempio Gianni Celati, che è un grande scrittore di racconti (di cui in rete peraltro non si parla) l'ho scoperto da poco.La letteratura di ieri, guarda, per me ha solo questo significato: Fenoglio, Pontiggia e Pratolini restano, tra gli autori italiani, dei miei punti di riferimento. Leggendoli imparo. Senza dimenticare Calvino, che a me non è che piaccia molto ma quando lo leggo mi inchino: nessuno, a mio avviso, è bravo come lui nel dosare aggettivi e virgole, così da fare in modo che la pagina non sia solo scorrevole, ma un'opera d'arte. 

GM: Qual è il tuo rapporto con la critica? Come reagisci di solito davanti ad un giudizio negativo? 

RB:  Sincero sincero? Un giudizio negativo ti rovina la giornata e anche quella dopo e quella dopo ancora. Capita l'esatto contrario quando un tuo libro vende (e a me è successo con La donna che parlava con i morti). Però un paio di volte ho fatto i complimenti ad alcuni che mi hanno stroncato: perché ho capito il loro punto di vista. In ogni caso fino a oggi ho avuto fortuna: su riviste e giornali solo recensioni positive. 

GM: Parliamo un po' della tua scrittura. Anche qui vogliamo sapere pregi e difetti. 

RB: Un pregio che è anche un difetto: tendo a privilegiare il ritmo. Semmai ho, diciamo, un problema. La punteggiatura. Io non la uso seguendo le regole, io la uso seguendo, appunto, il ritmo. Certo, le virgole a capocchia non vanno mai messe, ma, cerco di spiegarmi meglio ora, una virgola in meno io a volte la metto per velocizzare la lettura. È un mio messaggio: al lettore. 

GM: Se ti fosse data la possibilità d'impossessarti di qualità altrui (a livello artistico) da chi andresti a prenderle e perché. 

RB: Avrei cento nomi, ma nessun contemporaneo. 

GM: Quando una tua opera vede per la prima volta la luce e affronta il pubblico, qual è la tua paura più grande? Che pensieri ti attraversano? 

RB: La paura più grande è, con tutta franchezza, qualcosa che si verifica assai spesso, oggi, soprattutto in Italia. E cioè che il tuo libro non lo legga nessuno. Col passare del tempo aumentano i libri che escono ma i lettori son sempre quelli e quindi, calcolatrice alla mano, chi viene pubblicato vende sempre di meno (anche perché un libro sta in libreria tre, quattro mesi se va bene, e poi è carta da macero). Insomma, tanti pubblicano e si bruciano, vendendo poche decine di copie. Era meglio prima: quando sognavano di diventare scrittori. 

GM: Pensando ai tuoi libri e ai tuoi personaggi, ce n'è uno a cui sei particolarmente affezionato, che ti rispecchia di più e un altro invece che ti sta decisamente antipatico? 

RB: Il maresciallo Manfredi di Dicono di Clelia e Anna Antichi, la protagonista de La donna che parlava con i morti, sono i personaggi che più ho amato. Ho prestato loro dei miei pensieri, ma non mi somigliano (e non si somigliano). Di antipatici ne ho tratteggiati tanti, ed è la cosa più facile: basta guardarsi intorno. 

scommettitoreGM: Hai un sogno nel cassetto da realizzare? 

RB: Continuare a scrivere. Magari con la Newton Compton, magari con un editore, anche più piccolo. Continuare a scrivere, per me, significa avere delle storie da raccontare e, sempre per me, avere delle storie da raccontare significa sentirmi vivo. 

GM: Cosa ti aspetti dal tuo nuovo libro, Bastardo posto, in uscita a marzo 2009? 

RB: Prevedo che sarà un libro senza vie di mezzo. Ci sarà chi dirà che è un gran bel libro e ci sarà chi dirà che è una solenne porcheria. Del resto lo sapevo: fin dalla prima pagina che ho scritto. 

GM: Quando scrivi rispetti un rito particolare? Non so vuoi silenzio, ascolti musica, crei di notte? 

RB: Scrivo solo di notte, bevendo caffè, fumando sigari con le interruzioni del gatto che, ogni tanto, salta sulla tastiera del pc. Devo sentirmi, diciamo, a mio agio. Ti faccio due esempi. Non devo essere perseguitato da preoccupazioni quotidiane; e devo avere i capelli lavati. Farà ridere, lo so, ma io senza sigari, senza caffè, senza gatto e senza capelli lavati a scrivere non ci riuscirei. 

GM: Hai un consiglio da dare a coloro che vogliono intraprendere la difficile strada della scrittura? 

RB: Oltre a leggere e scrivere ogni giorno almeno un po' di righe per mantenersi allenati, oltre a cercare di leggere la vita, e per vita intendo la vita vera, per strada, al bar, al supermercato, in pizzeria, in ospedale e non la televisione o la rete o i soliti libri, ecco io credo sia importante selezionare i consigli. Perché l'editoria è un po' come il calcio e la politica: tutti sanno tutto. E invece quelli che ti sanno dare consigli e dritte giuste son pochi. Ecco, occorre cercare le poche, ma giuste voci.

Le immagini sono le copertine dei libri di Remo Bassini.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 13 febbraio 2009 )